da ognuno secondo le sue possibilità, a ognuno secondo i suoi bisogni (Karl Marx)

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martedì 20 marzo 2012

l'intelligenza offesa

Mi disturba parecchio essere preso per scemo.
E non saprei come altro definire l'atteggiamento di Monti e Fornero quando parlano (ancora!) di equità e di interesse del Paese.
Quale Paese? E quale equità?
La riforma del lavoro, nella migliore delle ipotesi, sembra funzionare come una turnazione perversa.
Posto che, davvero, generasse più posti per i giovani, si tratterebbe di quelli liberati dai licenziamenti dei lavoratori anziani, resi più facili dall'eufemismo della "maggiore flessibilità in uscita". Licenziamenti che, in forza del rapidissimo innalzamento delle pensioni, lascerebbero privi di qualsiasi tutela i "lavoratori in uscita" dal momento della loro estromissione fino al compimento del 67 anno di età (salvo ulteriori innalzamenti)
Il saldo dei posti di lavoro, quello dei disoccupati, quello della crescita, non cambierebbe.
Probabilmente per le aziende sarebbe meglio disporre di una forza lavoro più giovane; per le possibilità di sopravvivenza, gli anziani sarebbero invece svantaggiati.
Monti, per la verità, qualcosa di chiaro l'ha detto, quando ha asserito che la riforma del lavoro è coerente con quella delle pensioni.
E anche un esponente di confindustria, questa sera, ha candidamente ammesso che questa riforma deve permettere l'uscita di quei lavoratori che non potrebbero andarsene, visto l'allungamento dell'età pensionabile.
Camusso l'ha spiegato bene, e semplicemente: ognuna delle azioni portate a termine da questo governo è andata contro gli interessi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati.
E allora dovremmo pensare che gli interessi del Paese vadano contro gli interessi della sua parte economicamente più debole, oppure dovremmo ritenere che lavoratori dipendenti e pensionati siano contro gli interessi del Paese, forse rappresentati meglio dagli imprenditori, dai politici, dal mercato e dal capitale?
La verità è che spacciare tutta questa attività che penalizza una parte non piccola del Paese per equità, e continuare a fare appello al nostro senso di responsabilità, data la gravità del momento, è come toglierci la speranza, trattandoci anche come poveri imbecilli.

martedì 13 marzo 2012

si chiude

Lavoro, dieci giorni e si chiude.
Mi piacerebbe essere Vauro o Ellekappa o un altro grande disegnatore perché il titolo di oggi di Repubblica è una magnifica didascalia.
Provo a descrivervi quello che disegnerei, e conto sull'immaginazione.
Una fabbrica. Con una saracinesca che la Fornero sta cercando di tirare giù oltre la metà, mentre la Camusso, vestita in tuta blu, cerca di infilarsi nel varco.
Nel frattempo, Angeletti e Bonanni fronteggiano una schiera di operai, allargando le braccia in un gesto di impotenza, e, dall'alto, su un monte, Bersani osserva da lontano.
La realtà è che la Fornero, in prossimità di una riforma che riguarderà soprattutto i lavoratori dipendenti che hanno i salari più bassi di Europa e sono stati velocemente già vessati da una riforma che ci porta a un'età di pensione tra le più alte d'Europa, si permette di parlare di privilegi da togliere.
Ora, capirei se stesse trattando di pensioni d'oro, di stipendi dei politici, di corporazioni, ma no; il nostro coccodrillo dalla lacrima digestiva si riferisce proprio agli ammortizzatori sociali, all'articolo 18, alle tutele rimaste ai soliti noti, insomma.
I quali soliti noti si dovrebbero pure sentire in colpa per la loro "fortuna".
E qual è dunque il sistema più rapido e redditizio per unificare? Non certo estendere i diritti a chi non li ha, ma toglierli a quelli che se li sono conquistati.
Sospetto che la Fornero, privilegiando un punto di vista strettamente mercantile, teorizzi che un ritorno alla schiavitù migliorerebbe di molto la crescita del Paese.
E allora l'equità è sempre più lontana, l'amoralità del mercato e l'impotenza della politica sono sempre più evidenti.
A questo punto, gettassero la maschera.
Governo tecnico di destra, spiccatamente orientato al mercato, con buona pace delle famiglie dei poveracci che si dovrebbero vergognare dell'anacronistico privilegio della sopravvivenza.
E buona notte all'equità.

martedì 28 febbraio 2012

Il corpo e l'anima(ccia)

Parliamo un po' di Grecia. E di Europa.
Siamo qui a discutere se i Greci (troppo comodo parlare di Grecia e basta) meritino o no gli aiuti che li facciano uscire da una situazione terribile. Cincischiamo, scherziamo col fuoco di una possibile guerra civile, mentre aumentano i senza lavoro, i senza tetto, i senza speranza.
Se continuiamo così, oltre a rischi di ordine pubblico che sembrano circoscritti ai nostri vicini, ma io sospetto che si possano allargare, forse i Greci entreranno anche a far parte dell'immigrazione disperata che tanto disturba l'Europa benestante.
Uno dei ritornelli che ho sentito, ogni volta che l'Europa ha imposto a quelle famiglie sacrifici sempre più disperati è: "Pagano per anni di dissolutezza economica."
A parte il fatto che, come succede quasi sempre in questi casi, quelli che pagano non sono probabilmente quelli che hanno provocato il danno, io credo che dovremmo chiederci come vogliamo essere Europa.
Fino ad ora siamo stati un organismo sovranazionale che ha abborracciato una specie di unione monetaria, attraversato da nazionalismi e competizioni per la supremazia, dove i più ricchi e i più forti dettano legge e gli altri subiscono.
Se queste sono le regole, bé, la storia ci ha insegnato che non portano a niente di buono. Oggi come oggi le guerre degli eserciti sono state sostituite dalle guerre del mercato, ma anche queste fanno vittime e invasioni e conquiste, al punto che potrebbero perfino preparare la strada a biechi ritorni.
Io credo che se cominciassimo a pensare all'Europa come a un corpo, saremmo invece sulla buona strada.
Facciamo che io sono l'Europa e la Grecia è il mio dito mignolo.
Se mi fa male un dito mignolo, dico che è colpa sua, me lo taglio, o cerco di curarlo perché fa parte di me e, in ultima analisi, in quanto dito mignolo mi piace e mi serve?
Quale anima nera sarebbe così stolidamente crudele da punire la propria caviglia perché ha preso una storta?
Muzio Scevola fece qualcosa del genere, ma restò irrimediabilmente monco.
Adesso passiamo ai Supermario Brothers.
Draghi fa sponda a Monti e dice che, in Europa, dobbiamo ridimensionare un welfare che frena lo sviluppo.
Ma che sviluppo è, senza welfare?
Se sviluppo significa, sempre di più, che i meno fortunati o abili devono soccombere, se lo sviluppo è quello dei Marchionne, uno dei manager più pagati in Europa che minaccia, un giorno sì e l'altro anche, di affamare migliaia di famiglie in nome dello sviluppo suo e di pochi eletti, se sviluppo e welfare sono antitetici (e io credo di no), se davvero si impone una scelta, suggerisco di ridimensionare lo sviluppo e lo stipendio dei Marchionne, e di tenerci il welfare.


7 marzo

Segnalo un'iniziativa simpatica del mio editore. Informazioni al link: http://www.liberodiscrivere.it/easyNews/NewsLeggi.asp?NewsID=940

giovedì 23 febbraio 2012

l'alfabeto del pirla

Sono io.
Il pirla.
Faccio la solita doverosa premessa: tra questo governo e il precedente ci sono distanze siderali; c'è intelligenza dove non ce n'era; serietà e credibilità dove mancavano; capacità di analisi e sintesi prima sconosciute.
Ciò detto, vado a fare i miei compiti.

F come Fornero.
La ministra mi fa venire in mente quella filastrocca per bambini "il coccodrillo come fa? Ta ta ta ta..."
Fa come lei. Piange appena mangiate in un rapidissimo boccone le pensioni dei pensionati e le speranze dei pensionandi.
E io, da buon pirla, ho creduto al suo dolore sincero, senza capire che lei, da buon coccodrillo, ha avuto soltanto una digestione difficile.
Tant'è che il ricordo dell'imbarazzo non le ha tuttavia impedito di accingersi a divorare l'articolo 18 e le tutele dei lavoratori, con o senza la loro disponibilità.
C'è da capirla, con tutta la buona volontà, è difficile che una gazzella sia disponibile all'invito a pranzo di un cocco.

S come Severino.
Sarà anche vero che con le sue tasse ci si paga un ospedale, ma se andiamo a prendere i suoi sette milioni lordi e li dividiamo tra duecentocinquanta operai, otterremmo un reddito annuo pro-capite di poco meno di trentamila euro lordi. Pagate le tasse, l'ospedale ci esce lo stesso con il contributo di tutti.
D'altra parte che cosa aveva detto quell'antico comunista, a proposito di ricchi, cammelli, e aghi?
Ma io sono un pirla, è solo demagogia di sinistra.

M come Monti.
Lo so, non rispetto l'ordine alfabetico, ma questo è l'alfabeto del pirla.
Il boss, dunque, è stato velocissimo a correre ai ripari scaricando il peso delle prime riforme emergenziali su lavoratori dipendenti e pensionati.
Il resto, diceva, verrà dopo, nel segno dell'equità.
Ci ho creduto, indovinate perché.
Ebbene, il dopo è arrivato e, mentre per le pensioni è bastato un batter d'occhio, le liberalizzazioni e l'ICI ecclesiastica (tanto per dirne due), paiono incontrare difficoltà molto difficili da superare.
Stavolta però non ho sentito nessuno dichiarare che il governo andrà avanti con o senza il consenso delle controparti.

V come Veltroni.
Date queste premesse, se è vero che Walter ha dichiarato che non si può lasciare il governo Monti alla destra, soltanto un pirla come me può aver creduto al suo discorso pre-elettorale di qualche secolo fa, quando lui era il candidato premier della sinistra.
Ma per la miseria, Walter! Ma questi, per bellini e presentabili che siano, ti pare che siano recuperabili alla causa della sinistra? A meno che tu non voglia cambiare causa...
Provo con una metafora.
Noi stiamo nuotando da decenni in un'acqua sozza e agitata (il sistema governato dall'amorale mercato), e questi ci danno una possibilità di rimanere a galla perché quest'acqua, lurida e tumultuosa, la conoscono benissimo e ci si sanno muovere in mezzo meglio di chiunque.
Quelli di prima, invece, indipendentemente dalle loro conoscenze fecali, ci avrebbero affogati volentieri per salvare solo se stessi.
Nè gli uni né gli altri, però, hanno in mente il barlume dell'idea di ripulire l'acqua e di costruire porti sicuri per piccole barche.
Per fare questo ci vorrebbe un po' di politica nobile e innovativa, che, per ora, pare un ossimoro.
E allora, cosa ne diresti, Walter, se ti dessimo retta e organizzassimo uno scambio: il governo Monti passa alla sinistra e tu ti accasi a destra.
Tutto sommato, forse, aiuterebbe, e il tuo sacrificio sarebbe meno pesante del loro.

martedì 14 febbraio 2012

post scriptum

La Pinotti, almeno, dichiara di essersi accorta di avere sbagliato a pensare, come ha sbandierato in più occasioni, che questo fosse "il suo momento".
La Vincenzi, invece, che tanto aveva saputo mostrare dignità e attributi nella gestione del dopo-alluvione, mettendoci la faccia e l'impegno, è tornata a comportarsi da preside isterica, dando, nella sconfitta politica, il peggio di sé.
Ha le sue attenuanti, poveretta, l'hanno obbligata a una prova che avrebbe fatto girare le balle anche a un santo.
Resta il fatto che la sua uscita di scena, con accompagnamento di veterofemminismo e piagnisteo sulla persecuzione, non è molto onorevole.
Basso (segretario regionale PD) e Rasetto (segretario provinciale) annunciano dimissioni.
Bersani dice, correttamente, che bisogna sostenere Doria e, capziosamente, che non si dovevano presentare due candidate del PD.
Ora, tutto questo va a conferma di alcune mie riflessioni.
1 Esiste il fondatissimo pericolo che la sinistra, a Genova, replichi il suo vezzo suicida.
Qual'è, infatti, la "tragedia" di queste primarie? Che ha vinto, inevitabilmente, uno di sinistra.
Non è stato presentato dal partito. E allora? Non abbiamo perso nulla, a sinistra, anzi, abbiamo avuto l'occasione di testare la vicinanza (lontananza) degli elettori, e dato al PD il tempo di correggere gli errori senza aver consegnato alcunché all'avversario.
Il partito faccia tesoro dei voti andati a Doria e si adoperi per farlo vincere non contro la Vincenzi o la Pinotti o il PD medesimo, ma contro la destra. E' nelle elezioni del sindaco che gli sbagli possono costare cari.
In quest'ottica, le dimissioni del day after sono utili soprattutto ai titoli dei giornali e all'isteria collettiva.
Vinciamo davvero, prima. E dopo, magari, facciamo i conti.
2 Io sostengo che Doria non si è presentato contro il PD; a questo punto mi tocca però mettere in conto che un po' di PD sia contro Doria. (stupidaggine gigantesca!)
3 Caro Bersani, forse il problema, più che riguardare il numero delle candidate, concerne la loro qualità.
4 Se davvero Basso, che ha 36 anni, e Rasetto, che appare ancora più giovane, hanno sbagliato, con una strategia rivolta più alla famosa autoreferenzialità della sinistra che alle vere esigenze della città, questa è la prova provata che le minchiate, in politica, non sono appannaggio esclusivo degli anziani, come qualche rottamatore vorrebbe far credere.
In realtà, l'atteggiamento fin qui tenuto da alcuni quadri, locali e non, del partito tende a dimostrare che le minchiate sono come gli angeli: non hanno età né, a quanto pare, sesso.
5 Resto così ottimista da ritenere che, a Genova, la sinistra si debba impegnare di più, se vuole perdere il sindaco, però, mi pare davvero il momento di smetterla; abbiamo in cascina minchiate sufficienti per i prossimi dieci anni, se ne sentissimo la mancanza.

lunedì 13 febbraio 2012

e una.

Marco Doria ha vinto le primarie del centro-sinistra, a Genova.
Sono contento, è il mio candidato.
Adesso però deve vincere anche le elezioni del sindaco e, per questo, sarà opportuno darsi una regolata.
Giornali e televisioni hanno fornito approfondimenti di ogni tipo, interviste e commenti di chiunque.
Alcune analisi mi preoccupano perché sembrano fatte apposta per fare danni.
Intanto, certi quotidiani presentano Doria come il candidato di SEL. Falso. A me risulta che Marco Doria sia un indipendente che SEL ha deciso di appoggiare successivamente alla sua candidatura.
Con tutto il rispetto per quel partito, di cui condivido molta politica, non mi pare onesto voler connotare una candidatura apartitica come altra cosa, magari attizzando polemica con altre formazioni della sinistra.
Un altro dei temi preferiti è che Marco Doria si sia candidato contro il PD e che contro il PD abbia vinto.
Io ho l'impressione che si sia candidato alle primarie per diventare il candidato sindaco del PD e di tutto il resto del centro-sinistra e, per quanto mi riguarda, l'ho votato soprattutto perché non apprezzo le altre due candidate più importanti, Vincenzi e Pinotti.
Altra valutazione è la seguente: Pinotti e Vincenzi insieme hanno più voti di Doria.
E chi l'ha detto che quelli che hanno votato Pinotti, in sua assenza, avrebbero dato il voto a Vincenzi, e viceversa? Magari sarebbero stati a casa.
L'ultima botta è quella sferrata al PD che, di sicuro, una serie di colpe ce l'ha; candidare alle primarie il sindaco uscente non pare una buona strategia, come non è sembrato bello il tira-molla che ha preceduto queste elezioni, come non sono parse tempestive alcune non-scelte.
Detto questo, io non so se ci sarà una resa dei conti o un cambiamento di strategie a seguito di queste primarie; quello che so è che i veleni, le dichiarazioni indispettite e dispettose, le ripicche, l' "io-l'avevo-detto", non serviranno a farci vincere.
Le primarie, in Italia, le ha inventate il PD, non sarà mica così stupido da farsele scoppiare in mano!
Se ha vinto un candidato diverso da quello proposto dall'apparato, vuol dire che l'apparato deve sintonizzarsi un po' di più con la gente, e adesso ha l'occasione per farlo.
E' la democrazia, bellezza.
Adesso Marco Doria non può che essere il candidato del PD, della gente del PD. Punto e basta.
Pisapia docet.

giovedì 2 febbraio 2012

governo tecnico di destra

Premetto: meglio un'unghia di Monti e dei suoi ministri che tonnellate di ciccia di quelli che c'erano prima.
I giornali, però, riportano un paio di frasi del presidente del consiglio che sgombrano ogni dubbio residuo sulla paternità delle idee per le quali simpatizza il nostro governo tecnico.Le comunicazioni riguardano la "noia del posto fisso" e "l'apartheid generato dall'articolo 18".
La prima opinione non è nuova, la sento circolare da una trentina d'anni, l'ho sentita perfino in bocca alla sinistra, anni fa, perfino al sindacato.
Declinata con sfumature leggermente diverse, è stata la testa di ponte culturale che ha dato il via alla frana del precariato che ha seppellito quelli che ormai sono ex giovani e che continua a seppellire i giovani di adesso.
Dietro quella massima sono spuntati i contratti a tempo determinato, gli interinali, i co.co. eccetera, i falsi contratti professionali, che hanno smantellato garanzie faticosamente conquistate dai lavoratori nei decenni precedenti.
Dicevo che questa tragica baggianata ha funzionato, in tempi più lontani, anche a sinistra, e voglio credere che i sindacati, allora, l'abbiano ripetuta in buona fede, raggirati dalle proposte dei padroni in nome di un allargamento dell'occupazione.
Voglio essere così laico da presumere che anche Monti abbia detto la sua stupidaggine credendoci, anche se, alla luce degli effetti disastrosi di pluriennali politiche di "deregulation" e "flessibilità" che ognuno di noi ha sotto gli occhi, ci vuole un grosso sforzo a concedergli il beneficio della buona fede.
Resta il fatto che non ha funzionato e non funzionerà finché il paese non esprimerà davvero la possibilità di cambiare lavoro, ma lavoro serio e vero, per quanti lavoratori venissero immessi nel circuito di una rinata produttività.
Se vogliamo parlare di cambiamento di lavoro, dobbiamo prima accertarci, come minimo, che ci sia del lavoro da cambiare.
Per quanto riguarda l'articolo 18, poi, la posizione è talmente insostenibile che la posso comprendere in bocca a Sacconi, ma mi riesce difficile immaginare che davvero un uomo intelligente pensi che il modo migliore per tutelare tutti sia quello di eliminare tutele a chi già le ha. Sarebbe come sostenere (e giuro che, anni fa, una cosa del genere l'ho sentita venire da destra) la teoria che siccome in Italia c'è ingiustizia fiscale tra lavoratori dipendenti e pensionati, e lavoratori autonomi, bisognerebbe dare anche ai dipendenti e ai pensionati la possibilità di evadere il fisco.
Monti è quindi sicuramente un tecnico, nel senso che ha un ruolo politico svincolato dai partiti per quanto possibile, ma queste due affermazioni sono senza dubbio figlie del liberismo tanto caro a quel ceto sociale, o, per meglio dire, a quella classe, che ha portato il mondo in questa situazione terribile.
Dobbiamo lavorare perché si faccia strada un'alternativa alla vergognosa egemonia della finanza e del mercato sulle persone; e questo temo che Monti non lo farà mai.
Colgo l'occasione per parlare del treno fermo in mezzo alla campagna per 7 ore, con circa seicento passeggeri lasciati senza riscaldamento né generi di conforto, in molti casi, in piedi nei corridoi.
Mi domando come fanno i treni in Germania, o in Russia, quando nevica.
Immagino che la tundra tra Cesena e Forlì sia meno aspra di quella siberiana, eppure, in Italia, dove abbiamo frecce di tutti i colori, progetti ambiziosi di alta velocità, treni con scompartimenti dedicati a manager rampanti, forniti di tutti i comfort (sia gli scompartimenti che i manager), in Italia dicevo, la gente normale viaggia su treni sporchi e fatiscenti, pidocchiosi e cimiciosi, spesso rotti o bloccati perfino da una pioggerella appena più intensa.
Ora mi domando: ma Moretti (non Nanni, Mauro), l'AD delle Ferrovie, quello che l'anno scorso, in situazione analoga, aveva detto che i passeggeri dovrebbero salire su un treno portandosi dietro una coperta e un po' d'acqua, perché non si sa mai; quel Moretti lì, dicevo, che probabilmente prende un sacco di soldi per licenziare gente, dire minchiate e far funzionare le ferrovie solo per passeggeri da un certo reddito in su; quel Moretti lì che vorrei mettere, nudo, su un treno frequentato solo da pendolari, fermo nella campagna innevata; quel Moretti lì, insomma, non ce lo potremmo togliere dai piedi? Aiuterebbe l'immagine dell'Italia nel mondo e anche quella dell'Italia tra Cesena e Forlì.

lunedì 16 gennaio 2012

Si pensa sempre di essere gli stessi.
Si ricordano gli anni in cui si credeva di essere immortali.
E la memoria gioca lo scherzo di farti credere che sia passato solo un giorno.
Ma a volte capita anche di avere la fortuna di illudersi che nemmeno quel giorno sia passato.
Se succede, quando succede, è un grande regalo.
Due anni fa ti hanno fotografato così. Eri in acqua con me, e sorridevi. Eri parte di quel grande regalo che ognuno di noi ha fatto agli altri.
E non sembravi molto diverso, rispetto all'età dell'immortalità presunta.
Adesso ho saputo che te ne sei andato all'improvviso. Una cosa difficile da credere, a vederti così.
Sia come sia, è ìn questo modo che ti ricordo, e quella gioia condivisa è ancora tanto grande e viva da riuscire a bilanciare un po' la tristezza di oggi.
Ciao, Stefano, grazie.

sabato 14 gennaio 2012

Discesa ripida

Eccoci qui.
Standard & Poor's ha pronunciato la sua sentenza, manovrato la ghigliottina, e qualche milione di euro è rotolato nella polvere.
Ci giurerei che qualcuno è pronto a raccattarlo.
Mentre noi, come brave formichine, dovremo ricominciare da capo la fatica di Sisifo.
Sempre più stanchi e sempre più poveri.
Proprio questo è uno dei problemi del nostro sistema malato; lo penso da un po', ma oggi, purtroppo, l'evidenza balza agli occhi.
L'opinione di un pugno di persone decide la sorte di milioni di altre, addirittura la sorte delle Nazioni.
Ma non era, casualmente, Standard & Poor's che certificava la bontà di Lehman pochi giorni prima che andasse a gambe all'aria generando un disastro finanziario?
E le agenzie di rating americane non erano coinvolte negli scandali di qualche anno fa, conniventi con grandi crack come quello di Enron?
E Fitch? Agenzia francese che, poco tempo fa, riteneva la Francia indenne da un possibile ribasso della valutazione?
E' sano tutto questo? E' democratico?
E' il mercato.
Bé, allora, forse dobbiamo decidere, una vota per tutte, che il mercato non è una cosa buona, né pulita.
Andatevi a rileggere il celebre discorso sul PIL che fece Bob Kennedy, tre mesi prima di essere ucciso.
Era il 1968.
Da allora, quelle riflessioni, quelle teorie, hanno perso a vantaggio di altre, molto più radicali, che ci hanno portato fin qui, a un passo dall'abisso, e forse oltre.
Il libero mercato si è talmente "evoluto" che oggi bastano poche parole a movimentare molti miliardi in poche tasche.
Non facciamoci ingannare, il "sentiment" non ha proprio niente a che fare con i sentimenti.
Bisogna cambiare tutto questo, se vogliamo che i nostri figli abbiano un futuro che non sia di selvaggia prevaricazione del più ricco, del più furbo, del più potente.
Non so come si possa fare, ma temo che senza un'alternativa, i padroni dei mercati continueranno a disporre delle nostre vite, senza dover giustificare le loro scelte, né convincerci della loro onestà.

lunedì 2 gennaio 2012

le miserie dei padri ricadano sui figli

Ci sono alcune cose che continuo a non capire e, poiché non ho elementi per dubitare della capacità di giudizio del nostro Presidente della Repubblica, vuol dire che a me sfugge qualche cosa.
Uno dei passaggi del discorso di fine anno fatto da Napolitano riguardava infatti l'opportunità che i padri facciano ulteriori sacrifici per garantire il futuro dei figli.
Io penso che impoverire i padri e gli anziani difficilmente servirà a migliorare le condizioni dei figli e dei giovani; ritengo invece che questa soluzione, nelle condizioni date, genererà ulteriori difficoltà a tutta la società italiana, società in cui sono spesso i vecchi ad aiutare i giovani precari e disoccupati.
Limitare il margine dei padri, di conseguenza, può solo creare un ulteriore impoverimento dei figli.
Qualcuno obietta che quello in cui i figli restano a carico dei genitori non è un paese moderno ed efficiente.
Sono d'accordo, però io sono dell'idea che prima si debbano creare le possibilità perché i giovani si rendano indipendenti e poi si potrà discutere del fatto che i vecchi contribuiscano o meno al loro futuro.
Mi pare che, come quasi sempre, si voglia costruire una nuova casa dal tetto, invece che dalle fondamenta, con l'esito inevitabile di un crollo.
L'ho detto più volte, ma voglio ripeterlo; se non si agisce sul lavoro, ogni altro provvedimento che riguardi lo stato sociale è destinato a fallire in tempi più o meno lunghi.
Tra pochi anni, se l'occupazione in Italia non crescerà sensibilmente, avremo generazioni anziane incapaci di autosufficienza economica e generazioni giovani in condizioni ancora peggiori.
Tra l'altro, sempre nelle condizioni date, vorrei capire come sia possibile aumentare i posti di lavoro per i giovani aumentando i tempi di permanenza nei posti di lavoro dei lavoratori anziani.
Così come vorrei capire, nelle condizioni date, qual' è il processo mentale che indica in una maggiore facilità di licenziamento lo strumento per incrementare le assunzioni.
Tutti questi passaggi mi appaiono oscuri e contraddittori e insisto ad essere convinto di un fatto molto semplice: un recipiente forato può evitare di svuotarsi in due modi; o tappando i buchi o continuando a riempirlo.
Nel caso specifico, se il buco sono le prestazioni dello stato sociale, in particolare delle pensioni, per quanto si restringa il foro, prima o dopo il recipiente si svuoterà, a meno di non tapparlo completamente.
L'unica alternativa è immettere altro liquido. Lavoro, lavoro, e ancora lavoro.
Se il mio ragionamento è sbagliato, sarò grato a chiunque volesse indicarmi l'errore.

lunedì 19 dicembre 2011

Buon Natale.

Anche se è passata da un po' l'epoca in cui Babbo Natale mi stava simpatico e se comincio a propendere per il Grinch, capisco che, mai come oggi, sia opportuno e doveroso augurare ogni bene agli uomini di buona volontà.
Escludo gli evasori, i voltagabbana, i furbi, il precedente governo e una cospicua serie di categorie che ogni bene se lo sono già preso immeritatamente.

venerdì 16 dicembre 2011

resistenza e resistenze

Il ministro Passera afferma che il governo ha trovato incredibili resistenze sul cammino delle liberalizzazioni.
Farmacisti e taxisti non ne vogliono sapere e, almeno per ora, non se ne fa nulla.
Mi domando se questo è un Paese formato più da taxisti e farmacisti che da pensionati, e mi domando anche se, facendo un raffronto tra i redditi più bassi delle rispettive categorie, taxisti e farmacisti siano più poveri dei pensionati. Mi sembrano inverosimili ambedue le ipotesi.
Allora: perché, in una situazione di emergenza estrema, alcune resistenze, non dettate da un criterio di equità, né da un criterio numerico, sono più insormontabili di altre?
L'unica risposta possibile è quella dei santi in paradiso, o, se preferite, degli Scilipoti in parlamento.
Vale a dire che alcune categorie, al di fuori di ogni criterio socialmente condivisibile, sono evidentemente meglio rappresentate e tutelate di altre, forse perché pagano meno ma "meglio."
E le frequenze televisive?
Chissà perché non si possono mettere all'asta. Il nano dice che non conviene. A lui no di sicuro, ma di solito le sue convenienze e quelle del Paese divergono.
In ultimo: li avete visti i legaioli con i cartelli, in parlamento?
Meno tasse, recitavano, come se loro fossero toccati nella qualità della vita quanto un operaio fincantieri.
Lasciatemelo dire: ci vuole una bella faccia come il culo!
Fino a un mese fa le tasse le mettevano loro, adesso che siamo sull'orlo del baratro per quello che hanno fatto male o non hanno fatto del tutto, pretendono di capeggiare la rivoluzione.
E tutto ciò in parlamento, dove si decide che le pensioni si toccano da subito, ma delle prebende dei parlamentari (sì, anche di quelli che reggevano i cartelli), se ne parlerà più avanti.
Come se non bastasse, la reazione più comune a questa tragedia politica ed economica, da parte di coloro che qualche soldino ce l'hanno, sembra la ricerca affannosa di un modo per sottrarsi all'aumento dei bolli su conti e titoli.
Ci deve pur essere un sistema per farla franca, che diamine!
Sembra che, oltre confine, non si trovi più una cassetta di sicurezza libera.

venerdì 2 dicembre 2011

DIAD'EMI


Emanuela ha molte qualità.
Non ultima quella della sopportazione, dato che stiamo passando la vita insieme.
Poi c'è il buon gusto.
No, non mi riferisco alle scelte sentimentali, ma agli oggetti che costruisce con passione e bellezza perché restituiscano l'una e l'altra.
Tanto che le hanno proposto di esporre le sue collane fatte a mano.
Questo è il risultato.
Cliccate e passate a dare un'occhiata, non ve ne pentirete.

giovedì 1 dicembre 2011

cambiare il mondo parte seconda

Ci ho riflettuto.
Ho partorito un'idea formidabile, di cui sono orgoglioso perché non era facile arrivarci.
Capisco che possa sembrare sconvolgente; alcuni la prenderanno come una provocazione, perfino come una teoria rivoluzionaria e sovversiva, ma io ve la propongo lo stesso, così come mi è venuta in mente. Attenti, eh!
L'idea è questa: "E se subordinassimo un po' di più il profitto all'equità?"
Scommetto che non ci ha pensato mai nessuno.
Vado a dimostrare con un esempio.
Quando si decide di riformare le pensioni per almeno tre volte negli ultimi anni, e di tassare il lavoro dipendente lasciando sostanzialmente immutati i privilegi di una infinità di soggetti di cui è più difficile quantificare le risorse, si fa un ragionamento "squisitamente" utilitaristico.
Una pensione da mille euro è più facilmente attaccabile di un panfilo battente bandiera panamense.
Tanto per dire, i parlamentari hanno sempre difeso i loro vantaggi economici sostenendo che influiscono in parte minima sul dissesto dello Stato.
Secondo questo ragionamento, è più produttivo pagare tre stipendi da 10.000 euro piuttosto che quaranta pensioni da 1.000.
La matematica non è un'opinione, e così, pure quando si tassa, chissenefrega se settemila euro (10.000-30%) bastano abbondantemente per il pane e il salame, mentre con settecento euro (1.000-30%) è praticamente impossibile arrivare alla fine del mese; per non parlare poi dei redditi occulti che, se tassati, potrebbero rendere infinitamente di più di quelli noti, ma chi te lo fa fare? Quelli noti sono lì, a portata di artiglio.
Però, matematica o non matematica, a questo punto se si volesse davvero invertire la tendenza per ripulire un po' il mondo e le coscienze, basterebbe già ragionare su quante famiglie di operai camperebbero con uno stipendio Marchionnico, o di impiegati con un reddito Berlusconico o con un vitalizio Amatesco.
Cominciamo dalla vetta, una volta tanto, giusto per provare l'effetto che fa, e può darsi perfino che, una volta tanto, non ci sia bisogno di arrivare alla solita base della piramide, costantemente raschiata.
Ora si dice che non c'è crescita anche a causa della contrazione dei consumi. Che ridere! (anzi, che piangere)
Dopo averli ridotti sul lastrico, si addossano ai poveracci le colpe di non avere più soldi da spendere.
Per tornare alla rivoluzione; io non dico di assegnare a Brunetta uno stipendio da travet (anche se se lo meriterebbe, non fosse altro per la inesistente produttività); né di mettere Silvio in condizioni di indigenza.
Ma se anche a questa bella gente toccasse rinunciare a qualcosa in proporzione ai sacrifici chiesti alla signora Cesira, o a Cipputi, non solo avremmo una società più giusta ma, sospetto, infinitamente meno povera.
Chiediamo, finalmente, dieci a un bidello solo dopo aver preteso mille dai Luchi Corderi o dai Marcegagli o da Le Russe.
Dice: ma perché tutta questa profumata elite dovrebbe tirare fuori soldi legittimamente guadagnati?
O bella! E Cipputi, allora? Che non ha rubato (nemmeno) lui?
E' l'emergenza, bellezza.
A noi lo dicono tutte le volte che ci spennano.

mercoledì 30 novembre 2011

cambiare il mondo

Mica roba da ridere.
Eppure mi pare che così non si vada da nessuna parte.
Sento che, tra i tanti sacrifici che ci toccherà sopportare, per l'ennesima volta, avremo un ritocco al nostro sistema pensionistico.
Premetto che conta, e parecchio, chi viene a chiederti i soldi.
Dieci euro sono sempre dieci euro, ma un conto è darli a un vecchio satiro che corre dietro alle ragazzine, un altro è affidarli a un rispettabile signore che li chiede per salvare la baracca di tutti noi.
Certo che ognuno può mentire ma, in questi casi, la parola chiave diventa "credibilità".
Detto questo, faccio mente locale.
Intanto qui non si tratta di dieci euro, ma di contrarre ulteriormente spazi vitali.
Ridurre ancora le pensioni, innalzare l'età pensionabile in nome di un preteso "patto tra generazioni" porterà di sicuro a un livellamento verso il basso, dove gli anziani rischiano letteralmente di vedere ridotta la loro aspettativa di vita, anche perché la sanità e il welfare in generale si assottigliano sempre più, e i giovani non avranno nemmeno il sostegno di quel poco che i loro padri riescono a utilizzare per aiutarli.
E così, se non cambia profondamente la nostra società (e non vedo come possa), il futuro ci consegnerà generazioni anziane e indigenti e giovani disoccupati e privi di punti di riferimento.
Lo so che in altra Europa le pensioni sono meno vantaggiose che da noi, ma in altri Paesi esiste una serie di correttivi sociali (sussidi di disoccupazione, aiuti alle famiglie, assistenza, salari mediamente più alti o minore disoccupazione giovanile) che sopperisce alle differenze pensionistiche.
Noi invece rischiamo di tenerci il peggio di tutto.
Come se ne esce?
Certo non da soli.
E' vero che, in Italia, malavita organizzata, fisco iniquo ed evasione fiscale, corruzione, consumano molte più risorse che altrove, ma è il sistema capitalistico che non funziona più; per lo meno, non per l'occidente.
Il libero mercato allarga sempre di più la forbice tra pochi ricchi e molti poveri e la depravazione del sistema fa sì che, da qualche anno, le agenzie di rating o i grandi investitori possano, con una parola in più o in meno, non sempre imparziale (sospetto quasi mai), decidere della sorte di milioni di persone, addirittura di porzioni di mondo.
Questa cosa va cambiata. Non so come, ma così non va.
E però è sempre più difficile intervenire sulle culture e sulle coscienze.
Esempio pratico: pochi giorni fa, nell'azienda in cui lavoro, si è scioperato. Si è scioperato perché cinquantadue lavoratori su cinquantacinque sono stati destinati ad un'altra società e ad un altro contratto, ambedue molto più incerti di quelli che hanno ora.
La nostra azienda sostiene che si tratti di un risparmio di costi. Peccato che i tre lavoratori salvati siano un dirigente e due direttivi, cioè quelli con lo stipendio più alto, e peccato che le attività curate dai cinquantadue lavoratori andranno appaltate, pagando ditte esterne.
Prima dello sciopero abbiamo fatto un'assemblea; francamente pensavo che non ci fosse molto da discutere sull'opportunità della lotta, vuoi per una questione etica, vuoi per una questione pratica; quello che accade oggi a cinquantadue persone, domani può capitare a ciascuno di noi.
Bene. Al momento di votare, una che non oso chiamare collega, una di quelle con un ruolo e uno stipendio un po' più alti, ha cercato di scappare.
Su precisa richiesta di espressione di voto ha detto che -ci doveva pensare.- Secondo voi, dopo averci pensato che cosa ha fatto?
Un altro, sempre di quelli che si sentono un po' più importanti, individuo di sani principi cristiani, determinati da lunga consuetudine con turiboli e tonache, ha fatto un sacco di domande intelligenti nell'ansiosa ricerca di una scusa "per non", poi ha votato a favore dello sciopero e non l'ha fatto.
Ma il terzo è stato il peggiore.
Un ragazzo giovane con cui ho spesso chiacchierato di solidarietà e di politica, trovandolo sempre sintonizzato sulla mia lunghezza d'onda.
Non è venuto all'assemblea e non ha scioperato né per i colleghi né per se stesso.
Mi domando che tipo di coscienza abbia questa gente, che tipo di uomini e di donne siano; quello che so è che non si faranno scrupolo di chiedere un aiuto quando ne avranno bisogno.
Mi domando se, finché esistono questi modi di pensare e di vivere, possiamo davvero sperare di cambiare qualche cosa per rendere il mondo migliore.
Credo che certi individui non lo meritino nemmeno, un mondo migliore, ma sono tenacemente e vergognosamente aggrappati alla nostra stessa barca e ci tocca remare anche per loro.


domenica 27 novembre 2011

Arcicoso


Due bravi attori, due amici e compagni di scena debuttano il 15 dicembre.
Io ci sarò ad applaudirli e sono sicuro che ne valga la pena.
Cliccate sulla locandina per ingrandirla e leggerete i numeri da chiamare per prenotare.


domenica 13 novembre 2011

Urrà!

Ce l'abbiamo fatta.
Se n'è andato.
Se ne sono andati.
Bersani dice che siamo stati noi (volerei più basso); altri dicono che sono stati i mercati; altri che è è stata la BCE.
Conterà da domani.
Oggi è una domenica di gioia primaverile, piena di ormoni e promesse.
Mi sento fresco e pulito come se fossi appena uscito dalla doccia.
Ho sensazioni e voglia di novità, di futuro.
E sì che lo so che siamo ancora nei guai grossi, che per governare questo Paese si dovrà tener conto degli infiniti bastoni tra le ruote, delle vendette meschine; e sì che lo so che Monti è espressione della finanza; e sì che lo so che bisognerà vincere le elezioni e ristrutturare la politica e fare sacrifici; e sì che lo so che non è bello che altri ci dicano chi preferiscono alla guida del nostro Paese (ma quelli che lo guidavano, fino a ieri, erano davvero impresentabili).
Però il nostro Presidente Della Repubblica è stato formidabile, però adesso credo davvero che ce la possiamo fare, dato che il tasso di intelligenza e cultura al potere si va rapidamente alzando.
L'avete sentito ieri Cicchitto? Sbavando e incespicando nelle parole, livido, mentre si scagliava faziosamente contro la sinistra, accusandola di faziosità, ha ringhiato che la colpa non era di Berlusconi, ma del capitalismo, in crisi dappertutto, e dei grandi patrimoni.
E che cos'è Berlusconi se non un capitalista in possesso di un grande patrimonio?
Sono così stupidi da darsi la zappa sui piedi da soli e abbiamo permesso loro di influenzare le nostre esistenze per diciassette anni.
A casa.
Oggi c'è il sole.

sabato 12 novembre 2011

l'Italia s'è desta?

Monti non mi piace.
Non personalmente, non mi piace il suo lavoro.
Non mi piacciono i banchieri, le società di rating, il mondo della finanza, il liberismo.
Tutti questi ingranaggi dell'attuale sistema hanno avuto una loro storica ragion d'essere, ma adesso mi sembrano sempre più guasti e inadeguati ad un vero progresso.
E sono convinto, come ogni persona che abbia a cuore la democrazia, che le elezioni siano della democrazia stessa imprescindibile caratteristica.
Finché il sistema è questo, tuttavia, in attesa di riuscire a cambiarlo, ci serve sopravviverci dentro, e allora, nell'emergenza attuale, Monti va benissimo per un governo che aiuti l'Italia a guarire più rapidamente possibile dal grave contagio procurato da una classe politica vergognosa nella sua becera arroganza.
Io non so se il nano malefico è prossimo alle dimissioni; sarebbe la prima volta che mantiene un impegno; so che, comunque, dovremo guardarci bene da colpi di coda e polpette avvelenate e che il tempo è davvero poco.
So anche che i segnali (i maledetti mercati che distruggono fortune e persone sulla base di un "sentiment"), hanno dimostrato in maniera inequivocabile quanto sia sputtanato in tutto il mondo il nostro governo speriamo uscente.
Perciò chiedo a chiunque abbia un briciolo di buonsenso di adoperarsi, protestare, fare pressioni dovunque possibile perché un nuovo governo non ci riproponga il peggio della vecchia politica.
Che Monti scelga, che Dipietro diventi uomo di stato e anteponga gli interessi del paese a quelli di bottega, che non ci rifilino più la cariatide Dini e l'improponibile Amato, vecchi dalle pensioni di platino che dovrebbero almeno tacere sul tema dei tagli alle pensioni altrui, che non tocchi nuovamente ascoltare Gelmini o Alfano, Brunetta o Sacconi che pontificano impunite follie sulla sorte dei giovani precari, degli studenti, dei lavoratori, delle famiglie, del Paese.
Basta.
Fateci fare dei sacrifici più utili ed equi, se proprio non se ne può fare a meno, ma che abbiano una scadenza e un senso collettivo.
Non vogliamo più rassegnarci alla certezza che la casta resti intoccata e intoccabile a blaterare di un'Italia finta, serena solo nei loro portafogli, nei loro privilegi.
Un'ultima considerazione.
Monti, come ho detto, non è il mio candidato preferito, ma l'altra sera l'ho visto, in un servizio televisivo, salutare una platea riunita ad un incontro internazionale.
Ha esordito in buon inglese, con eleganza e sicurezza ed ha proseguito il suo intervento senza ammiccamenti, lazzi da bar, sorrisetti, atteggiamenti clowneschi.
Insomma, il normale atteggiamento che ti aspetti in situazioni simili.
In quel momento ho pensato che, davvero, un uomo normale, di buona cultura educazione e intelligenza, a capo del nostro governo potesse essere un dono del cielo.
Il professor Monti, a confronto col nanaccio, con Bossi, con Santanché, Lupi, Brunetta e chi più ne ha più ne metta, è sembrato, in soli cinque minuti, senza prodursi in altro di particolare che non fosse la sua presenza, Einstein paragonato al Pitecantropo.
Adesso spero davvero che l'Italia si desti dal suo deliquio quasi ventennale.
Qualcuno ha detto che il sonno della ragione genera mostri.
A guardare in faccia Calderoli, ma ancora di più, a sentire parlare lui e tutti i suoi colleghi, più o meno inquisiti, l'affermazione abbandona lo status di teoria filosofica e assume un valore scientifico e concreto.

sabato 5 novembre 2011

quarant'anni dopo

Genova è in ginocchio.
E la Liguria non sta meglio.
Mentre piango i morti, vittime di un delirio naturale di quindici minuti, mi domando già, con sgomento, dove troveremo le risorse per rimetterci in piedi, in quest'Italia sotto tutela, povera e malandata, guidata da vecchi matti vendicativi che a Genova hanno sempre collezionato brutte figure e formulano acute analisi economiche del tipo: "Non c'è crisi, i ristoranti sono pieni."
Ieri ho seguito la diretta di Primocanale dove, a tragedia in corso, già cominciava la ricerca del colpevole.
Il direttore Paternostro, sprizzando indignazione a stento trattenuta, si domandava come fosse possibile tenere aperte le scuole con uno stato di allerta 2, poi dava il meglio di sé quando, non riuscendo a contattare neanche un assessore, affermava "La giunta è chiusa in una stanza a prendere decisioni. Chissà cosa avranno da decidere..."
Eh, già, prova a indovinare: mentre un quartiere intero è sott'acqua, quelli, invece di accorrere al tuo microfono, si permettono di tentare di fare il loro mestiere.
Poi, dopo che la sindaco Vincenzi, ha "finalmente" spiegato in diretta la motivazione delle sue scelte, l'isteria da abbandono è sparita e il direttore è rientrato nella parte nobile del cronista che svolge servizio pubblico.
Voglio sgomberare il campo da dubbi: pur di non votare Marta Vincenzi, io, con molto dispiacere, ho saltato la prima consultazione elettorale della mia vita, e quindi non sono certo portato a difenderla, però non credo che sia utile e intelligente, ancora prima di conoscere i dettagli, cercare il colpevole ad ogni costo o, addirittura, strumentalizzare i morti, come fanno stamattina alcuni indegni fogliacci di carta stampata.
I giornalisti in buona fede, invece, aspettando un poco, eviterebbero odiose brutte figure.
La realtà pare indicare che sono cadute, in quindici minuti, in una zona ristretta, un terzo delle precipitazioni medie di un anno.
Sembra anche indicare che la povera mamma di due povere bambine sia morta mentre le riportava a casa da scuola, perché il disastro è avvenuto, per tragica coincidenza, in prossimità dell'orario d'uscita
Se le scuole fossero state chiuse, invece, poteva morire una mamma che andava ad affidare le sue bambine ai nonni per recarsi al lavoro, o magari i nonni che riaccompagnavano i bambini a casa, o magari mamma, nonni e bambini mentre si salutavano sul portone di casa.
O magari due mamme che andavano a far spesa dopo aver lasciato a casa i bambini perché le scuole erano chiuse e loro avevano preso un giorno di permesso.
Quindici minuti di pioggia mai vista, un rigagnolo che passa dal livello di un metro a quattro metri, praticamente all'improvviso.
Forse si potrebbe fare di più per prevenire eventi del genere, è vero.
Magari con le ricchezze infinite a disposizione degli amministratori locali.
Ripensandoci, forse è proprio questo che stavano decidendo in giunta, invece di rispondere alle accorate chiamate di Paternostro: il ristorante dove andare a mangiare la sera dopo aver cercato di arginare per tutto il giorno flussi di denaro in entrata.
Decisione difficile. I ristoranti, in Italia, sono tutti pieni.