domenica 31 luglio 2016
a volte ritornano
Mi sembra passato un secolo dall'ultima volta che ho scritto sul mio blog.
Certo quello che è accaduto nel frattempo, e sta ancora accadendo, ha ritmi vertiginosi, tanto che risulta difficile focalizzarsi su un evento, un argomento. Ho la sensazione che la nostra attualità non lasci più alla Storia il tempo di sedimentare.
Gli attentati dei tagliagole e dei loro emuli più o meno balordi sono aumentati; di pari passo cresce l'intolleranza e la paura dell'occidente, e il pericolo che altri paesi d'Europa, sotto la spinta di una immigrazione disperata e potente, seguano il nefasto esempio dell'Inghilterra, disgregando le forze e, in sostanza, decretando il successo politico dei terroristi.
Intanto, in America, concorre alla presidenza Donald Trump, in Turchia Erdogan approfitta di un colpo di stato, che sembra capitato curiosamente a fagiolo, per varare liste di proscrizione che danno l'idea di essere pronte da un pezzo, utili a costituire il fondamento di un nuovo stato "un po' meno democratico".
Per la Turchia, davvero mi piange il cuore; non più tardi di quattro o cinque anni fa, di ritorno da un viaggio a Instanbul, ero rimasto affascinato dalla città e dai suoi abitanti, dalle ragazze in minigonna accanto a quelle con il burka, dai locali in cui non si serviva alcool vicini ai bar dove si preparavano i cocktail, dalla convivenza pacifica di etnie e religioni e costumi.
Tutto scomparso nel volgere di pochissimo tempo, sotto la spinta della stessa onda che percorre il mondo intero e non ci lascia più alcuna certezza a cui afferrarci per galleggiare più o meno tranquillamente, come abbiamo fatto fino a poche decine di anni fa.
Di sicuro il mondo sta attraversando cambiamenti impensabili fino a qualche tempo fa, di sicuro ci vengono presentati conti fin troppo salati per gli sbagli commessi nel recente passato, di sicuro nessuno può obbligarci a rinunciare al pensiero e alla libertà.
Sembra persino stupido per quanto è scontato, ma credo che da lì si debba partire: dal pensiero e dalla sua umana peculiarità, trasversale a razze e religioni, e dalla libertà, quella che prevede più pluralismo rispetto e tolleranza, che integrazione.
L'applicazione pratica di questi concetti può suggerire le scelte giuste più dei muri, dei fili spinati, delle guerre.
L'onda, prima o poi, passerà; si lascerà dietro morte e distruzione, può darsi perfino che si porti via la spiaggia, ma passerà, e quelli rimasti in piedi dovranno essere pronti a ricostruire.
sabato 27 febbraio 2016
La legge è uguale per chi?
Ho letto, qualche giorno fa, due articoli pubblicati contemporaneamente su un sito che hanno generato un penoso cortocircuito: uno era dedicato all'arresto di un ottantenne, accusato di offesa a pubblico ufficiale per aver reagito a un multa, a sua opinione, ingiusta; l'altro raccontava dell'assoluzione di Aurelio De Laurentiis da accuse analoghe, "perché il fatto non sussiste", in relazione a una sua scomposta e plateale reazione alla negazione di un "trattamento di favore" all'aeroporto di Capodichino.
Nell'occasione, un poliziotto riportò lesioni guaribili in cinque giorni.
Ora, per carità, i giornali spesso travisano e a volte mentono, ma la verità processuale fa emergere accuse analoghe per i due imputati, salvo la mancanza di provocate lesioni a carico di Emanuele Rubino, l'ottantenne gravemente malato, condannato a 17 giorni di prigione per aver violato il provvedimento di libertà vigilata originato dalla multa.
E le accuse a De Laurentiis sono sostenute dai sindacati di polizia che un minimo di attendibilità lo dovranno pure avere.
Personalmente ritengo addirittura che Rubino abbia delle attenuanti e De Laurentiis numerose aggravanti, a partire dalla fedeltà all'odiosa setta dei "leinonsachisonoio".
La morale di questa storia è che io sono sicuramente un pessimo giudice, ma mi piacerebbe che qualcuno fosse in grado di spiegarmi come funziona questa giustizia.
domenica 31 gennaio 2016
Family gay
Forse ho già scritto qualcosa del genere, ma, dati gli ultimi sviluppi della polemica intorno alla legge Cirinnà, sento il bisogno di ripetermi.
Intanto, mi sono convinto che sia meglio sgomberare il campo da ogni ipocrisia e comincio con la più piccola: le unioni civili servono alle coppie dello stesso sesso, le coppie eterosessuali, se vogliono essere riconosciute e tutelate giuridicamente hanno a disposizione matrimonio religioso e matrimonio civile, non vedo quindi la necessità di offrire loro la ridondanza di un altra forma di unione istituzionalizzata, né capisco quale possa essere la grande lesione dei loro diritti, vista la loro libera scelta di sposarsi o no.
Profondamente diversa è la situazione delle coppie "omo" o "arcobaleno" o comunque le si voglia chiamare, quelle formate da due esseri umani, non necessariamente di sesso opposto.
Loro non hanno accesso ai diritti sanciti da un matrimonio e quindi, posto che, per me, la famiglia è dovunque si vuole che sia con amore e rispetto e solidarietà, hanno assolutamente bisogno di accedere a diritti e doveri paritetici a quelli delle coppie sposate.
E se trovo, tutto sommato, accettabile, la posizione della chiesa, che si sistemerà la questione con i propri fedeli e con la propria coscienza collettiva, trovo insostenibile la posizione conservatrice di uno stato laico che dovrebbe essere libero da qualsiasi condizionamento di carattere religioso.
Passiamo alle grandi ipocrisie, adesso.
A parte la più grossa di tutte, quella solita, che ci porta a ridurre una questione politica e sociale di grande respiro a una squallida battaglietta partitica, a parte che aumentare l'accesso a un diritto non trascina automaticamente alla sua obbligatoria fruizione, né a portare via diritti a quelli che già li hanno, è mai possibile che parecchi dei nostri politici difendano a spada tratta un tipo di famiglia che non esiste nemmeno più come monopolio, che magari nemmeno loro praticano; e che lo facciano solo in un'occasione come questa, infischiandosene, per esempio, delle famiglie, perfino eterosessuali, dei lavoratori, di quelle dei disabili, di quelle dei poveri, dei rifugiati, in ogni altra occasione?
Altra bufala colossale del family day è quella che ho sentito risuonare come un tamburo: "i bambini vanno difesi. No alle adozioni per famiglie gay anche quando uno dei due è genitore biologico"
Intanto,a proposito di ipocrisie, ditemi quali bambini vanno difesi, perché anche su questa affermazione, la cronaca quotidiana illustra diverse correnti di pensiero, poi sarà bene che si sappia che la proposta di legge prevede che, in caso di richiesta di adozione del figlio del compagno/compagna, (possibilità peraltro già esistente per le coppie etero), il tribunale dei minori, prima di concedere parere favorevole, valuti l'impatto del provvedimento sul bambino, e quindi sia obbligato proprio a difendere per primi gli interessi del piccolo.
E allora di che cosa stiamo parlando?
Io, per esempio, in questo panorama di infanzia negata, violata, recisa, magari da genitori etero in pieno diritto di esercizio delle loro funzioni, trovo addirittura che sarebbe meglio dare un figlio, rifiutato o orfano, a due uomini o due donne che non hanno con lui alcun legame biologico, ma lo desiderano davvero, piuttosto che farlo crescere nella violenza, nella solitudine o nell'abbandono.
Viva il family gay
martedì 5 gennaio 2016
la triade
Dini, Amato, Fornero.
Che cosa hanno in comune?
Già, sono gli autori di tre riforme delle pensioni che hanno sottratto diritti ai lavoratori, ai pensionandi e ai pensionati.
Certo, si dice che abbiano messo mano a un sistema che, nei momenti presi in esame, rischiava di collassare, in parte anche per festose gestioni Mastrapasquali o a esse assimilabili..
In ogni caso, le riforme della triade hanno fronteggiato un'emergenza (perenne) e, immagino, siano state affrontate con la consapevolezza dolorosa della necessità di infliggere un rimedio poco migliore del male a molte persone che già non potevano permettersi di condurre una vita serena.
I tre personaggi hanno anche qualcosa d'altro in comune: sono tutti anziani e molto benestanti, anche in forza del loro cospicuo vitalizio.
Oggi ho colto un paio di risposte del vecchio e ricco Lamberto sulle riforme proposte dall'attuale presidente INPS, Boeri, che, forse in controtendenza rispetto al suo predecessore più interessato ai propri accumuli che a quelli dell'ente, si è permesso di proporre, per far fronte alla solita emergenza che stavolta riguarda anche una pletora di lavoratori lasciati senza pensione e senza stipendio dalla lacrimosa Elsa, la contrazione di pensioni e vitalizi eccessivamente cospicui, tra i quali spiccano quelli dei nostri tre riformatori.
Dini, in sostanza, ha mandato a dire a Boeri di farsi i fatti suoi (cosa che, forse per la prima volta sta facendo un presidente INPS occupandosi di pensioni) e ha aggiunto che lui non l'avrebbe mai scelto per quel ruolo (ma va?).
Mi pare di ricordare che la posizione del Dottor Sottile, titolare di pensione tutt'altro che sottile, sia poco differente.
Della Fornero ignoro il parere sull'argomento specifico, ma non l'ho sentita esprimere dichiarazioni di appoggio alla proposta Boeri altrettanto accorate come quelle in difesa della sua "fabbrica degli esodati."
La triade riformatrice, quindi, in un contesto di crisi, ha gettato a mare i diritti di milioni di persone, spesso aggravando condizioni economiche già precarie; ma qualora una possibile riforma, in risposta a una crisi analoga, proponesse di intervenire sulle loro condizioni economiche di assoluto privilegio, non esiterebbe a scegliere di gettare a mare il riformatore.
Da ciò consegue che lo spirito riformatore che anima i nostri tre moschettieri attinge al principio del -Perbacco! C'è un limite a tutto!- ossia: i poveri possono diventare illimitatamente poveri, ma i ricchi non possono mai diventare meno ricchi, specie quando sono riformisti.
sabato 21 novembre 2015
Parigi- Europa
Ho aspettato un po' per raccogliere le idee.
Ne ho sentite tali e tante su questa banda di assassini che vorrei evitare retorica e impulsività dettati dall'orrore.
Vorrei poter fare qualcosa per contribuire a rendere migliore il nostro mondo, per la parte molto subatomica che mi compete.
E provo a mettere giù alcune riflessioni sparse.
La prima è che nessuno di noi è al sicuro, perché chi aspira alla morte, propria e altrui, sarà sempre facilitato in una sfida all'ultimo sangue; da ciò mi pare consegua che la strada della violenza, forse indispensabile a una difesa nell'immediato, non può essere una strategia vincente a lungo termine, come hanno abbondantemente dimostrato gli interventi occidentali in Iraq, Libia, Pakistan, Afghanistan eccetera, nonché l'abbandono colpevole di molti stati africani a un destino di atroci conflitti.
Io nutro dubbi sul possibile recupero al dialogo di chi ha dimostrato di saper uccidere, in maniera più o meno efferata, decine di persone innocenti, e temo che saremo costretti per un po' di tempo a esercitare il diritto alla legittima difesa, anche perché costoro sembrano esseri alieni rispetto a noi e al nostro modo di pensare. D'altra parte, riflettendo sulle motivazioni di questi strumenti di morte e sui loro capi, non riesco a concepire che una mente non patologicamente deviata consideri davvero realizzabile l'ipotesi che tutto il mondo possa essere riportato indietro di secoli e che paesi in possesso di una tradizione di libertà e democrazia, stabilizzata nella cultura, possano essere governati da una dittatura spietata più o meno religiosa.
E allora l'alternativa è quella di un disegno diverso, condotto da burattinai che tengono in mano i soliti fili: denaro, armi, potere.
E alcuni di questi fili sono addirittura mossi in occidente con la vendita delle armi, il commercio del petrolio e l'utilizzo dei fanatici che combattono guerre non dichiarate per procura.
Mi pare anche che si cerchi, da parte dei terroristi, di farci cadere nella trappola della destabilizzazione, magari spingendo i meno intelligenti o più ingenui di noi a colpevolizzare tutti gli islamici (le vittime più numerose del terrorismo), aumentando così la frattura tra loro e l'occidente, facendo crescere il tasso di disperazione di chi, innocente, si vedrebbe respinto da noi per essere magari accolto da un gruppo di macellai criminali.
Vero è che, al di là dei proclami e delle manifestazioni, un grande aiuto ce lo potrebbero dare i nostri amici musulmani nel momento in cui, come dice Michele Serra, producessero il loro Guido Rossa, denunciassero con coraggio i crimini e i criminali di cui fossero a conoscenza.
Nessuno può pensare che sia facile stroncare il terrorismo dell' IS, soprattutto perché i loro serial killer hanno ampiamente dimostrato di non tenere in alcun conto il rispetto della vita e della cultura; credo tuttavia che la strada giusta per farlo sia la ricerca della composizione dei conflitti in corso, Siria prima di tutti, che dell'aggregazione del sedicente stato islamico è stata ingrediente fondamentale. Solo una vera unità di intenti verso un'onesta politica di pacificazione, da parte dell'Europa e degli altri paesi civilizzati, può sperare di guarire i bubboni che continuano a spargere marciume in tutto il mondo.
Mi pare anche che si cerchi, da parte dei terroristi, di farci cadere nella trappola della destabilizzazione, magari spingendo i meno intelligenti o più ingenui di noi a colpevolizzare tutti gli islamici (le vittime più numerose del terrorismo), aumentando così la frattura tra loro e l'occidente, facendo crescere il tasso di disperazione di chi, innocente, si vedrebbe respinto da noi per essere magari accolto da un gruppo di macellai criminali.
Vero è che, al di là dei proclami e delle manifestazioni, un grande aiuto ce lo potrebbero dare i nostri amici musulmani nel momento in cui, come dice Michele Serra, producessero il loro Guido Rossa, denunciassero con coraggio i crimini e i criminali di cui fossero a conoscenza.
Nessuno può pensare che sia facile stroncare il terrorismo dell' IS, soprattutto perché i loro serial killer hanno ampiamente dimostrato di non tenere in alcun conto il rispetto della vita e della cultura; credo tuttavia che la strada giusta per farlo sia la ricerca della composizione dei conflitti in corso, Siria prima di tutti, che dell'aggregazione del sedicente stato islamico è stata ingrediente fondamentale. Solo una vera unità di intenti verso un'onesta politica di pacificazione, da parte dell'Europa e degli altri paesi civilizzati, può sperare di guarire i bubboni che continuano a spargere marciume in tutto il mondo.
sabato 10 ottobre 2015
exultate, jubilate
Marino se ne è andato.
E' scivolato su una buccia di banana che non avrei mai pensato potesse incontrare sul cammino. La vicenda degli scontrini mi lascia sbigottito, per l'opinione che avevo della persona.
Detto questo, tutto quello che ha fatto di buono, e sottolineo, di buono, è stato avversato da una campagna denigratoria montata contro di lui che non avevo mai visto costruire contro nessun altro.
Per carità, uno che si fa beccare con gli scontrini "sbagliati" in una situazione e in una posizione del genere è più pirla che martire, ma da quando è iniziato il suo mandato e ha cominciato a fare pulizia del marciume ignorato e, ultimamente, attirato dai suoi predecessori, contro di lui si sono scatenati attacchi a palle incatenate, da parte della politica e pure dei media, per una volta uniti nell'individuazione dell'obiettivo.
Marino non ha governato cercando il consenso? Non ha saputo comunicare? Non è simpatico? Vero, probabilmente.
Ma forse il suo modo di operare non poteva essere diverso se si volevano davvero far scappare i sorci che si muovevano nei sotterranei della città.
E allora, dopo la Panda, i Casamonica, le vacanze, il papa, il giubileo, che hanno scatenato assalti ripetuti e non sempre giustificabili nelle motivazioni e nell'intensità, ieri sera ho sentito Chicco Mentina quasi dispiaciuto che l'assessore Sabella, magistrato di reputazione indiscussa, affermasse di essere stato chiamato alla carica da Marino. "Proprio solo da lui?" Ha cercato di insinuare prima di arrendersi, ricevendo in risposta un inconfondibile sì.
Comunque sia, Marino ha fatto la sua stupidaggine e doveva immaginare che non gliene avrebbero perdonata una. Di più: posso anche essere d'accordo sul fatto che il suo comportamento nel caso specifico, qualora accertato, costituisca una colpa abbastanza grave per un amministratore pubblico.
Detto ciò, se penso a chi, in questo momento, potrebbe esultare più di tutti, a chi, uscito dalla porta, potrebbe rientrare dalla finestra, a chi potrebbe prendere il suo posto, peggio, molto peggio mi sento.
lunedì 17 agosto 2015
L'OPPORTUNISTA
Venerdì 4 Settembre alle 18, alla libreria Coop di Porto Antico, a Genova, ci sarà la presentazione de L'OPPORTUNISTA, il mio romanzo appena uscito per WLM EDIZIONI.
Sarò molto contento di incontrare i miei lettori.
Il libro è già disponibile su vari siti web e su quello del distributore: http://www.libroco.it/dl/barlocco-giovanni/wlm/9788897382263/l-opportunista/cw573783059884202.html
Il libro è già disponibile su vari siti web e su quello del distributore: http://www.libroco.it/dl/barlocco-giovanni/wlm/9788897382263/l-opportunista/cw573783059884202.html
mercoledì 5 agosto 2015
L'Opportunista
Evviva!
E' in uscita il mio quinto romanzo: L'OPPORTUNISTA, pubblicato da WLM EDIZIONI http://www.wlmedizioni.altervista.org/joomla/catalogo-libri/16-collana-amando-noir/85-l-opportunista-di-giovanni-barlocco.
Sono, ovviamente, contento. Se lo vorrete leggere potete ordinarlo sul sito dell'editore o in libreria o, prossimamente, nel corso di una presentazione che terrò a Genova.
lunedì 13 luglio 2015
accordo
Dopo questo "accordo" è sempre più difficile avere fiducia nell'Europa.
Intanto: se ancora avessimo dei dubbi, sembra che la Germania decida e gli altri debbano uniformarsi; nella migliore della ipotesi, le Europe sono già due, una dei paesi nordici e una dei paesi sudici o sudditi, del sud, insomma.
Quasi tutti i commentatori e perfino molti economisti hanno rimarcato l'assurdità della durezza delle condizioni imposte alla Grecia e della politica di austerità fin qui perseguita.
Pur con tutte le loro colpe e le loro mancanze, mi immagino quanto si sentano Europeisti i Greci, in questo momento, ma non solo loro. Questa vicenda ha spazzato via la fiducia nell'unione di tutti quelli che pensano di correre, un giorno o l'altro, il rischio di avere bisogno di solidarietà.
E' un fatto innegabile che la Germania (e alcuni suoi esponenti politici) mal sopporti il governo di sinistra della Grecia e che stia facendo il possibile per eliminare ogni possibile focolaio di dissenso rispetto alla politica europea utile soprattutto ai Tedeschi.
Da adesso in poi, sappiamo tutti che l'Europa con le nazioni meno forti economicamente,(magari solo perché, a turno, più colpite dalla speculazione o dai giudizi negativi delle società di rating), è più matrigna che madre, più punitrice che solidale e, soprattutto, che l'unione non è irreversibile.
E la conoscenza di questa tendenza non può lasciare nessun paese davvero tranquillo.
E tutto ciò a seguito di un'intransigenza che ha portato e porta con sé svantaggi per tutti; alla lunga, perfino per chi l'ha fortemente voluta e messa in pratica.
E la conoscenza di questa tendenza non può lasciare nessun paese davvero tranquillo.
E tutto ciò a seguito di un'intransigenza che ha portato e porta con sé svantaggi per tutti; alla lunga, perfino per chi l'ha fortemente voluta e messa in pratica.
Se l'Europa politica ha ancora un senso, almeno come traguardo a cui tendere, al di là dei calcoli finanziari che hanno prodotto la moneta unica, sarebbe bene che molti paesi si svegliassero e, davvero uniti, obbligassero gli egoisti arroganti a prendere maggiore coscienza del significato dell'Unione, prima che sia troppo tardi, prima che sparisca definitivamente dalle menti e dai cuori anche questo imperfetto inizio di Europa.
lunedì 6 luglio 2015
europa unita?
Sono sempre stato convinto della bontà della strategia dell'unione delle forze, del gioco di squadra, però, da parecchio tempo, nutro seri dubbi sul fatto che la politica europea sostenga gli stessi valori.
La Grecia è solo l'ultimo degli esempi.
Diamo pure per scontato che molte delle accuse che le rivolgono Junker e soci siano giuste: i conti truccati per entrare in Europa, le riforme di là da venire, l'evasione (buono, Junker che stigmatizza l'evasione altrui, quando in Lussemburgo la agevolava), la corruzione.
Al netto di tutto questo, però, il problema rappresentato dalla Grecia era piccolo, all'inizio, ed è diventato sempre più grande con il proseguire degli irrigidimenti dei paesi ricchi.
Io non discuto nemmeno sulle colpe, (e la troika ne ha tante!) ma non c'è un motivo al mondo per lasciare quel Paese nella disperazione.
Non esiste che si perda la Grecia dal punto di vista storico, la parola democrazia è nata lì; non esiste che la si perda dal punto di vista sociale, non sono i bambini e i vecchi né, più genericamente, le fasce più deboli della società a dover pagare il prezzo di politiche sconsiderate e della mancanza di solidarietà europea; non esiste che si abbandoni la Grecia dal punto di vista della sicurezza: anche senza contare Alba Dorata, le meravigliose isole Greche, a un passo dalla Turchia, rischiano di diventare un altro "ventre molle" da cui potrebbero passare germi pericolosissimi per il mondo intero, che attecchiscono sempre dove c'è disperazione.
Tra l'altro, sono cinque anni che le ricette della troika spremono il limone greco; non hanno ottenuto risultati, e forse non c'è rimasto altro da spremere.
Tra l'altro, sono cinque anni che le ricette della troika spremono il limone greco; non hanno ottenuto risultati, e forse non c'è rimasto altro da spremere.
Insomma, non c'è una ragione al mondo che non sia l'interesse finanziario dei ricchi, cinico, puro e semplice, che tanti danni ha già fatto e sta facendo nel mondo, per affamare un popolo europeo che si potrebbe e dovrebbe salvare.
Io sono sempre stato europeista, ma la mia Europa è un'altra, è un'unione politica di Stati che collaborano per l'interesse comune dei Popoli.
Questa Europa del capitale e della finanza, fino ad ora, ha fallito in politica estera, ha fallito con i migranti, ha fallito con la Grecia.
Io resto dell'idea che l'Europa debba essere il nostro condominio, ma forse dovremmo cominciare a liberarci di amministratori troppo interessati ad accrescere il proprio potere e i privilegi dei privilegiati.
domenica 7 giugno 2015
l'arte della sconfitta
Siamo una regione governata dal Faccione.
La Liguria rossa è stata consegnata nelle mani della destra e questo fatto per me ha dell'incredibile.
Penso ai partigiani, al porto, al governo Tambroni, alle manifestazioni operaie, a Guido Rossa e mi vengono i brividi al pensiero che una banda di incapaci, nella migliore delle ipotesi, abbia bruciato in pochi anni tutto questo bagaglio culturale.
Io non so quanta colpa abbia Renzi di tutto questo, lui che solitamente mi piace di più quando parla che quando agisce, ma che ha almeno il merito di alcune azioni concrete, tra le quali ricordo la nomina di Cantone, la leggi anticorruzione e falso in bilancio, la nomina di Boeri; quello che so è che, in Liguria, Paita era il candidato sbagliato fin dalle primarie dove la forte astensione poteva far presagire quel che è successo dopo; quello che so è che non capisco nemmeno la scelta di Cofferati che, se si fosse presentato, forse avrebbe costituito per molti elettori di sinistra una scelta alternativa capace di opporsi a un candidato che neanche conosce i confini della regione che dovrebbe governare.
Ora il PD tuona contro Pastorino, che è un falso problema. Io, per esempio, Pastorino l'ho votato (poco convinto) ma Paita non l'avrei votata comunque.
In realtà temo che calcoli e regolamenti di conti siano passati sopra ai veri interessi delle persone, come è sempre accaduto nella politica italiana e come accade sempre più spesso nel PD.
Si è pensato, evidentemente, che la forza del passato della sinistra di questa regione fosse sufficiente a far eleggere anche un qualsiasi Re Travicello.
La lezione dell'elezione del sindaco Doria non ha insegnato nulla ai quadri di partito.
Ma questa volta è andata peggio, perché l'avversario era un signor nessuno, sostenuto da una coalizione becera e disorganizzata.
Adesso la Liguria è governata dalla destra. Speriamo che, per la prossima volta, una sinistra seria sia in grado di esprimere un vero rappresentante, e che non sia troppo tardi.
domenica 10 maggio 2015
il pranzo è servito
Mi piace mangiare bene.
E, purtroppo, anche abbondantemente.
Ho letto, ieri sera, un aforisma attribuito a quel genio di Oscar Wilde:" A tavola perdonerei chiunque. Anche i miei parenti."
Pur non spingendomi altrettanto avanti sulla via del perdono, condivido l'intenzione.
Il cibo, quindi, la tavola condivisa sono per me fonte di soddisfazione e relax.
Per questo non sopporto più l'importanza e l'attenzione assegnata ai "grandi cibi" e, soprattutto, ai "grandi chef" che conducono trasmissioni e cucine farcite di adrenalina e stress, ingredienti apparentemente indispensabili alla riuscita di artistiche "creazioni".
Ma se Cracco è un artista, Michelangelo che cosa era?
Per questo non sopporto più l'importanza e l'attenzione assegnata ai "grandi cibi" e, soprattutto, ai "grandi chef" che conducono trasmissioni e cucine farcite di adrenalina e stress, ingredienti apparentemente indispensabili alla riuscita di artistiche "creazioni".
Ma se Cracco è un artista, Michelangelo che cosa era?
Tra l'altro tutto questo fumo sparso a piene mani, anche in mancanza di arrosto, su programmi televisivi così di moda, non può che nuocere a un rapporto vero e sano con il cibo stesso e con la convivialità.
Tralascio gli sputtanamenti remunerati di chi magari cerca il pelo nell'uovo dell'uccello del Paradiso allevato in salsa tartara per poi fare la pubblicità alle patatine fritte, ma insomma, il cibo è cibo e i cuochi sono i cuochi.
Una bottiglia di vino, per essere bevuta e goduta non dovrebbe costare più di cinquanta euro; oltre, diventa uno status symbol; lo stesso concetto è applicabile a una carbonara, anche se il guanciale è quello dell'unico maiale cresciuto con affetto materno dalla nonna del proprietario del ristorante, e disposto artisticamente, in punta dello spaghetto centrale di un ristretto gruppo di tre, dallo chef-designer di turno.
A proposito, come la mettiamo con il dibattito dell'expo su come sfamare il mondo, se la preparazione del cibo assomiglia sempre più a uno snobistico rituale di élite?
venerdì 24 aprile 2015
affondiamoli a casa loro
Sembra che la UE si stia orientando verso la strategia Salvini; o meglio, data la sconvenienza (probabilmente in senso strategico-economico) della proposta sul blocco navale, immediatamente rivelatasi come una castroneria, per un'infinità di motivi ampiamente sviscerati, pare che ci si diriga verso la soluzione dell'affondamento dei barconi, perfino prima che siano riempiti di disperati.
Questa dovrebbe essere dunque la messa in pratica del mantra: "aiutiamoli a casa loro" .
Ora, a parte una serie di quesiti di ordine pratico, per esempio: come li affondiamo? Con missili intelligenti guidati dai droni, che non sempre dimostrano precisione chirurgica?
Attaccando i porti della Libia e quindi entrando in guerra? Certi di poter distinguere con sicurezza le barche dei pescatori da quelle dei trafficanti di uomini? E per quanto dovremo impegnarci in questi attacchi a una flotta macabra e sfuggente? E, appena smetteremo, siamo sicuri che i viaggi della disperazione non ricominceranno?
A parte tutto ciò e altro, resta la questione principale: alla UE basta che i disperati vadano a morire un po' più in là?
Perché lo capisce anche un bambino che i viaggi intrapresi dai migranti sono quelli di chi non ha un'alternativa, altrimenti chi glielo farebbe fare di rischiare fame, sete, botte, stupri, e morte?
E allora, togliendo loro anche la speranza di coronare il sogno legittimo di una vita appena normale, perfino giocandosi la propria sopravvivenza, li condanneremo semplicemente a morire senza speranza, un po' più lontano dai nostri occhi.
E non ci vuole davvero un genio a comprendere la profonda ingiustizia che rende spregevoli tutti coloro che si fanno forti e arroganti in nome soltanto di un immeritato privilegio geografico.
E non ci vuole davvero un genio a comprendere la profonda ingiustizia che rende spregevoli tutti coloro che si fanno forti e arroganti in nome soltanto di un immeritato privilegio geografico.
Io credo che l'unico modo di affrontare il problema, nell'emergenza, sia quello di condividere tra i vari Stati quote di migranti, impegnandosi politicamente, nel frattempo, a far sì che i Paesi di partenza forniscano maggiori garanzie di sicurezza ai loro cittadini.
Credo che questo debba essere l'approccio di una società civile a questa catastrofe umanitaria, che non ci vede esenti da colpe.
domenica 19 aprile 2015
I giorni degli sciacalli
Altri settecento morti noti (per ora) nel Mediterraneo, che vanno ad aggiungersi al gigantesco cimitero in cui si è ormai trasformato il nostro mare.
L'Italia è geograficamente in prima fila tra il pubblico di questa immensa tragedia, meno responsabile di altri; se i dati riferiti dai media sono esatti, a quanto pare, le missioni a nostro carico e da noi gestite hanno sortito effetti meno disastrosi di quelle affidate all'Europa.
Nonostante ciò, a Salvini, alla Santanché, e a molti loro sodali non pare vero di avere l'occasione per sbavare ancora un po' di vergogna sul nostro Paese, attribuendo, nella maniera più meschina possibile, colpe ai propri avversari politici, sfruttando gli ultimi respiri di uomini, donne, bambini affogati. per ottenere un altro po' di becero consenso.
Non ci vuole molto a capire che quello dei migranti è un problema la cui soluzione va cercata a livello sovranazionale, almeno europeo, se non mondiale; ma, chissà perché, l'Europa sempre pronta a intervenire per dettare regole finanziarie, che salvaguardino soprattutto gli interessi di un occidente opulento, non ha la stessa forza e decisione nell'imporre politiche che salvaguardino vite umane povere o disperate.
Ci vorrebbe almeno la pietà bastante a capire che, su questi temi, è necessario fare fronte comune per imporre una visione dignitosa e incruenta della politica.
L'Italia tutta, la Germania tutta, la Francia tutta e, via via, ogni paese civile che compone l'Unione Europea dovrebbe fare il possibile perché questa parola "Unione" non fosse svuotata completamente del suo significato e portasse finalmente un fronte unico e civile all'attenzione del mondo.
In questo modo dovremmo affrontare i problemi della Grecia, del terrorismo, della crisi. Su questi temi ogni singolo Paese dovrebbe essere unito al suo interno, per rafforzare davvero un fronte comune in grado di produrre condizioni di vita migliori per tutti.
Questa sarebbe forse l'unica politica possibile per provare a risolvere problemi di portata enorme, ma la svolta verso una solidarietà intelligente deve essere compiuta in fretta.
Temo tuttavia che persone come Salvini, Santanché e simili, di tutto ciò che è solidale e intelligente resteranno sempre all'opposizione, con la bava alla bocca.
mercoledì 1 aprile 2015
Comunicazione di servizio
Sto partecipando a un concorso sul web con il mio racconto "Un Talento Naturale".
Se qualcuno ha voglia e tempo di leggerselo e lo trova gradevole, può votarlo.
Il sito è: http://www.giallonoir.it/.
Grazie a chiunque mi dedicherà qualche minuto, spero che non rimarrà deluso.
Grazie a chiunque mi dedicherà qualche minuto, spero che non rimarrà deluso.
giovedì 26 marzo 2015
l'aria che tira
L'aria che tira è pessima.
Dappertutto, ma soprattutto nei posti di lavoro.
C'è un effetto collaterale della crisi che ci sta avvelenando la vita; con l'aiuto di una propaganda più o meno esplicita, quelli che fino a ieri erano considerati diritti inalienabili passano nella categoria dei privilegi.
Facciamo un esempio: uno stipendio da millecinquecento euro, con contributi regolarmente versati, che arriva puntualmente ogni mese, non è certo un reato, eppure quando la maggior parte del paese vive nella precarietà, chi ha un trattamento del genere viene guardato con invidia, a volte con sospetto; non si dovrebbe lamentare, quasi che il livellamento verso il basso sia il traguardo da perseguire.
Quanti di noi si sono sentiti ripetere ultimamente dal capetto di turno di essere fortunati perché almeno possiedono un lavoro?
E' un'affermazione condivisibile solo perché nella società attuale qualcosa non funziona; nessuno che presta diligentemente la sua opera a fronte di uno stipendio ruba.
Ma sull'allevamento di questo complesso di colpa molte aziende basano la loro politica sindacale.
E così, sono troppi tre mesi di vacanze estive per gli studenti, quasi che i ragazzi fossero colpevoli di averle sempre fatte (magari lavorando per qualche periodo), è vergognoso desiderare di andare in pensione da vivi per godersi in pace gli ultimi anni dopo una vita di lavoro, le ferie andrebbero ridotte se i lavoratori avessero un po' di coscienza. Siamo tutti nella stessa barca, no?
No. Niente affatto. Anche se oggi è ritenuto un'eresia lo slogan che si scandiva non troppi anni fa: "lavorare meno per lavorare tutti", tuttavia ricordiamoci sempre che nella crisi molti si sono impoveriti e pochi si sono arricchiti.
I cavalieri della crisi sono quelli che godono i frutti della loro propaganda, quelli per cui noi dovremmo lavorare e produrre ancora di più ed essere tutelati ancora di meno, quelli che hanno tutto l'interesse a farci sentire inadeguati con le nostre pretese di vivere una vita serena e normale; aiutati dalla loro stampa, dalla loro politica, dal loro potere, sempre attenti a fomentare divisioni tra lavoratori e disoccupati, poveri e poverissimi, che si guardano in cagnesco per un tozzo di pane mentre loro stappano bottiglie di champagne.
Sono quelli che, puntando a far crescere una maggioranza di disperati, sperano di ottenere sempre più consenso popolare per togliere a tutti i componenti delle classi medie e basse i fastidiosi diritti residui, presentati come "privilegi" dai veri, spregevoli privilegiati.
venerdì 20 marzo 2015
povera Italia
Partiamo da Tunisi, che è vicina. Mi associo alle espressioni di cordoglio per gli Italiani morti e per tutte le vittime di questo ennesimo atto vile, e spero che i feriti si riprendano presto, e che si riprenda presto la Tunisia.
Resto dell'idea che non ci sia molto da fare contro l'alienazione parossistica germinata e allevata sulla disperazione, una volta che questa si è diffusa. Prima sì, Prima si può e si deve agire, soprattutto togliendo spazio alla disperazione e all'ignoranza e a chi ci campa su, vendendo illusioni, armi, guerra.
E, a proposito di ignoranza, è bene che più gente possibile conosca il profondo senso dello Stato della Santanché. la quale, "sfiduciosa" sulla vicenda Lupi, a chi le obiettava di avere sempre espresso, in passato, posizioni garantiste ha risposto, più o meno, che Lupi aveva tradito Cialtron Escort e quindi non merita di essere difeso.
Insomma sembra che non siano precisamente la tutela dei valori, degli ideali, la valutazione etica, la meritocrazia, gli elemento discriminanti nel giudizio di molti dei nostri politici; piuttosto la vendetta condominiale, l'astio di pollaio. E il peggio è che lo dichiarano pure, senza alcun pudore né timore.
Per finire, una proposta di riforma epocale: Renzi ha ragione, cinque polizie sono troppe, e allora ecco che si strombazza l'accorpamento (in che corpo?) della Guardia Forestale!
Fantastico! Chissà a chi toccherà andare per boschi mentre polizia e carabinieri continueranno a svolgere le stesse mansioni con (dis)organizzazioni diverse?
E Terence Hill, poveretto, resterà disoccupato o interpreterà il Prode Vigile Urbano?
giovedì 12 marzo 2015
larghe vedute su orizzonti ristretti
Ieri sera ho assistito a un pezzo della conversazione televisiva tra Daria Bignardi e un pretone di larghe vedute, monsignor Sigalini, vescovo.
All'inizio, il prelato dall'accento bresciano era parecchio simpatico mentre rievocava il sessantotto, vissuto in università come un periodo "bellissimo", partecipando alle manifestazioni finché queste non si sono trasformate nelle guerriglie tristemente famose.
Il monsignore, tra una citazione di don Milani e un aneddoto sull'infanzia, pur vantandosi un po' della sua laurea in matematica ottenuta, a dispetto di inclinazioni letterarie, con fatica e applicazione, risultava uomo di cultura e ampie vedute, anche nella rievocazione di un bacio pre-ordinazione che, a suo dire, gli fu elargito di iniziativa da una giovane evidentemente colpita irresistibilmente dal suo fascino.
Insomma, un po' "bauscia", ma del tipo tollerabile.
Il primo campanello di allarme mi è squillato quando monsignore ha dichiarato che nemmeno in occasione del bacio la sua vocazione ha subito un attimo di appannamento, rimanendo lucida, incrollabile e indefettibile, ma devo dire che è una mia brutta abitudine quella di diffidare delle persone che non dubitano della castità neanche quando gli ormoni spingono a manetta, e, comunque, di persone che non dubitano mai.
Sta di fatto, però, che quella vipera della Daria ha aperto, poco dopo, un collegamento con Sebastiano Mauri, autore di un libro in difesa dei diritti delle coppie omosessuali.
Lì la facciata si è sgretolata subito. Cinque minuti prima il pretone diceva che papa Francesco è fantastico, cinque minuti dopo asseriva che le coppie possono pretendere diritti e riconoscimenti solo se formate da uomo e donna.
La sua teoria è che la famiglia etero, in quanto atta a riprodursi, merita una considerazione da parte dello stato perché ne è il fondamento, infatti lo stato è un insieme di cittadini e i cittadini si riproducono solo in famiglie etero, quindi sono solo queste le famiglie da tutelare.
E allora io dico: lo sappiano e lo tengano bene a mente le famiglie omo, ma anche le famiglie etero senza figli, prima o poi toccherà occuparsi anche di loro.
E' adesso mi domando se il vescovo Sigalini porti i suoi anni così bene da aver partecipato alle manifestazioni del milletrecetosessantotto.
Non avrà fatto un patto col diavolo, vero?
Non avrà fatto un patto col diavolo, vero?
domenica 8 marzo 2015
tutele crescenti
E' in vigore il jobs act.
Come ho sostenuto più volte, le parole sono importanti, infatti questa moderna dizione inglese, dal sapore international, vuole evidentemente rottamare anche linguisticamente il suono antico e, forse, ritenuto un po' provinciale, delle parole "statuto dei lavoratori".
In effetti, la definizione "jobs act" sta meglio in bocca ai Marchionne e ai Sacconi e ai Renzi, e, in generale, agli uomini dell'alta finanza (quella in grigio, non quella in griogioverde) che possono spararla secca come una fucilata senza essere più costretti a torcere le loro labbra poco adatte alla pronuncia dell'obsoleto e detestato vocabolo "lavoratori".
Quando però non si fa la scelta radicale di una mascheratura anglosassone, almeno in Italiano bisognerebbe trovare il coraggio di chiamare le cose col loro nome,
E così, un contratto che prevede, in caso di licenziamento, un indennizzo crescente, parametrato sugli anni di anzianità lavorativa non si può certamente chiamare "contratto a tutele crescenti", sarebbe come se una condanna a morte effettuata con tortura o senza venisse definita "redenzione a tutele crescenti"; in realtà quello entrato in vigore è un "licenziamento a contropartita crescente", oppure a "vulnus decrescente". Dargli il nome giusto non cambia di una virgola la modalità di sottrazione di diritti, ma almeno elimina il sospetto di essere obbligati a subire, oltre al danno, anche la beffa.
mercoledì 25 febbraio 2015
o rai o morte
Altra polemica di cui non sentivamo il bisogno, quella scaturita dall'intenzione del governo di avviare la riforma della RAI.
Si tratta, evidentemente, di una questione più importante di quanto appaia a me e a molti altri cittadini italiani.
Per la verità, in un momento come questo, dando per scontato che si stia alacremente lavorando sotto traccia su Libia, lotta al terrorismo, rimpatrio dei due marò (argomenti che, sicuramente, stanno al cuore nostro e del governo più della RAI), spenderei energie su almeno quattro argomenti che mi paiono prioritari, perfino più della sbandierata responsabilità civile dei giudici.
Cito: 1 esodati 2 riforma pensioni (nel senso di mitigare, almeno, gli effetti nefasti della Fornero. Vorrei che qualcuno mi spiegasse quando entrano nel mondo del lavoro i giovani, se gli anziani devono prima morire) 3 conflitto di interessi sempre promesso e mai affrontato 4 falso in bilancio che non mi sembra così tanto penalizzato.
Direi che la RAI può aspettare almeno lo scioglimento di questi nodi.
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