da ognuno secondo le sue possibilità, a ognuno secondo i suoi bisogni (Karl Marx)

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giovedì 26 marzo 2015

l'aria che tira

L'aria che tira è pessima.
Dappertutto, ma soprattutto nei posti di lavoro.
C'è un effetto collaterale della crisi che ci sta avvelenando la vita; con l'aiuto di una propaganda più o meno esplicita, quelli che fino a ieri erano considerati diritti inalienabili passano nella categoria dei privilegi.
Facciamo un esempio: uno stipendio da millecinquecento euro, con contributi regolarmente versati, che arriva puntualmente ogni mese, non è certo un reato, eppure quando  la maggior parte del paese vive nella precarietà, chi ha un trattamento del genere viene guardato con invidia, a volte con sospetto; non si dovrebbe lamentare, quasi che il livellamento verso il basso sia il traguardo da perseguire.
Quanti di noi si sono sentiti ripetere ultimamente dal capetto di turno di essere fortunati perché almeno possiedono un lavoro?
E' un'affermazione condivisibile solo perché nella società attuale qualcosa non funziona; nessuno che presta diligentemente  la sua opera a fronte di uno stipendio ruba.
Ma sull'allevamento di  questo complesso di colpa molte aziende basano la loro politica sindacale.
E così, sono troppi tre mesi di vacanze estive per gli studenti, quasi che i ragazzi fossero colpevoli di averle sempre fatte (magari lavorando per qualche periodo), è vergognoso desiderare di andare in pensione da vivi per godersi in pace gli ultimi anni dopo una vita di lavoro, le ferie andrebbero ridotte se i lavoratori avessero un po' di coscienza. Siamo tutti nella stessa barca, no?
No. Niente affatto. Anche se oggi è ritenuto un'eresia lo slogan che si scandiva non troppi anni fa: "lavorare meno per lavorare tutti", tuttavia ricordiamoci sempre che nella crisi molti si sono impoveriti e pochi si sono arricchiti.
I cavalieri della crisi sono quelli che godono i frutti della loro propaganda, quelli per cui noi dovremmo lavorare e produrre ancora di più ed essere tutelati ancora di meno, quelli che hanno tutto l'interesse a farci sentire inadeguati con le nostre pretese di vivere una vita serena e normale; aiutati dalla loro stampa, dalla loro politica, dal loro potere, sempre attenti a fomentare divisioni tra lavoratori e disoccupati, poveri e poverissimi, che si guardano in cagnesco per un tozzo di pane mentre loro stappano bottiglie di champagne. 
Sono quelli che, puntando a far crescere una maggioranza di disperati,  sperano di ottenere sempre più consenso popolare per togliere a tutti i componenti delle classi medie e basse i fastidiosi diritti residui, presentati come "privilegi" dai veri, spregevoli privilegiati.   

venerdì 20 marzo 2015

povera Italia

Partiamo da Tunisi, che è vicina. Mi associo alle espressioni di cordoglio per gli Italiani morti e per tutte le vittime di questo ennesimo atto vile, e spero che i feriti si riprendano presto, e che si riprenda presto la Tunisia.
Resto dell'idea che non ci sia molto da fare contro l'alienazione parossistica germinata e allevata sulla disperazione, una volta che questa si è diffusa. Prima sì, Prima si può e si deve agire, soprattutto togliendo spazio alla disperazione e all'ignoranza e a chi ci campa su, vendendo illusioni, armi, guerra.
E, a proposito di ignoranza, è bene che più gente possibile conosca il profondo senso dello Stato della Santanché. la quale, "sfiduciosa" sulla vicenda Lupi, a chi le obiettava di avere sempre espresso, in passato, posizioni garantiste ha risposto, più o meno,  che Lupi aveva tradito Cialtron Escort e quindi non merita di essere difeso.
Insomma sembra che non siano precisamente la tutela dei valori, degli ideali, la valutazione etica, la meritocrazia, gli elemento discriminanti nel giudizio di molti dei nostri politici; piuttosto la vendetta condominiale, l'astio di pollaio. E il peggio è che lo dichiarano pure, senza alcun pudore né timore.  
Per finire, una proposta di riforma epocale: Renzi ha ragione, cinque polizie sono troppe, e allora ecco che si strombazza l'accorpamento (in che corpo?) della Guardia Forestale!
Fantastico! Chissà a chi toccherà andare per boschi mentre polizia e carabinieri continueranno a svolgere le stesse mansioni con (dis)organizzazioni diverse?
E Terence Hill, poveretto, resterà disoccupato o interpreterà il Prode Vigile Urbano?

giovedì 12 marzo 2015

larghe vedute su orizzonti ristretti

Ieri sera ho assistito a un pezzo della conversazione televisiva tra Daria Bignardi e un pretone di larghe vedute, monsignor Sigalini, vescovo.
All'inizio, il prelato dall'accento bresciano era parecchio simpatico mentre rievocava il sessantotto, vissuto in università come un periodo "bellissimo", partecipando alle manifestazioni finché queste non si sono trasformate nelle guerriglie tristemente famose.
Il monsignore, tra una citazione di don Milani e un aneddoto sull'infanzia, pur vantandosi un po' della sua laurea in matematica ottenuta, a dispetto di inclinazioni letterarie, con fatica e applicazione, risultava uomo di cultura e ampie vedute, anche nella rievocazione di un bacio pre-ordinazione che, a suo dire, gli fu elargito di iniziativa da una giovane evidentemente colpita irresistibilmente dal suo fascino.
Insomma, un po' "bauscia", ma del tipo tollerabile.
Il primo campanello di allarme mi è squillato quando monsignore ha dichiarato che nemmeno in occasione del bacio la sua vocazione ha subito un attimo di appannamento, rimanendo lucida, incrollabile e indefettibile, ma devo dire che è una mia brutta abitudine quella di diffidare delle persone che non dubitano della castità neanche quando gli ormoni spingono a manetta, e, comunque, di persone che non dubitano mai. 
Sta di fatto, però, che quella vipera della Daria ha aperto, poco dopo, un collegamento con Sebastiano Mauri, autore di un libro in difesa dei diritti delle coppie omosessuali.
Lì la facciata si è sgretolata subito. Cinque minuti prima il pretone diceva che papa Francesco è fantastico, cinque minuti dopo asseriva che le coppie possono pretendere diritti e riconoscimenti solo se formate da uomo e donna.
La sua teoria è che la famiglia etero, in quanto atta a riprodursi, merita una considerazione da parte dello stato perché ne è il fondamento, infatti lo stato è un insieme di cittadini e i cittadini si riproducono solo in famiglie etero, quindi sono solo queste le famiglie da tutelare.
E allora io dico: lo sappiano e lo tengano bene a mente le famiglie omo, ma anche le famiglie etero senza figli, prima o poi toccherà occuparsi anche di loro.
E' adesso mi domando se il vescovo Sigalini porti i suoi anni così bene da aver partecipato alle manifestazioni del milletrecetosessantotto.
Non avrà fatto un patto col diavolo, vero?

domenica 8 marzo 2015

tutele crescenti

E' in vigore il jobs act.
Come ho sostenuto più volte, le parole sono importanti, infatti questa moderna dizione inglese, dal sapore international,  vuole evidentemente rottamare anche linguisticamente il suono antico e, forse, ritenuto un po' provinciale, delle parole "statuto dei lavoratori".
In effetti, la definizione "jobs act" sta meglio in bocca ai Marchionne e ai Sacconi e ai Renzi, e, in generale, agli uomini dell'alta finanza (quella in grigio, non quella in griogioverde) che possono spararla secca come una fucilata senza essere più costretti a torcere le loro labbra poco adatte alla pronuncia dell'obsoleto e detestato vocabolo "lavoratori". 
Quando però non si fa la scelta radicale di una mascheratura anglosassone,  almeno in Italiano bisognerebbe trovare il coraggio di chiamare le cose col loro nome, 
E così, un contratto che prevede, in caso di licenziamento, un indennizzo crescente, parametrato sugli anni di anzianità lavorativa non si può certamente chiamare "contratto a tutele crescenti", sarebbe come se una condanna a morte effettuata con tortura o senza venisse definita "redenzione a tutele crescenti"; in realtà quello entrato in vigore è un  "licenziamento a contropartita crescente", oppure a "vulnus decrescente". Dargli il nome giusto non cambia di una virgola la modalità di sottrazione di diritti, ma almeno elimina il sospetto di essere obbligati a subire, oltre al danno, anche la beffa. 

mercoledì 25 febbraio 2015

o rai o morte

Altra polemica di cui non sentivamo il bisogno, quella scaturita dall'intenzione del governo di avviare la riforma della RAI.
Si tratta, evidentemente, di una questione più importante di quanto appaia a me e a molti altri cittadini italiani.
Per la verità, in un momento come questo, dando per scontato che si stia alacremente lavorando sotto traccia su Libia, lotta al terrorismo, rimpatrio dei due marò (argomenti che, sicuramente, stanno al cuore nostro e del governo più della RAI), spenderei energie su almeno quattro argomenti che mi paiono prioritari, perfino più della sbandierata responsabilità civile dei giudici.
Cito: 1 esodati  2 riforma pensioni (nel senso di mitigare, almeno, gli effetti nefasti della Fornero. Vorrei che qualcuno mi spiegasse quando entrano nel mondo del lavoro i giovani, se gli anziani devono prima morire) 3 conflitto di interessi sempre promesso e mai affrontato 4 falso in bilancio che non mi sembra così tanto penalizzato. 
Direi che la RAI può aspettare almeno lo scioglimento di questi nodi. 

sabato 21 febbraio 2015

non ci sono più le mezze stagioni

La propaganda è un'arma potentissima.Ne abbiamo, in questi giorni una tragica conferma dalla sempre maggiore accuratezza con cui i tagliagole confezionano i loro ributtanti messaggi per diffonderli in tutto il globo.
Ed è propaganda anche quella con cui, da anni, il marcio capitalismo finanziario al potere cerca di convincerci della bontà delle ricette con cui si affamano i molti e si arricchiscono i pochi (ricette che, a mio avviso, hanno anche la responsabilità di ingrossare  le file di eserciti di disperati). Quante volte ci siamo sentiti ripetere, negli ultimi anni, che "sinistra" e "destra" sono concetti ormai superati, che non esiste più la lotta di classe? Il risultato è che, oggi, un governo presieduto dal segretario di un partito, nato di sinistra, ha varato il jobs act, sistema di regolamentazione del lavoro che viene avversato dal sindacato e applaudito da confindustria.
Come ha scritto Michele Serra, non è vero che ormai gli interessi dei lavoratori e degli imprenditori coincidano sempre e comunque (altra propaganda), questo può accadere solo a volte, e l'esempio principe è quello dello stipendio: è interesse dei lavoratori che sia più alto possibile, mentre gli imprenditori che hanno come obiettivo primario il profitto, hanno interesse a risparmiare il più possibile sul costo della mano d'opera.  
Poi c'è l'affabulazione edificante, e a volte perfino reale, dell'imprenditore lungimirante che comprende quanto sia produttivo avere "collaboratori" soddisfatti, ma credo che si tratti di casi percentualmente irrilevanti.
Preso atto di questo, io diffido parecchio degli abbracci tra Renzi e Marchionne.
Il dato è comunque sempre quello: mai come come oggi è aumentata la divaricazione tra i ricchi arroganti e avidi e gli altri; ricchi che, con la complicità di una classe politica connivente, sembrano aver vinto la battaglia della propaganda, tanto da indurci a credere di essere tutti nella stessa barca, su cui però non sono loro a vogare.
La realtà dei fatti è che questo sistema sta portando il mondo verso un nuovo (dis)ordine. 
Ultimamente ho in testa uno scenario da romanzo: il popolo Greco risolve tutti i suoi problemi di sussistenza grazie all'aiuto della Russia di Putin e ne diventa testa di ponte, motivato anche dal rancore nei confronti dell'Europa, non importa se giustificato o meno.
O magari arrivano i tagliagole dell'isis che sono maestri a convogliare la disperazione e si alleano con i capi di alba dorata.
Si, lo so che che un'alleanza tra nazisti e islamisti sembra un po' forzata, ma, del resto, se un segretario del PD è applaudito dalla confindustria più che dai lavoratori, vuol dire proprio che non ci sono più le mezze stagioni. 
C'è da lavorarci un po', ma ne potrebbe uscire una bella storia, a patto che non si trasformi nella Storia.    

sabato 31 gennaio 2015

presidente

Abbiamo il nuovo Presidente Della Repubblica.
Sergio Mattarella non mi fa battere il cuore, ma ha un curriculum di tutto rispetto  a cui si aggiunge l'ottima referenza del livore con cui Renato Brunetta commentava la sua imminente elezione prima che essa avvenisse.
Come un bambino dispettoso, rispondeva a una domanda della giornalista che lo intervistava dicendo che dopo la scelta unilaterale di Renzi sul candidato, non è affatto detto che la riforma della legge elettorale vada in porto. Con buona pace di tutti coloro che, come me, pensano che l'unica discriminante valida per la buona politica per sostenere una legge sia la bontà della legge stessa.
In parole povere, parrebbe che a Brunetta non possa fregare di meno se la nuova legge elettorale serve o no al Paese, ma gli interessi esclusivamente subordinarne la votazione a una ripicca.
E' arrivata poi anche la parte buffa. E' stato quando, a precisa domanda sulla fedeltà dei forzaioli alle direttive di partito (votare scheda bianca), il nostro ha risposto sprezzante che la specialità dei franchi tiratori appartiene al PD.  
Peccato che, poco dopo, le schede bianche nell'urna siano risultate meno di tre quarti dei grandi elettori di Forza Italia.
Sapete chi mi ricorda Brunetta? Louis De Funes, quel comico francese incazzosissimo che faceva ridere perché gli andavano tutte storte.
E allora, grazie anche al comico Brunetta per aver portato una nota leggera e divertente in un fatto così serio come l'elezione di un Presidente della Repubblica.

martedì 20 gennaio 2015

Gaspuah!

Qualcuno riesce a spiegare al vicepresidente del senato (mi attanaglia la disperazione mentre associo il nome alla carica) Gasparri, che, anche non prendendo in considerazione la sua violenza, il suo cattivo gusto e il suo pattume, non si può evitare di rimanere sbalorditi di fronte alla sua ignoranza che lo porta a ritenere possibili rapporti sessuali consenzienti tra un prigioniero e il suo carceriere?

venerdì 16 gennaio 2015

mille carezze e un pugno


Papa Francesco ha dichiarato che non è mai accettabile che si uccida in nome della religione, ma che, se qualcuno offendesse sua madre, lui gli darebbe un pugno.
Con ciò, pare che l'esempio assimili una religione a una madre.
Con tutto il rispetto per lui e le mille carezze che fino a ora gli ho visto regalare al mondo, questa volta mi sento umilmente di dissentire. E solo fin qui, mi sono già permesso un atto laico che parecchi "religiosi" punirebbero severamente, indipendentemente dalla confessione da cui arriva il dissenso. 
E' proprio questo il tema, o meglio, il problema: intanto una madre ce l'hanno tutti, una religione no, e poi ci sono comunque madri e madri, figuriamoci religioni e religioni!
Ora, fermo restando che la parte più importante della frase di Bergoglio è "mai uccidere in nome della religione" e che un cazzotto per un' offesa si può anche rischiare, la questione della libertà di satira è più seria di quel che sembra; già spuntano qua e là i primi revisionisti, quelli del "je suis Charlie ma...", tuttavia io credo che la libertà di satira sia un pezzo della libertà di opinione che è a sua volta parte fondante della Libertà.
Certo, non è sempre facile definire che cosa sia satira e che cosa no, un disegnatore ha detto che essa si muove sempre dal più debole contro il più forte e questa mi pare comunque una caratteristica utile a identificarla.
Una volta identificata la satira, credo che sia giusto magari discuterla, anche contestarla, ma nutro qualche dubbio sull'opportunità di limitarla, perché allora si porrebbe la questione su chi avrebbe il diritto di porre limiti alla libertà di opinione, e questa questione, generalmente, viene risolta proprio dal potere, in evidente conflitto di interessi in quanto bersaglio della satira. 
Insomma, io capisco bene che alcuni strumenti dialettici possano risultare offensivi, specie nei confronti di chi fonda la propria esistenza sui dogmi, ma il contrario, cioè vivere entro limiti d'espressione o nell'ipocrisia di pensatori non liberi,  mi pare peggio.
Di fronte a un'offesa di carta sarebbe opportuno instaurare una legge del taglione universale, applicata alla lettera: parola contro parola, vignetta contro vignetta, canzone contro canzone, trovando giustificazioni alle uccisioni solo nel principio giuridico della legittima difesa che le ammette esclusivamente per salvare la propria vita o quelle di altri.
Non so se le religioni si avvantaggerebbero con queste regole, gran parte delle madri certamente sì.

mercoledì 7 gennaio 2015

Assassini

Sembra di essere scoperti e indifesi rispetto a eventi come quello che un pugno di assassini ha costruito a Parigi.
Sono anch'io tra coloro convinti dell'impossibilità di proteggere ogni obiettivo da atti di terrorismo.
E, d'altra parte, tragedie del genere rischiano di generare più effetti collaterali, che è proprio ciò che vuole chi che le allestisce; alimentano la diffidenza, la paura, l'intolleranza, in un cancro composito che cresce sempre di più, portando spesso con sé altre metastasi per emulazione o reazione.
Credo che l'unica speranza per uscirne sia, da una parte, erodere terreno alla disperazione, quella generata da una crescita esponenziale della sperequazione delle risorse, grazie all'egoismo eletto a dottrina economica; dall'altra contarsi, tra moderati e tolleranti e prendere nettamente le distanze dagli assassini, ogni volta che si può.
Che parlino i musulmani non violenti, ma che parlino tanto, a alta voce  e ogni volta che possono, che parlino ufficialmente i rappresentanti politici degli islamici moderati e chiunque nella cultura islamica abbia un seguito, spiegando al mondo la propria posizione condivisa con quella dei cattolici moderati, pretendendo di distinguersi dalla feccia.
Che si gettino nuovi  ponti tra oriente e occidente ogni volta che qualcuno di essi viene minato.
Non deve essere lasciato terreno di coltura agli assassini il cui unico credo è uccidere.
Sembra che uno dei poliziotti di Parigi, giustiziato senza pietà sul marciapiede, fosse musulmano, e Bernard Maris, economista, un'altra delle vittime illustri dell'attentato, teorizzava un'economia "etica", contro il liberismo sfrenato e egoista che sta riducendo il mondo una polveriera.
Anche se c'è chi si impegna per farla sembrare una guerra di religione, io credo che nelle teste tagliate, negli innocenti ammazzati non ci sia religione alcuna.   

venerdì 2 gennaio 2015

Possiamo prendercelo noi?

Ho letto l'articolo di Messori sul Corriere Della Sera, che esprime una serie di riserve sul pontificato di papa Francesco e ho firmato subito il documento di solidarietà, redatto da don Farinella a favore di Bergoglio.
Secondo Messori, le parole e le azioni del pontefice sarebbero spesso contraddittorie, tali da indurre in confusione il cattolico medio.
Mi domando quanta confusione generi nello stesso cattolico medio la lettura  e lo sforzo di adesione ai vangeli, a quella che viene tramandata da secoli come la parola di Cristo.
Ho infatti l'impressione che Bergoglio cerchi di attenersi a quella dottrina (infarcita di povertà, semplicità, amore, coraggio) molto più di altri suoi illustri predecessori; sicuramente molto più dei principi della curia, tanto che, visto che sono stati alcuni di questi stessi principi ad averlo eletto, l'unico dubbio che mi resta su di lui è che mi pare troppo bello per essere vero. Se fossi molto religioso potrei pensare perfino che la sua elezione è il frutto di un miracoloso obnubilamento indotto dallo Spirito Santo nel conclave. 
Fosse così, l'opera dello Spirito Santo ha prodotto anche pregevoli effetti collaterali; per esempio: non mi era mai capitato prima di papa Francesco di assistere a esternazioni così veementi e evangeliche da parte del cardinale Bagnasco, presidente della CEI, che è passato con disinvoltura dalla difesa dell'operato conservatore del cardinale Siri ai funerali di don Gallo, a frequenti dichiarazioni in soccorso dei poveri e degli oppressi, contro la cattiva politica e a favore del lavoro.
Insomma, con buona pace di Messori, sembra che l'ufficio marketing del Paradiso l'abbia proprio azzeccata. E allora, visto che siamo in regime di miracoli, non è che la Divina Provvidenza ha un Bergoglio pronto anche per questo sciagurato Stato?

martedì 23 dicembre 2014

facciamo gli Italiani (fatta l'Italia?)

Non c'è verso; per quanto si riformi, per quanto si possa essere animati da buone intenzioni, lo scarto culturale tra noi e i popoli che stanno meglio di noi continua a costituire un handicap.
Intendiamoci; io sono assolutamente convinto che l'Europa e perfino il mondo abbiano bisogno di una riforma radicale; il primato della finanza sull'economia, il capitalismo del profitto a ogni costo, la politica dell'egoismo e dell'avidità dei pochi a discapito dei molti non sono metastasi esclusive del nostro sistema.
E' vero però che la corruzione, l'odiosa furbizia, l'evasione fiscale, la delinquenza organizzata e infiltrata fino nelle istituzioni, la ricerca e la disponibilità all' "aiutino" che aggiri le regole  sono peculiarità che abbiamo saputo sviluppare meglio dell'occupazione, dell'istruzione e della ricerca scientifica.
Volete due esempi d'attualità?
Siamo stati tutti contenti dell'eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti: benissimo, finalmente è stato tracciato il solco per una politica sana e trasparente.
Dopo ciò, si sono organizzate le cene di finanziamento all'americana, tutto alla luce del sole.
Peccato che, da noi, a quelle cene partecipino i Buzzi e altri malviventi assortiti impegnati  a aggiudicarsi la loro fetta di potere.
Un altro esempio è quello delle preferenze, per cui gli elettori devono essere responsabili senza mediazioni dell'elezione dei loro rappresentanti; io ho sempre pensato che fossero un alto esempio di democrazia. Peccato che, con questi chiari di luna, esista un rischio più che fondato che i voti siano manovrati da personaggi dediti all'interesse privato più che a quello pubblico, magari con fedine penali non proprio candide.
La morale è che, purtroppo, la nostra democrazia, più di altre, deve essere costantemente aggiornata e sorvegliata perché, a quanto pare, noi Italiani possediamo in abbondanza anticorpi in grado di distruggerla. 

domenica 21 dicembre 2014

rottamazioni

Ieri sera, a cena con amici. Tutti con il certificato "sinistra doc", eppure mi sono trovato in minoranza.
Chi aveva la mia età, chi qualche anno di più, ma io ero il conservatore, il vecchio contrapposto al nuovo che avanza.
Ognuno di loro aveva una giustificazione all'eliminazione dell'articolo 18, ognuno di loro un buon motivo per condividere le opinioni dell'Ego Della Bilancia sul sindacato.
Eppure tutti si dicevano favorevoli alla tutela dei diritti dei più deboli, degli operai senza lavoro, dei cassintegrati, dei disoccupati giovani e vecchi, degli esodati. Qualcuno ha detto anche che, in realtà, il jobs act non sopprime affatto l'articolo in questione, qualcuno ha sostenuto che si tratta di una questione marginale confronto all'innovazione necessaria nel mondo del lavoro, e a nulla è valsa la mia obiezione: se si tratta di questione marginale, perché per il governo è risultata prioritaria rispetto, per esempio, al falso in bilancio e al conflitto di interessi?   
Oggi, sentendo Bersani auspicare la teoria della normale contrapposizione politica in un paese normale, che prevede una destra illuminata e liberale impegnata a portare avanti le proprie convinzioni su ciò che è utile per il bene della comunità, diverse da quelle della sinistra, impegnata a portare avanti le proprie convinzioni su ciò che è utile per il bene della comunità; ambedue capaci di identificare compromessi utili al bene della comunità; oggi mi pare di aver capito che quella destra, nel nostro paese, si sta già formando attraverso un'esperienza di governo. Adesso si tratta solo di trovare un leader altrettanto valido e capace per la sinistra.  

mercoledì 26 novembre 2014

sostiene Tony Blair

Sostiene Tony Blair che non possiamo più permetterci lo stato sociale di venti anni fa.
Ne sono convinto.
Sono anche convinto che, tenendo la barra su questa rotta, tra venti anni, forse prima, non potremo permetterci lo stato sociale di qualsiasi tipo.
E, andando un po' più in là, tra cinquanta anni, magari, le generazione future non potranno più permettersi nemmeno lo Stato.
Immagino risorse sempre più scarse, amministrate e consumate da elite sempre più ristrette di persone che potranno comprarsi, oltre all'istruzione,  anche una vita molto più lunga delle moltitudini lasciate nell'indigenza e nell'ignoranza fino a scatenare conflitti per la sopravvivenza, combattuti, naturalmente, dai poveri e causati dai ricchi, blindati in oasi felici.
Sembra fantascienza ma sono convinto che già tra pochi anni le statistiche ci confermeranno un trend di riduzione della qualità e dell'aspettativa di vita anche in alcuni paesi non troppo lontani da noi. 
Blair ha ragione a dire quel che dice, dal suo punto di vista,  perché, nella migliore delle ipotesi, considera lo stato sociale una caratteristica retrattile della democrazia, come quasi tutti i leader europei.
Io mi permetto di dissentire; se cominciassimo a pensare che lo stato sociale è la democrazia, che non si tratta di un accessorio ma di una priorità, anzi, della priorità, potremmo conservare qualche speranza per il futuro.
Non dovrebbe succedere, per esempio, che il licenziamento di un gruppo di lavoratori aumenti i guadagni degli azionisti di un'azienda; gli azionisti, al lavoro per il companatico, verrebbero dopo i lavoratori, al lavoro per il pane.
Semplificando, ci sarebbero meno ville con piscine, sostituite da un tetto sulla testa per tutti.
La dignità e la vita dovrebbero tornare a occupare il posto che spetta loro nelle società civili che si occuperebbero di esse prima che della finanza più o meno creativa.
Quando ci accorgessimo che avanza qualche cosa sono sicuro che troveremmo anche il modo di investirlo, magari in un miglioramento dello stato sociale. 

sabato 22 novembre 2014

se questo è il meglio

Lo scrivo subito e mi tolgo il pensiero: Renzi è il meglio, politicamente parlando, a cui possiamo aspirare in questo momento.
Ciò detto, ieri sera, nella trasmissione di Crozza, in una scena riuscita che parodiava West Side Story, il nostro premier veniva ripetutamente definito "cazzaro".
Questa mattina ho letto un lungo intervento dell'Ego Della Bilancia su Repubblica e, purtroppo, ho avuto la sgradevole sensazione che la sua tendenza a fare il "furbetto" lo porti a volte a meritare la qualifica.
In mezzo a una serie di affermazioni facili da fare e da accettare, adoperate per sostenere la sua pretesa militanza a sinistra, nel difendere il jobs act, trattando dell'articolo 18 (già definito ostacolo rimosso (!) in altra occasione), Matteo se ne è uscito sostenendo che l'articolo in questione non è servito a granché, data la disoccupazione presente in Italia.
La buonanima politica di Di Pietro direbbe: "Che c'azzecca?" L'articolo 18 è una tutela, non serve certo a creare posti di lavoro, a quello dovrebbe pensare la politica rilanciando crescita e economia; non solo: la vigenza dell'articolo 18 non è riuscita comunque a contrastare innumerevoli licenziamenti, già possibili, nel nostro Paese, con fin troppa facilità, in barba proprio a una delle ridicole motivazioni addotte dalla destra per giustificare la sua battaglia feroce contro un diritto dei lavoratori: la panzana secondo cui in Italia sarebbe impossibile licenziare a causa dell'articolo 18.
E quindi, con licenziamenti ancora più facili, in Italia è inevitabile, in tempo di crisi e non, che la disoccupazione aumenti ulteriormente; temo ne avremo presto la prova.
La seconda occasione in cui Matteo è sembrato Pierino (non Di Pietro, ma quello delle barzellette), è verso la fine della lunga lettera quando, presumo col sottinteso "massimo rispetto", ha rimproverato al sindacato di manifestare contro il jobs act  e di non aver manifestato contro la legge Fornero.
A parte il fatto che, "col massimo rispetto", Renzi ha sempre fatto il possibile per alienarsi la disponibilità a qualsiasi trattativa da parte delle rappresentanze dei lavoratori; a parte il fatto che nessuno ha mai pensato che il sindacato fosse immune da errori, e proprio per questo potrebbe aver fatto tesoro di un'esperienza negativa per non ripeterla; se il nostro presidente del consiglio si dichiara implicitamente convinto che la la legge Fornero meritasse una forte opposizione, cosa aspetta a cambiarne i nefasti effetti su esodati, pensionati e lavoratori? Ne ha il potere lui molto più del sindacato. Non vorrà mica che qualcuno, tra qualche anno, possa rivolgergli una frase tipo: "Quando c'era da cambiare una legge che tu stesso giudicavi iniqua, tu dove eri?"
A volte viene da chiedersi se l'Ego pensa ai concetti che esprime o se pensa semplicemente che  i suoi interlocutori non siano in grado di pensare.
E questo, come dicevo,  è il meglio che abbiamo.

mercoledì 19 novembre 2014

odio i lavoratori

Mancava solo questo alla dichiarazione del tronfio Sacconi, che ha avuto la faccia tosta di affermare quasi testualmente che "finalmente è stato eliminato l'articolo 18, privilegio sopravvissuto a una concezione novecentesca del lavoro".
In realtà, insieme all'articolo 18, è caduto un altro pietoso velo, rivelando quel che si sapeva da un pezzo: nella nostra classe politica, ma non solo nella nostra, purtroppo, c'è chi, privo di qualsiasi problema economico, decide scientemente di sottrarre diritti a famiglie già ridotte in condizioni precarie da scelte operate sempre a favore dei pochi e a discapito dei molti.
Come ho sempre pensato, non c'è una ragione di autentico incremento dell'occupazione nell'assumere certe decisioni, come dimostra la mancanza di una giustificazione credibile alla soppressione di un diritto, ma solo la volontà cinica di penalizzare e ridurre ulteriormente gli spazi di manovra di chi campa faticosamente del proprio lavoro, per far sì che il prezzo delle prestazioni si contragga ulteriormente a vantaggio dei soliti ricchi.
D'altra parte, il trionfalismo sacconiano non era rivolto a una conquista, ma a uno smantellamento; l'individuo non si è presentato palesando soddisfazione per un imminente rilancio dell'occupazione, ma godendo nell'affermare che l'articolo 18 è stato finalmente estorto.
Del resto, l'Europa di Juncker, che ha a capo della commissione un altro individuo pronto a bacchettare le inadempienze finanziarie, vere o presunte,  dei singoli stati dopo aver governato un paradiso fiscale che temo abbia ben poco da offrire all'economia europea, se non elusione, non mi pare vada nella direzione di una crescita solidale. La finanza continua  a governare l'economia e a strangolarla.
Così come Juncker, che  dovrebbe guidarci alla prosperità europea, è stato, e forse è, uno degli artefici del guadagno di pochi a discapito di molti, al limite della legalità e molto oltre la correttezza; il nostro (si fa per dire) Sacconi, che gongola per aver reso più precario il destino di molte famiglie, non si vergogna di presentarsi come un difensore della Famiglia, quando si tratta di imporne un modello etico becero e antistorico.
E mentre l'Ego della Bilancia si riempie la bocca di termini inglesi, io mi domando a quale altro disastro ci porterà il jobs act se ha passato il vaglio di certe censure.

giovedì 30 ottobre 2014

PD sta per Partito di Destra?

Vabbé, dai, manganellare gli operai non è di sinistra, ma potrebbe trattarsi di uno spiacevole incidente.
Non è di sinistra nemmeno preferire Fanfani a Berlinguer, ma ognuno ha i suoi gusti.
Non è di sinistra cercare ogni occasione per delegittimare il sindacato, accusandolo, prima, di responsabilità nelle leggi passate che hanno dato vita al precariato ( Il mantra Renziano: voi dove eravate?), salvo, poi, affermare che non è compito del sindacato trattare normative di legge sul lavoro.
Non è di sinistra abbracciare Marchionne e strofinarsi con finanzieri che vorrebbero abolire il diritto di sciopero.
Non è di sinistra sparare a palle incatenate contro la segretaria della CGIL per poi invitare tutti a abbassare i toni.
(Questa mi ricorda il Berlusca che dava dei coglioni agli elettori di sinistra e poi diceva di smetterla con gli insulti.)
Ho il dubbio che Renzi e il suo governo, nel complesso, non siano di sinistra.
Ho la certezza che la sinistra, oggi, non abbia di meglio da proporre.
Spero che si stia preparando un'alternativa seria, pronta per quando il mondo avrà capito che capitale e finanza non possono regolare la vita degli uomini di buona volontà.
Sempre che riusciamo a  scampare al diluvio anche noi che dobbiamo salvarci a nuoto, perché i posti sull'arca sono troppo cari, praticamente tutti prenotati dagli uomini di volontà cattiva.

mercoledì 22 ottobre 2014

a volte ritornano (perché li facciamo tornare)

Leggo oggi su Repubblica un'intervista a Elsa Fornero sul ventilato provvedimento di spostamento del pagamento delle pensioni al 10 del mese.
Colpisce parecchio il modo in cui la nostra ineffabile ex ministra piangente demolisce questo progetto, schierata dalla parte dei deboli e degli oppressi.
Govi direbbe: "Giggia, che faccia!" Dopo la vergogna degli esodati, dopo la carognata ("tecnica", eh!) della sua riforma, oggi se ne esce con un: "Mi hanno lasciata sola!" Pianto greco nel miglior stile del personaggio.
Anche a me sembra che l'idea odierna di creare altri problemi a un certo numero di pensionati sia cattiva, ma è un bruscolino confronto  ai disastri che ha provocato e provoca e provocherà Elsa nella vita di un'infinità di persone. 
Mi domando perché individui del genere abbiano ancora il coraggio di esprimere pubblici pareri su argomenti in merito ai quali hanno ampiamente dimostrato la loro dannosa incapacità, ancora più odiosa in quanto produttrice di errori pagati da altri, segnatamente da fasce deboli di popolazione.
E, soprattutto, mi chiedo perché il primo quotidiano nazionale abbia il coraggio di chiederli, certi pareri, riproponendo al (dis)onore del mondo persone che si preferirebbe dimenticare, almeno loro, dato che gli effetti delle azioni da loro intraprese sono, purtroppo, indimenticabili.
A quando un'intervista a Dracula sulle trasfusioni di sangue?
Sono quasi certo che stigmatizzerebbe il comportamento dell'AVIS.

lunedì 20 ottobre 2014

coppie gaie (magari, finalmente!)

Ho assistito a parte di un dibattito tra Vladimir Luxuria e Franco Gasparri (di Gasparri, più che un frammento di discorso non riesco a digerire)
Il tema era la legge sulle coppie omosessuali. 
Tralascio tutti i perché sì e perché no, ma un esempio di Luxuria merita una riflessione.
Lei ha detto che, finalmente, si comincia a capire che il riconoscimento di diritti alle coppie omosessuali non implica una corrispondente rinuncia a diritti da parte delle coppie etero, non porta via niente a nessuno, un po' come accadde negli Stati Uniti quando vennero riconosciuti i diritti ai neri.
Non è esatto, purtroppo. Nel caso dei neri d'America, allora, e nel caso delle coppie omosessuali in Italia, oggi, la paura che almeno un "diritto" venga sottratto agli "altri", quelli che non vogliono leggi eque, è legittima, e genera le resistenze più forti.
Si tratta della paura di essere espropriati della vergognosa autoproclamazione di superiorità, vissuta come un "diritto" acquisito dall'appartenenza a una razza, o a un orientamento sessuale.
Signore, se ci sei, questi campioni della razza e dell'ortodossia, falli diventare neri, femmine e omosessuali, magari anche solo per un mese, e mandali a vivere in Afghanistan o Corea Del Nord, a cominciare da Gasparri  e Salvini, e via via... se vuoi ho una lista che ci permetterebbe anche di passare un mese più sereno, qui da noi.

lunedì 13 ottobre 2014

alluvione

Genova è di nuovo immersa nel fango.
Le persone colpite che riusciranno a risollevarsi, forse saranno meno della volta scorsa; perdere tutto per due volte in tre anni è una prova davvero al limite della resistenza umana, forse oltre.
Dopo il fango, sale, inevitabile, un'altra alluvione di rabbia.
Ho letto un bellissimo pezzo di Maggiani, autore che non sempre condivido, e che, secondo me, questa volta ci ha preso in pieno.
Lui dice che siamo tutti responsabili, perché siamo stati tutti zitti quando, anni, e forse decenni or sono, si preparavano le condizioni per i disastri di oggi.
Io me le ricordo le previsioni di scienziati che, trent'anni fa, cercavano di indurre i governi a prendere misure opportune prima che si verificassero condizioni climatiche estreme quali piogge torrenziali accompagnate da desertificazioni e una generalizzata mutazione meteorologica provocata dalla sconsideratezza dell'uomo. 
Alcuni altri scienziati contestarono quelle teorie, ma adesso, mi pare che i fatti dimostrino tragicamente dove stava la ragione.
Ora bisognerebbe quindi riflettere con una freddezza che certamente non si può pretendere dalle persone più direttamente coinvolte, e, fronteggiata l'emergenza, assegnati i risarcimenti,  avviare un processo serio di prevenzione che non si attuerà dall'oggi al domani, ma dovrà durare anni, tenendo conto, soprattutto, del fatto che le condizioni del territorio di oggi non sono più quelle di trenta o cinquanta anni fa, e intervenire con vista lunga, cercando di prevedere quel che potrà ancora accadere da qui ad altri cinquanta anni.
Ma su questo processo dovremmo vigilare tutti, evitando, se possibile, l'atteggiamento rivelato da quel che ho sentito dire in una discussione sull'opportunità delle procedure di allerta,  non più tardi di giovedì scorso, in ufficio:"Eh, adesso, bastano due gocce d'acqua per chiudere tutto. In Comune lo fanno solo per pararsi il culo." 
Così come bisognerebbe evitare la vera paraculaggine alla Renzi, che oggi tuona contro la burocrazia, ma risulterebbe avvertito a Marzo da una lettera di Burlando sulla necessità impellente di sbloccare i fondi destinati ai lavori di messa in sicurezza di Bisagno e Fereggiano.
Bisogna stare attenti tutti e sorvegliare, rassegnandosi al fatto che le condizioni di insicurezza ormai esistono endemiche in una città che ha coperto il suo torrente negli anni trenta, quando pioveva in maniera molto diversa da adesso, e da allora ha costruito in modo disordinato, cementificando le sue alture, appena a ridosso del mare, da dove l'acqua precipita in un attimo con forza dirompente.
Il sindaco Doria era a teatro quando l'acqua è uscita dagli argini, ma nessuno aveva previsto per tempo quel che sarebbe successo, e se qualcuno l'avesse previsto, chissà quanti Genovesi avrebbero accolto i suoi provvedimenti restrittivi con il commento "Belìn! Bastano due gocce d'acqua e il sindaco si para il culo..."
Al di là di ogni polemica, credo che sia ancora difficile prevedere se le gocce d'acqua saranno due o duemila miliardi di miliardi, su duecento metri o due chilometri quadrati, in dieci minuti o in una nottata, e allora, meglio sempre non rischiare. Meglio sempre prepararsi al peggio e, nel frattempo, collaborare affinché il peggio non abbia a ripetersi.