da ognuno secondo le sue possibilità, a ognuno secondo i suoi bisogni (Karl Marx)

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martedì 18 febbraio 2014

el rico unido jamas sera vencido

Questa è incredibile! (come tante altre)
Stasera ho visto Angelino Alfano emettere un proclama.
Non l'ho sentito tuonare contro la mancanza di lavoro, né contro la corruzione, né contro la criminalità organizzata o l'evasione fiscale o la mancanza di investimenti nell'istruzione e nella ricerca.
Come si vede, per le priorità da risolvere in questo povero Paese,  c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Niente di tutto questo, però. Forse si tratta di emergenze troppo sfruttate per lui, come dire; banali.
E così l'ho visto mentre proclamava alle telecamere, come prioritaria, la lotta del suo partito al''introduzione di qualsiasi forma di tassa patrimoniale (tassa sul patrimonio, per pagare la quale, in percentuale,  bisogna ovviamente possedere il medesimo).
Angelino, a muso duro, diceva che non si unirebbe mai a un governo che intendesse commettere quella che è, evidentemente, per lui, un'insopportabile iniquità.
Di tutto il resto sembra che niente altro lo scandalizzi a priori. 
Subito dopo, con perfetta scelta di tempo, affermava che ci sono le possibilità per imprimere alla politica dell'esecutivo prossimo venturo una svolta addirittura rivoluzionaria.
In effetti, nella storia, credo mancasse una rivoluzione a favore del patrimonio.
Sarà la prima fatta dai ricchi contro i poveri.
Mentre parlava era circondato dai volti fieri e decisi dei suoi colleghi Schifani e Sacconi, o, se preferite, dei suoi companeros: Schifanos e Sacconiz o, se ritenete, tovarisch Schifanotzki e Sakunin.
Caspita! Chi più rivoluzionario di così? Me li immagino già Robespierre e Spartaco e Mao e il Che e tutti gli altri che fanno a gara, nell'al di là, per tenere il posto caldo agli ultimi arrivati nella famiglia degli irriducibili ribelli pronti a morire sulle barricate per il loro ideale.
El Rico/ Unido/ Jamas Sera Vencido.  

Moretti no.

Che L'Ego Della Bilancia abbia fatto quel che ha fatto, ormai è, appunto, un dato di fatto.
Non vale tornare sopra a tutte le perplessità che ha sparso intorno la sua mossa, compresa l'inquietante sensazione che un atteggiamento del genere, poco comprensibile qui da noi, risulti oltre l'umana portata, varcate le frontiere.
Comunque, bambino e acqua sporca sono già giù per il tubo, facciamocene una ragione e andiamo oltre.
Oltre vuol dire guardare con fiducia alla nuova mirabile compagine di governo che, sicuramente, il nostro allestirà con effetti speciali.
Lo so che non bisogna farsi incantare dal toto-ministri, ma ho avuto un momento di gioia nell'ascoltare il nome di Epifani come accreditato al ministero del lavoro. Mi sono detto: -Vuoi vedere che, per la prima volta da che io ricordi,  deciderà sul lavoro una persona che mastica la materia da una vita e che è stato, fino ad ora, sempre dalla parte dei lavoratori?- Sarebbe il primo ministro a possedere queste caratteristiche, oltre a costituire un'inversione meravigliosa di tendenza, almeno sulla carta, rispetto agli improponibili Sacconi e Fornero che hanno addirittura proposto riforme contro ai lavoratori stessi.
Troppo bello per essere vero. Temo infatti che quel nome sia stato pescato dal mazzo degli imprevisti.
E chi salta fuori, invece, girata la carta delle probabilità? Moretti.
Quel Moretti che è un manager superpagato per licenziare in ferrovia; quel Moretti i cui risultati professionali sono sotto gli occhi di tutti; quel Moretti che, all'indomani di una vergognosa figura italiana, con i treni bloccati in mezzo paese da una nevicata, sostenne che, in carrozza, bisogna salire con una coperta e una bottiglia d'acqua di proprietà. 
No, per favore, quel Moretti no!

domenica 16 febbraio 2014

grazie

Non so se è perché invecchiando si diventa più sentimentali.
Comunque grazie alla mia famiglia e ai miei amici per una bella serata intorno al mio compleanno

sabato 15 febbraio 2014

Avanti tutta

Spero con tutto il cuore che L'Ego Della Bilancia ce la faccia, anche perché, in questo momento, rappresenta l'ultima risorsa di un politica ridotta ai minimi termini.
Intanto, però, registro che, negli ultimi tempi, ha dichiarato:
- mai più un governo di larghe intese
- non sarò mai presidente del consiglio senza vincere prima la competizione elettorale 
- Letta (Enrico) può stare sereno
Ora, se davvero riuscirà, magari perché dotato di superpoteri, a imprimere la famosa svolta al Paese, ne sarà valsa la pena, anche di sputtanarsi come un parolaio qualsiasi.
Io comunque sono preoccupato assai, perché  Renzi lo vedo costruito di materiale biologico non troppo dissimile a quello che ci accomuna, tutti noi umani, né eccessivamente diverso, nel caso di specie, rispetto all'involucro di cellule che contiene il pensiero del suo predecessore.
E sono anche profondamente disturbato dal fatto che, nel frattempo, anche grazie all'Ego Della Bilancia, per la prima volta nel corso della nostra storia, un pregiudicato capeggia una delegazione che si reca al Quirinale per le consultazioni con il Presidente Della Repubblica sulla formazione di un nuovo governo. 
E qui comincio a dubitare che il gioco di togliere la sedia a Enrico Letta per formare un nuovo governo con la destra, affidato a un altro Presidente non eletto dai cittadini,  valga davvero la candela.
D'altra parte, tutto è possibile in questo Paese, solitamente in ambito negativo, però.
Ne sono un esempio le recenti esternazioni del rampollo Elkann che attribuisce ai giovani senza lavoro la colpa di essere senza lavoro.
In tempi abbastanza recenti, questa convinzione è stata espressa dal altri campioni del Pensiero Fulgido, ricordate?
La coccodrilla Fornero, che sosteneva la schizzinosità (lei lo diceva in inglese, faceva più fine) dei giovani disoccupati in materia di lavoro;  il vice ministro spintarella Martone, che definì sfigati i ventottenni non ancora laureati; il ministro buonanima Padoa Schioppa che parlò di bamboccioni.
Trovo curioso che le biografie di questi fenomeni della sociologia moderna non siano ricche di competizioni all'ultimo sangue per salire sull'ascensore sociale partendo dai piani più bassi.
Conosco alcuni giovani che hanno probabilmente più talento di John e sicuramente più di Lapo (tanto per dire; ci vuole poco), ma sono partiti meno avvantaggiati di loro.
Penso che Elkann e i suoi sodali potrebbero rivendicare almeno un minimo di credibilità se provenissero da infanzie infelici e famiglie disagiate; invece, francamente, mi pare che parole del genere, dette da loro, rappresentino l'odioso equivalente sonoro al gesto dell'ombrello; la beffa insultante, dopo il danno, dei ricchi ai poveri. 

sabato 18 gennaio 2014

revisionismo etico

Ieri c'era L'Ego della bilancia dalla Bignardi.
Niente da dire: Renzi, a parlare, è un fenomeno, e le cose che dice sono condivisibili o, comunque, degne di approfondimento; in più, dalla parte attiva della telecamera, fa sfracelli.
L'astuto Matteo ha risposto a una domanda sull'opportunità di incontrare  Cialtron Escort, ricordando che il PD, tempo prima, era insorto contro le modalità di costruzione del  porcellum, varato dalla sola maggioranza senza la partecipazione dell'opposizione.
Peccato abbia dimenticato di notare che, all'epoca, il capo dell'opposizione non era stato condannato in via definitiva dalla magistratura.   
A quel punto, la conduttrice non gli ha rivolto le domanda che avrei voluto fargli io.
Non è  terribile per il PD accettare di discutere parte del destino di un Paese (il nostro) con un pregiudicato?
Non è un modo per riconoscergli, una volta volta di più, una dignità e un potere che in un Paese normale non dovrebbe avere?
Non è un modo, neanche tanto obliquo, di dichiarare ufficialmente che la legge non è uguale per tutti?

giovedì 16 gennaio 2014

quisquilie pinzillacchere

Non era Totò che si esprimeva così per farci ridere, qualche anno fa : "Quisquilie... pinzillacchere..."?
Ieri sera ho udito, nella realtà virtuale di uno studio televisivo, un esponente giovane della destra di cui non ricordo il nome (è possibile Cattaneo?) rispondere al governatore della Toscana, Rossi, che sottolineava l'inopportunità di affrontare un qualsiasi tipo di costruzione politica con un pregiudicato, insomma criticava l'apertura di Renzi a Cialtron Escort.
Bene, il politico rampante, esibendo un bel sorriso d'ordinanza, ha risposto che quella sottolineatura era l'esempio lampante della pratica di demonizzazione dell'avversario e che bisognava passare oltre.
Appunto, le condanne definitive diventano quisquilie e pinzillacchere; di più, a Al Cerone, ho letto da qualche parte,  bisogna riconoscere le attenuanti perché ha governato il Paese.
Oh bella! Ma queste non sono piuttosto aggravanti?
Quindi se un preside di scuola media fosse uno stupratore di bambini, il diritto dovrebbe prevedere che, governando una scuola, sia giudicato con più clemenza di un maniaco da strada?
Quisquilie pinzillacchere.
Queste, però, non mi fanno ridere.

Il razzista Salvini, quello che un po' di anni fa, durante le sagre paesane, cantava le canzoncine contro i Napoletani, ha fatto carriera.
Grazie al ministro Kyenge adesso sappiamo che il razzismo in Italia esiste ufficialmente e, fuor di ipocrisia, ne abbiamo anche una mappa un po' più precisa. 

La borsa è salita ai livelli massimi dal 2011, e l'occupazione è ai minimi; anche la gente comune è ai minimi.
In borsa investe chi ha soldi in più rispetto alle esigenze vitali.
Serve altro per capire che questo sistema nefando privilegia i pochi più ricchi a discapito dei molti più poveri?
Che cos'è un miglioramento nell'economia, oggi? Una percentuale aggiuntiva di benessere generalizzato? O un incremento delle possibilità finanziarie di un'elite volentieri disposta a divorare il presente e il futuro di chiunque non sia in condizione di difendersi?   
E allora, quando i governi ci dicono che l'economia è in ripresa, quanti di noi possono davvero gioire?
Sarà mica come per il terremoto dell'Aquila? Due che si parlano ridendo, contenti che insieme alle case si siano mosse anche le loro prospettive di guadagno? E quanto comincia a somigliare la speculazione finanziaria alle tangenti incassate sulla disperazione e la morte? 

domenica 5 gennaio 2014

Renzi quale?

Non stravedo per Renzi.
Non ho votato alle primarie del PD, partito da cui ho preso le distanze, almeno finché non salteranno fuori i nomi dei cento e spiccioli maramaldi che hanno detto una cosa e, nel "segreto dell'urna" ne hanno fatto un'altra, almeno finché questi traditori vigliacchi non usciranno da quel partito. A parte la vergognosa figura, non voglio rischiare che il mio voto sia utile alla carriera di uno di loro. 
Mi sento quindi sempre più distante da un partito e da un segretario che mi paiono sempre meno di sinistra.
E tuttavia ho sperato che l'elezione di un giovane  segretario (troppo) ambizioso e, sicuramente, molto mediatico, dote "politica" che pare essenziale per gli Italiani, forse oggi più contenti di farsi governare da un Alberto Sordi che da un Enrico Berlinguer, ho sperato che portasse un'aria nuova.
All'inizio, devo dire che Renzi mi è sembrato molto attivo e vigoroso con le sue proposte su legge elettorale e rimborsi ai partiti, rispetto ai quali ha anche cercato di strappare la maschera a quel bravissimo comico di Grillo (altro eroe mediatico, cvd).
Ma mi domando che senso abbia la battuta, se era una battuta, di pessimo gusto su Fassina.
"Fassina, chi?" Te lo dico io, Matteo: Fassina il viceministro dell'economia in un governo presieduto dal tuo compagno di partito Letta, egli stesso appartenente al PD, che sarebbe il tuo medesimo partito. 
E allora, vuoi ricominciare a fare del male ai tuoi alleati, a creare casini  a tutti in nome di una battuta o della tua sconfinata presunzione?
Facciamo che un po' di quel rispetto che un Renzi sostiene sempre di avere nei confronti degli avversari, l'altro Renzi lo deve anche ai suoi... come preferirebbe chiamarli? Alleati, amici, collaboratori, sudditi, o, se non risulta troppo arcaico e offensivo per il suo vocabolario, compagni?
In ogni caso, la battuta -Fassina chi?- porta di sicuro con sé la domanda -Renzi quale?-    

mercoledì 4 dicembre 2013

requisiti e inquisiti

Questa è incredibile!
Una notizia pubblicata da Repubblica riferisce che Forza Italia e Lega ritengono che i senatori a vita nominati da Napolitano non abbiano i requisiti di altissimi meriti scientifici e/o sociali necessari per assumere la carica.
Ora questo significa che Carlo Rubbia (premio Nobel) Renzo Piano (architetto così famoso che è inutile elencarne opere e benemerenze in tutto il mondo, a proposito di made in italy) Abbado (direttore di orchestra un tantino celebre) e Cattaneo (neurobiologa di caratura internazionale), sono giudicati inadeguati da esponenti di un consesso che ha le sue punte di diamante in Razzi e Scilipoti, ma che annovera tra i suoi titolati esponenti: Giovanardi, Gasparri, Minzolini, Sacconi, Verdini; e che annoverava anche Dell'Utri, Bossi e il decaduto Berlusconi.
Posto che, dati gli esponenti, i partiti di cui essi sono membri potrebbero chiamarsi a buon titolo Forza I-taglia e Lega-teli, quanti di noi si sentono più orgogliosi di essere rappresentati dai Razzi e Scilipoti piuttosto che dai Rubbia e dagli Abbado?
Per dire... a voi piacerebbe di più se, all'estero, vi riconoscessero come conterranei di Renzo Piano o di Carlo Giovanardi?  

domenica 1 dicembre 2013

segretario PD

Ho visto un po' del confronto televisivo tra i tre candidati alla segreteria PD.
Ho apprezzato tutti e tre per motivi diversi.
Il mio preferito è stato Civati, che ha dalla sua la giovinezza; Cuperlo mi sembra quello più di sinistra e questo mi piace.
Ma vincerà Matteo Renzi, che mi   pare sempre più, nella malandata politica di questo paese, l'Ego della bilancia.

giovedì 28 novembre 2013

boh...

E' decaduto, finalmente.
 e io continuo a stupirmi del fatto che ci sia:
- chi ha gridato vergogna all'applicazione della legge
- chi ha accusato il parlamento di aver compiuto un atto illegale
- chi ha accettato che si parlasse di colpo di stato
- chi ha protestato per l'accelerazione di un provvedimento che, secondo logica e buon senso, e comunque, anche secondo legge, si sarebbe dovuto applicare all'indomani della sentenza definitiva.
- chi ha avuto il coraggio di sostenere che rischiamo la martirizzazione di un tizio reo acclarato a seguito di tre gradi di giudizio e sotto processo almeno per un altro paio di reati
- chi lo continua a menare sostenendo che chi ha avuto tutti i processi di Cialtron Escort è un perseguitato. (ci ho provato anch'io, ma quando ho sostenuto che la sfilza di quattro in pagella era la prova che i professori ce l'avevano con me, i miei mi hanno preso a calci nel culo)
- chi asserisce che va all'opposizione perché non gli piace la legge di stabilità.
In tutto questo bailamme di minacce e sproloqui e ritorsioni e aizzamenti vari, non ho sentito una voce, a destra, alzarsi per parlare dei problemi del Paese, dei problemi della gente che vive, da anni, una decadenza indicibilmente meno dorata di quella del lader maximo. 
Il programma politico dei rapaci Berluscones è ormai fin troppo evidentemente diretto alla tutela degli interessi dell'individuo che tutela i loro interessi.
E ai loro elettori sembra che questo piaccia.
Boh... 

giovedì 31 ottobre 2013

la strada verso la normalità è irta di Berlusconi

A volte, ormai, vediamo e ascoltiamo cose della cui portata non ci rendiamo pienamente conto, assuefatti come siamo ad ogni stupefacente assurdità.
Se però ci fermiamo un momento a pensare, la reazione scomposta e virulenta di Cialtron Escort e dei suoi uccellacci e uccellini alla notizia del voto palese sulla sua decadenza ha dell'incredibile.
Si vorrebbe infatti far passare come accanimento contra personam una procedura di voto che prevede assoluta trasparenza nei votanti chiamati ad assumersi pubblicamente la responsabilità della loro opinione, e che sarebbe forse auspicabile rendere più diffusa tra gli esponenti politici..
Certo, questo sistema rende più difficili accordi e compravendite di voti. Dove è lo scandalo?
Forse nel fatto che siamo ancora in attesa di voti per buttare fuori dal parlamento un reo acclarato di reati facilitati dalle sue cariche politiche, un personaggio che dovrebbe essere decaduto nell'istante del verdetto, o un minuto dopo, spontaneamente, se avesse conservato un briciolo di dignità e amore per il paese che gli ha permesso di prosperare.
Invece tocca sentire anche gli sproloqui del malfattore che si dice certo del ribaltamento della sentenza sulla sua colpevolezza.
Qualcuno mi può spiegare se è una battuta di spirito? Qualcuno mi può chiarire quale altro tribunale si farà carico del processo, visto che il giudizio espresso è quello dell'ultimo grado? L'imputato si rivolgerà all'Europa, dove lo stimano e lo amano per numerose gaffes e lo reputano, nel migliore dei casi, un importuno giullare? Si rivolgerà alla parte di continente che gli riserva il rispetto e l'apprezzamento degli  gli ultimi dittatori? Perorerà la sua causa su Marte? O, procrastinando i tempi delle varie votazioni, comparirà nel Giorno Del Giudizio con l'idea balzana di comprare, se non il verdetto, almeno un'alleanza ? Forse Ghedini dovrebbe rammentargli che il patto col diavolo è soprattutto un modo di dire e un'invenzione letteraria.
E, parlando di giustizia, che dire del ministro Cancellieri, la quale riconosce di essersi attivata, dopo alcune telefonate di un membro della famiglia,  per la scarcerazione di Giulia Ligresti per ragioni umanitarie?
Che, con tutto il rispetto per l'umanità del ministro, stupisce come la signora non si renda conto di quanti carcerati meno prestigiosi meriterebbero almeno altrettanta umanità senza avere accesso al numero di telefono in grado di soddisfare anche le loro esigenze.
Che, con tutto il rispetto, un'umanità resa accessibile dalla conoscenza di un numero di telefono, non alla portata di tutti, sembra altro.

bullismo mediatico

La notizia è che, in una scuola media, non importa dove, il preside ha denunciato alcuni ragazzini responsabili del pestaggio di un compagno disabile e, a quanto parrebbe, non ha fatto differenza tra gli esecutori materiali della violenza e coloro che vi assistevano, riprendendo il fatto con i telefonini.
Secondo me, però, la gravità di ciò che è accaduto sul momento tra i ragazzi è stata ulteriormente incrementata dalle reazioni di alcuni  genitori che si sono schierati dalla parte dei figli coinvolti, ritenendo troppo severo il preside.
Voglio fare tutti i distinguo possibili. Ero un alunno abbastanza turbolento, mi è capitato di fare a botte, magari mi è anche capitato (ma qui i dubbi si fanno più seri) di fare il bullo con qualche compagno più timido, ma, per mia fortuna, durante tutto il mio percorso scolastico non erano stati inventati i telefonini, né il cinismo ebete che troppo spesso li accompagna; inoltre, qualsiasi cosa mi abbia imputato un educatore, i miei genitori hanno sempre rincarato la dose.
Proprio da qui parte l'aspetto più pericoloso della vicenda: ai ragazzi protetti sempre e comunque da padri e madri che non li ritengono mai colpevoli di alcunché solo per il fatto di essere figli, si prepara un futuro con poche speranze di diventare cittadini responsabili e di formare una società civile.
Ognuno di questi ragazzi, di fronte all'imposizione di regole si sentirà vittima di un'ingiustizia, perché gliel'ha detto la mamma, o il papà, che lui non ha colpa o che la punizione è eccessiva.  
E così il tentativo di aiutarlo nella formazione del carattere e di quei valori che gli diano percezione del bene e del male è minato proprio dalle persone che più di ogni altra dovrebbero desiderarne il successo.  
E tanti fallimenti singoli finiscono per provocare il fallimento collettivo.

martedì 15 ottobre 2013

con divisioni

Ci sono due argomenti sui quali mi tocca condividere pareri di persone che non amo particolarmente (una) e che detesto sinceramente (l'altra).
La prima opinione che mi sento di avallare è, sostanzialmente, la mia sulle parole di Napolitano riguardo a amnistia e indulto, che ho ritrovato, quasi pari pari, sulla bocca di Renzi.
Giuro che io non gli ho detto niente, e tuttavia i dubbi espressi dal sindaco sull'opportunità della scelta di tempo (date alcune concomitanze), per riproporre la solita soluzione all'affollamento delle carceri, sono anche i miei.
Sono convinto anch'io che il problema delle nostre prigioni ci ponga in una condizione vergognosa, e condivido la necessità di un sistema carcerario più civile, ma se davvero vogliamo fare qualcosa, vorrei sentir parlare del serio avvio di una seria riforma, che comprendesse anche ristrutturazioni e costruzioni di luoghi di pena e non solo il solito "mettiamone fuori un po".
Diciamo allora che, se è vero che le concomitanze sono solo un cattivo pensiero, avrebbe un senso considerare l'indulto e l'amnistia come l'inizio di una riforma globale, senza fare, stavolta, il solito pastrocchio reso nuovamente inutile nel corso di un paio d'anni, rammentando inoltre che tali provvedimenti hanno lo stesso valore educativo dei condoni a cui siamo tristemente abituati. 
E, anche così, mi domando quanto sia opportuno parlarne proprio adesso, suscitando polemiche e strumentalizzazioni assortite.
Uno, poi, con cui non avrei mai pensato di condividere altro che il pianeta e l'atmosfera, è Angelino Setteamarezze Alfano.
E tuttavia, la sua affermazione "Non sarà l'eliminazione della Bossi-Fini a fermare il conto dei morti in Mediterraneo" non fa una piega.
Intendiamoci: la Bossi-Fini è un obbrobrio e va cassata "a prescindere", ma condivido il parere di Gad Lerner che sostiene l'utilizzo di traghetti per garantire rotte sicure ai profughi.
Aggiungo che mi pare una strada più efficace e corretta e forse anche meno costosa economicamente quella che potrebbe prevedere accordi per partenze contingentate tra i paesi di provenienza e l'Europa.
I disperati che si affidano agli scafisti pagano cifre esorbitanti che forse, molto ridotte, potrebbero perfino contribuire a finanziare in parte un servizio regolare sostenuto da tutti i paesi europei.
Togliere il business dalle mani dei trafficanti di uomini, questo sì potrebbe servire davvero a ridurre i cadaveri sul fondo del Mediterraneo e ad alleggerire il peso delle tragedie vissute quotidianamente dai migranti e da quanti sono lasciati soli a sostenere il peso della loro accoglienza.
  

sabato 5 ottobre 2013

Ne ho sentito parlare troppo e troppo a sproposito, e volevo tacere.
Ma qualche parola per ricordare i disperati morti di Lampedusa mi sembra una dolorosa necessità.
Le strumentalizzazioni politiche di una tragedia del genere, di cui è emersa in questi giorni solo una drammatica punta di iceberg, non meritano, loro no davvero, cittadinanza nei cuori di ogni donna e uomo degni di questo nome.
Vorrei solo dire al ragazzo del bar che si indignava per il fatto che fosse proclamato il lutto nazionale, per "quelli là", mentre lui, italiano conduce una vita dura, e a quanti la pensano come lui, che quelle donne e quegli uomini, prima di partire, sanno di avere un' altissima percentuale di rischio di morire male, nel deserto, sulla strada, in mare, durante il loro viaggio tremendo di migliaia di chilometri, eppure partono lo stesso e portano con sé i loro figli piccoli, sapendo anche che corrono il rischio di veder morire prima loro.
Quale orrore può essere immaginato così grande da un occidentale che non se la passa bene, da indurlo ad affrontare quello che si aspettano questi migranti durante un viaggio orribile e, probabilmente, mortale?  
Ecco, se riuscissimo a capire questa cosa, semplice in fondo, che il posto in cui siamo nati non è un nostro merito, né è un demerito essere nati altrove, forse ci avvicineremmo un po' alla soluzione del problema.

la corsa delle beghe

Trattandosi di Cialtron Escort, le beghe si sono già messe in moto.
La famiglia Addams (Sallusti e Santanché) difende a spada tratta la mossa ecumenica e sorprendente del Lader maximo e taccia di vigliaccheria e tradimento i "diversamente scissionisti".
Si perché, secondo la Santa, votando la fiducia, Lui ha impedito che si consumassero tradimenti, da uomo refrattario a ogni minuscola infrazione etica qual'è (aggiungo io)
Così come i buddisti rispettano anche la più piccola forma di vita, Cialtron si immola per non vedere offesa la più piccola particella di moralità.
Secondo il fratello canaglia di zio Fester, invece, uomo di specchiata onestà intellettuale, tale da fruttargli una grazia per aver calunniato un magistrato sul suo giornale, chi abbandona il boss nel momento del bisogno è un individuo spregevole.(!)
Ora: tralasciando il fatto che, a parer mio, il senso dello Stato che hanno i capricciosi ex lacché si può misurare forse col microscopio elettronico, mentre è molto radicato in loro il senso della poltrona; in questo frangente, antitetico ai diktat di Al Cerone; mi pare evidente che il brusco  e poco dignitoso voltafaccia del boss, oltre a fruttargli il superamento del record planetario di faccia di bronzo, di cui è già detentore, sia determinato dalla sua preparazione alla corsa. 
Si tratta di vedere se riuscirà a "riconquistare" abbastanza in fretta la "fiducia" del ramo sghembo della famiglia.
In parole povere; se il ricorso al portafoglio o ad altri benefits riuscirà  a essere rapidamente appetibile per valori di mercato maggiori di quelli dei Razzi e degli Scilipoti rimasti.
La corsa durerà una ventina di giorni, di qui al voto definitivo in parlamento. Chi si porterà via il premio? L'Italia o Cialtron Escort?
Io continuo a domandarmi come sia possibile che non l'abbiano almeno buttato fuori da ogni incarico all'indomani della sentenza definitiva. 
Intanto, i progetti Formigoniani e Alfaniani e Lupigni di costituire nuovi soggetti politici, sembrano per il momento accantonati, o forse solo sospesi per alzare il prezzo (politico, s'intende!)
Venghino, venghino, siore e siori! Un'occasione del genere non la si trova tutti i giorni! Facciano presto!

sabato 28 settembre 2013

problem solving

Capita, raramente, che un problema si risolva per un colpo di fortuna o per un intervento del destino.
Di solito, però, è solo dall'analisi e dalla comprensione del problema che può scaturire una soluzione.
Dovessi risolverlo io il Problema che continua a portare il nostro paese a rotolare verso l'abisso, scorticandosi in tappe che somigliano soltanto,  ogni volta, ad epiloghi, e invece sono impatti provvisori, ogni volta più dolorosi, nella caduta verso l'invisibile e terribile fondo; dovessi essere io a proporre qualcosa, confesso che non saprei che fare se non appellarmi alla divina provvidenza che potrebbe finalmente avocare a sé qualcuno dei nostri disagi in carne ed ossa.
Ieri parlavo con un amico che stilava una classifica degli eventi più gravi di questi giorni.
Io credo, in realtà, che sia difficilissimo assegnare la palma della gravità, mentre sono più a mio agio col podio dell'incomprensibilità, quella, per intenderci, che non mi fa scorgere soluzione alcuna al Problema.
Terzo, senza alcun dubbio, in questa fastidiosa classifica, è Cialtron Escort.
Per me è abbastanza comprensibile, infatti, che uno come lui, che ha sempre anteposto i propri interessi, economici, sessuali, di potere, al benessere di chicchessìa, con buona pace dell'autoproclamazione a migliore statista degli ultimi vent'anni, (o erano trenta?), se ne infischi di infliggere un'altra botta all'Italia tutta pur di salvarsi le terga. Tra l'altro ritengo che lui, nell'intimo, abbia superato il concetto di innocenza o colpevolezza rispetto ai suoi misfatti; semplicemente si considera al di sopra di qualsiasi giudizio.
Il secondo gradino del podio va ai suoi sodali. E' abbastanza comprensibile che i Cicchitto, i Bondi, gli Alfano, i Brunetta, i Lupi, (non quelli a quattro zampe, animali molto più nobili) siano disperatamente attaccati al loro albero della cuccagna.
Toglietegli Al Cerone e i suoi soldi. Che cosa potrebbero fare di altrettanto prestigioso, con le loro forze? Gli avvocaticchi di provincia? Gli imprenditorucoli? Gli imbonitori da fiera? Ma ve la immaginate la Gelmini a guadagnarsi il pane con la forza delle sue idee e della propria intelligenza? E la Santanché, che cosa potrebbe fare delle sue ossa e della plastica ad esse attaccata?
Ma il primo posto, a molte lunghezze dal secondo, spetta agli elettori del PDL.
Loro, benzina nel motore del nostro sfacelo,  sono per me davvero, incomprensibili
Non riesco a capire il loro attaccamento all'egoismo, all'illegalità, alla perversione democratica rappresentati dal loro leader e pretesi a gran voce dalla sua coorte.
Non riesco a capire come facciano a non rendersi conto delle ferite che infliggono soprattutto a se stessi.
Non riesco a capire cosa tenga attaccati  impiegati, commercianti, pensionati, operai, studenti; insomma, donne e uomini  esponenti della società comune, se non civile, al nefasto capitano e agli spregevoli ufficiali che stanno conducendo la nave al naufragio, ben sapendo che la loro unica speranza di salvezza sta nel sacrificio dei poveri fedeli marinai e nel numero ristretto di scialuppe di salvataggio alle quali solo loro postulano di avere diritto di accesso. 

mercoledì 11 settembre 2013

non fatelo

Non so quanti siano quelli davvero convinti della parentela democratica delle alchimie di sistema che hanno prodotto il risultato di non assegnare, a oggi, alcuna pena a un condannato in via definitiva.
Ancora meno capisco come quel condannato, sostenuto dai suoi  beneficiati, possa aspirare ancora a incarichi politici. 
Sta di fatto che il PD sembra concedere ulteriore tempo a chi ne ha già abbondantemente abusato, tra (il) legittimi impedimenti e strategie di prescrizione.
E io comincio a temere la soluzione politica.
Che non è affatto, come sostengono voltafrittata e voltagabbana assortiti, la certezza della pena per un reo riconosciuto.
Casomai, quella sarebbe la soluzione giuridicamente normale. No, la soluzione politica (in questo caso vergognosamente politica) sarebbe quella di acconsentire a una qualche forma di "aggiustamento" scandaloso e insultante per ogni individuo dotato di una briciola di senso di giustizia e delle istituzioni.
Il problema è, ancora una volta, che troppi italiani non sembrano dotati nemmeno di atomi dei valori suddetti.
Altrimenti come sarebbe possibile che una pidiellina, in televisione, sostenga senza pudore che nella loro lotta al provvedimento dei giudici "Berlusconi non c'entra per niente."?
Come sarebbe possibile invocare la non costituzionalità di una legge approvata da loro prima che colpisse loro, evidenziando, se fosse ancora necessario, la fede nel principio, ultralesivo della democrazia, secondo cui le regole valgono sempre per gli altri?
Come si fa a parlare ancora di "forche" di "camere a gas", cercando di strappare un consenso col vilipendio della propria dignità residua?
Come si fa a tentare di attribuire ai propri  avversari (?) politici la responsabilità di un'eventuale crisi che si ripercuoterebbe ancora su tutto il nostro disgraziato Paese, innescata in proprio per rappresaglia contro un provvedimento giuridico passato attraverso tutti i gradi di giudizio e ostacolato con armi che nessun privato cittadino avrebbe mai avuto in dotazione?
Come si può sostenere quello che io chiamerei  "il teorema di Barabba", secondo il quale chi ha il consenso del popolo deve andare libero, sacrificando in cambio il povero Cristo di turno?
Io credo che molti di loro si rendano conto dell'assurdità delle tesi sostenute, tuttavia, da quella parte, non hanno mai trovato conveniente il rispetto delle regole della democrazia che dovrebbero servire a impedire soprusi di chiunque nei confronti di chiunque.
Loro e il loro capo sono sempre stati molto favorevoli ai soprusi di parte, quando la parte è la loro.
Volete un altro esempio?
Andatevi a vedere il filmato dell'indignazione di Brunetta,  offeso per il giudizio di un avversario politico sulla politica del malaffare, in cui, evidentemente, si è sentito coinvolto.
Si è risentito moltissimo per l'espressione usata e perché in Parlamento, la Boldrini non l'ha tutelato.  
E' lo stesso Brunetta che qualche tempo fa, parlando della sinistra, tuonava contro "l'èlite di merda".
E allora, a chiunque abbia la tentazione di passare anche un minimo colpo di spugna sulla serietà delle istituzioni, sulla bontà della nostra costituzione e sui principi di legalità, magari anche solo in nome del quieto vivere, io rivolgo un accorato appello: per favore, non fatelo! 


venerdì 6 settembre 2013

senza passare dal via

Sono tornato dopo un bel po' e, proprio come nel vecchio monopoli, ci siamo spostati di alcune caselle, ma giriamo sempre in tondo (quadrato.).
Ma il titolo del mio post, naturalmente, non si riferisce solo a questo.
Prendiamo in esame la sospirata "pacificazione". Bene, anzi, male, non mi stupisce che un imputato, riconosciuto colpevole dopo tre gradi di giudizio, cerchi qualsiasi scappatoia per farla franca, figuriamoci uno dotato di macroscopica faccia di bronzo, inversamente proporzionale alla sua dignità.
Quello che mi sorprende sempre è constatare che qualcuno arrivi a tentare perfino di cambiare il significato delle parole per tenergli bordone.  
Dunque, stretto stretto: c'è un reo che è stato condannato definitivamente per i suoi reati. Come si fa a chiamare la pretesa cancellazione della sua pena "pacificazione"?
Cialtron Escort non è stato dichiarato colpevole di rivoluzione, ma di evasione fiscale. (per ora)
E come si fa a dire che deve rimanere in politica e che può essere candidato a qualsiasi cosa?
Ora, anche lasciando perdere il vecchio argomento che illustra come sia necessaria la fedina pulita per fare il bidello, non è che si possano designare colpevoli di reati comuni a fare il presidente del consiglio, almeno per un residuo di pudore nei confronti del resto del mondo. 
Dicono che i giudici non sono obiettivi. Nuova questa! Dalle elementari al liceo  io ero pronto a giurare ai miei genitori che i docenti ce l'avevano con me, ogni volta che portavo a casa la pagella. Quegli sporchi giustizialisti, però, non mi hanno mai creduto.
Spero ardentemente che la democrazia così vilipesa in questi anni, messa alle strette, dia finalmente buona prova di sé e non divori le proprie regole e istituzioni in un pasto nefando e autocannibalesco.
A proposito di cannibali. Violante potrebbe spiegare fino a quando un imputato ha il diritto di difendersi?
Se difendersi significa recitare il solito mantra del perseguitato, vabbé, nessuno può impedire di blaterare a chicchessia; ma per quanto riguarda il diritto alla difesa, quello tribunalizio, mi pare che l'imputato in questione ne abbia ampiamente usufruito fino a che la legge glielo ha concesso. Ora mi sembra che basti.
Forse certe volte, quando si hanno certi ruoli, le proprie opinioni andrebbero espresse con cautela maggiore.
Io in realtà, insieme a molti altri, mi domando perché ci sia bisogno ancora di altri passaggi e altro tempo per rendere esecutivi provvedimenti dovuti nei confronti di un delinquente.
Tra l'altro, c'è una domanda che sicuramente gli illuminati politici italiani si staranno ponendo: Quale attaccamento mostra al Paese un politico condannato che continua (insieme ai suoi sodali) a tenerlo inchiodato alle proprie vicende giudiziarie e minaccia una crisi di governo se la giustizia dovesse seguire il suo corso?
Basta Silvio. Parliamo di IMU abolita . Angelino ha strombazzato un successo, propagandato come una buona notizia per gli italiani.
Per quelli che stanno meglio, lo è sicuro.
La riduzione dei fondi destinati all'occupazione, la riduzione dei fondi e delle assunzioni dedicate alla polizia, l'aumento probabile dell'iva, invece, sono pessime notizie per tutti; un po' meno per i più ricchi, naturalmente.
E concludiamo con Renzi.
Non mi è simpatico, ma dovesse candidarsi lo voterei, perché quello che dice sembra meglio di lui.
Però ho seguito il suo intervento di Genova e vorrei chiedergli di smetterla con 'sta menata del giaguaro che Bersani voleva smacchiare invece di dedicarsi a problemi più seri.
E' una porcata ripresa dai berlusconiani, questa, e rinfacciarla a Bersani è un colpo basso.
Io mi ricordo quando Bersani ha pronunciato la frase, in risposta a un giornalista che gli riproponeva la battuta di Crozza, coniata come la più (s)fortunata iperbole della sua caricatura del segretario del PD.
Bersani si è limitato a rispondere con una battuta a una battuta, ma non è che fosse quello il suo programma politico, come tutti sappiamo.
Caro Matteo, mi aspetto che Brunetta, la Santanché, Cicchitto e compagnia, strumentalizzino frasi del genere ed altro, ma tu dovresti volare un po' più in alto, da candidato serio di sinistra.

giovedì 11 luglio 2013

fibrillazioni

Sarebbe meglio sì, occuparsi d'altro. Ma in questo paese si vive, e dunque, superato lo sconforto e lo stupore per la giustificazione balneare di Grillo, talmente preso dai problemi della collettività da differire l'incontro drammatico col Presidente della Repubblica per non rinunciare a qualche bracciata nel mare di Sardegna (incidentalmente, quello stesso mare che ha bagnato più volte i pregevoli lombi del Perseguitato, insieme a quelli, più anonimi e sodi, delle sue ospiti), si passa alla Fibrillazione di governo. 
La destra tutta fibrilla e, come un diapason, innesca pericolose vibrazioni anche nel centro-sinistra, se possiamo ancora chiamarlo così.
Un po' fibrillo anch'io, a onor del vero. Nelle parti basse.
Mi pare che i fatti siano questi: la magistratura cerca di far sì che un delinquente (conclamato, fino a prova contraria) non sfugga, mercé la prescrizione, ad un giusto processo. E quindi, chi è che si deve indignare?
Non è colpa dei giudici se il delinquente (colui che delinque) è anche l(e)ader della destra. Caso mai, è colpa della destra aver assegnato un ruolo pubblico a un personaggio del genere.
Si rassegnino Brunetta e Santanché. Resta sempre meno margine per fingere di avere il dubbio: lo processano così tanto perché ce l'hanno con lui o perché è lui che ce l'ha con noi?