venerdì 1 aprile 2011
il mondo cambia
Anche i nostri governanti.
In peggio, incredibilmente.
Il ministro La Rissa, dopo essersi esibito nell'ennesima provocazione, ha insultato il presidente della Camera, salvo poi affermare, nonostante la prova tv, (come sui campi di calcio!) che il suo insulto non era indirizzato a Fini.
Era stato un altro filmato a smentirlo, non molto tempo fa, quando, dopo aver affibbiato un premeditato e soddisfatto pestone ad un giornalista, aveva preteso di non essere stato aggressore ma aggredito.
E pensare che lui, in televisione, è sempre così sensibile alle mancanze di rispetto, vere o presunte, nei suoi confronti...
Il magliaro di Arcore è andato a Lampedusa, ha promesso: sgomberi immediati, campo da golf, candidatura al Nobel dell'intera isola, defiscalizzazioni e zona franca, casinò e, buon peso, dice di essersi comprato una villa per diventare Lampedusano.
Il colmo è che la gente dell'isola lo ha applaudito.
Ma ce ne sarà stato uno che si è chiesto perché tutte queste cose non le ha fatte prima che Lampedusa si trasformasse in uno sconcio?
Ce n'è uno che si è domandato che cosa è successo delle analoghe promesse fatte agli Aquilani?
Uno che si interroga sulla sorte delle promesse fatte ai Napoletani?
E, dulcis in fundo, c'è qualcuno che si chiede come mai questo governo scelga di buttare via una barcata di soldi per non attaccare la giornata di voto sui referendum alle altre elezioni del 6 e 7 giuugno?
Il Corriere Della Sera parla di 400 milioni di euro gettati.
Potrebbero servire, in tempo di crisi, per esempio per ridare ossigeno ai fondi per la non autosufficienza che le regioni sono state costrette a tagliare, o per il trasporto pubblico locale, o per la cultura che si dovrà finanziare con l'aumento della benzina, o per la scuola, o per la ricerca, per il lavoro.
Insomma c'è l'imbarazzo della scelta.
I nostri cialtroni di governo, riconosciuti come tali ed estromessi ufficialmente ormai anche a livello internazionale, (vedi alla voce politica estera, capitolo Libia) scelgono invece di gettare via tutto quel denaro per non rischiare di essere battuti dalle scelte del popolo che forse, su temi macroscopici, potrebbe perfino diventare un po' più attento.
E se i cialtroni di governo cominciano a temere il dissenso di un popolo come questo, vuol dire che le loro porcate stanno diventando davvero grosse.
giovedì 3 marzo 2011
Manco da un po'
Sono assente giustificato.
Ho un po' di cose da fare.
Sto scrivendo un nuovo romanzo, PROGETTO EDEN (un brano è qui, in basso a sinistra), nato anche lui come una sceneggiatura, e mi sto occupando di un progetto teatrale in onore di Germana Venanzini.
Incidentalmente, firmo appelli a favore della scuola pubblica, vado a manifestazioni contro la banda di squallidi esseri al potere, capitanati dal pagliaccio bugiardone che baciò la mano a Gheddafi.
A proposito, ho letto che il colonnello avrebbe detto che l'Italia gli ha baciato la mano.
Nossignore, mi dissocio per la mia parte, e mi incazzo pure.
La mano te l'ha baciata un tizio, magari reduce dall'ultimo bunga bunga senza essersi lavato i denti, purtroppo, sì, italiano; ma l'Italia è un'altra roba.
martedì 25 gennaio 2011
furioso rabbioso
Ascoltando l'ultima indegna gazzarra televisiva provocata dal nostro ineffabile (caro Cetto Laqualunque, mi dispiace per te, ma sei stato superato), mi sono venuti in mente i versi del poeta Lodovico "Dirò D'Orlando in un medesmo tratto/ cosa non detta in prosa mai né in rima/ che per amor venne in furore e matto/ d'uom che sì saggio era stimato prima".
Vuoi vedere che l'Orlando Furioso costituisce un precedente letterario insigne al Silvio rabbioso?
No. La differenza sta enunciata negli ultimi versi trascritti; Orlando era stimato saggio, prima.
E, a ben vedere, il paladino perse la testa per una sola Angelica e non fu sorpreso mai a grufolare nel brago di molteplici tette e culi, cristiani e non.
In ogni modo ci sono le parole e i fatti, e qui il governo dell'insultare e del mentire cozza bruscamente contro il buon senso e le prove e le sue stesse azioni.
Non bastasse il problema giudiziario, ci sarebbe poi quello, enorme, etico, se qualcuno ancora afferra e digerisce questo vocabolo.
Come ha detto Zucconi, per esempio, con felice rappresentazione, chiunque si fosse presentato alla Casa Bianca accompagnato da Lelemora, probabilmente sarebbe finito a Guantanamo.
E che dire di un'altra a caso, la Santanche?
Una vera signora, con incarichi di governo, che deve aver frainteso il senso del motto in medio stat virtus.
Il paese, intanto, non migliora.
E a ogni secondo che passa con questi smandrappati al timone, mi brucia sempre di più la domanda: non è che, se non ce li scrolliamo di dosso, sarà perché ce li meritiamo?
martedì 18 gennaio 2011
La fidanzata
Gli operai della FIAT hanno accettato un accordo che li farà lavorare in condizioni peggiori.
L'hanno fatto perché l'alternativa era perderlo, il lavoro.
L'hanno fatto perché tutti; governo che faceva il tifo per la controparte, opposizione che si affannava a cercare giustificazioni, intellettuali e associazioni padronali, li hanno messi con le spalle al muro.
Soli.
Abbiamo un Paese senza pianificazione del lavoro, dell'istruzione, del welfare; senza futuro.
Navighiamo in balìa di una tempesta che sta cambiando il mondo intero, senza rotta, alla deriva.
E, in tutto questo, chi si dovrebbe occupare di progettare soluzioni; chi ci ricorda, ogni momento, di "rappresentare il popolo", che fa?
In tutto questo, chi dovrebbe governare, lancia un messaggio a reti unificate per dirci che ha la fidanzata.
In tutto questo, il Paese si interroga sulla identità della favorita.
Cercate dove volete: Benigni, Woody Allen, Albanese, non c' è satira o sarcasmo sufficiente a immaginare questa realtà, condita di Lelemora e Emiliofede.
Che cosa serve ancora perché un vecchio satiro straricco che si è comprato il potere e bevuto il cervello, circondato dall'interessato sostegno di persone che andrebbero subito a fondo se dovessero contare sulle proprie capacità e non sui suoi milioni, finalmente abbandoni la barra di questa bagnarola?
Sul serio la maggioranza degli Italiani pensa che le colpe siano di chi persegue i reati e non di chi li commette?
Sul serio questo paese è marcito così tanto in questi anni, da non saper più fare di meglio?
Un'ultima notazione per gli agnostici, quelli che alzano le spalle, scettici, forti della consueta minchiata: "Tanto sono tutti così".
Non è più possibile credere a una scusa tanto idiota.
Soltanto un cieco, un folle, potrebbe oggi ignorare il fatto che non sono mai stati tutti così.
Anzi, mai nessuno è stato così.
Ciampi non pagava minorenni, Prodi non faceva il bunga bunga, D'Alema non offriva case a una scuderia di puttane.
E se vogliamo andare più indietro, accomodatevi pure.
Non ne troverete uno che somigli a questi, che governano adesso solo un immenso postribolo.
domenica 16 gennaio 2011
comunicazione di servizio
Venerdì 4 Febbraio, al Teatro Hops di piazzetta Cambiaso, alle ore 18,30 ci saremo io, il mio romanzo DI SOLITO I PESCI NON MUOIONO ANNEGATI e alcuni amici sportivi illustri.
Chiunque fosse interessato è invitato e può documentarsi qui: http://www.liberodiscrivere.it/easyNews/NewsLeggi.asp?NewsID=811
credibilità
Marchionne ha vinto il referendum FIAT.
Tanto di cappello agli operai coraggiosi che hanno votato no per non cedere a un ricatto; nessuno avrebbe scommesso che fossero così numerosi.
Adesso possiamo tutti immaginare che le regole cambieranno anche per noi.
E' la prima volta che in Italia si accetta che un contratto esca dalle norme fino ad oggi condivise dalle parti sociali. Non sarà l'ultima, temo.
Non dovevano essere gli operai a rifiutare il nuovo sistema imposto; doveva essere la politica, governo ed opposizione, a prendere in mano una trattativa che vedeva le pretese di un padrone contrapposte non solo alla necessità di molte famiglie, ma anche a disposizioni che la politica aveva fin qui riconosciute come giuste e universali.
Invece sappiamo tutti come è andata. Gli operai (i più deboli) sono stati lasciati soli e chi doveva istituzionalmente fungere da arbitro ha fatto addirittura il tifo per il padrone.
Ora, la giustificazione alle pretese di Marchionne è che non si poteva fare altrimenti.
Forse è così.
Ma era lo stesso Marchionne, pochi anni fa, a dire che era inutile prendersela con gli operai perché il loro costo incideva sulla produzione solo per un 6/7 per cento (saranno così decisivi dieci minuti di pausa in meno?); era lo stesso Marchionne a sostenere che la ripresa dell'azienda doveva puntare su una serie di nuovi prodotti di cui non si è ancora vista l'ombra; è lo stesso Marchionne, soprattutto, a guadagnare cifre iperboliche anche in forza delle stock options, le azioni FIAT che detiene e che variano di prezzo indipendentemente dall'occupazione che FIAT garantisce, anzi, certe dichiarazioni e anche i licenziamenti, possono contribuire a far salire il titolo e, di conseguenza, a far guadagnare in un attimo a Marchionne milioni aggiuntivi.
Allora la questione è, ancora una volta, quella della credibilità.
Quel valore dimenticato per cui una persona è tanto più corretta e onorevole (so di adoperare termini arcaici) quanto più fa coincidere le sue parole alle sue opere; quel valore che rifugge come la peste i vari conflitti di interessi.
Marchionne non è credibile, ed è addirittura insultante, quando dichiara spudoratamente: "Io sono un metalmeccanico", dall'alto dei suoi milioni guadagnati a prescindere dai risultati aziendali.
Non è credibile la Gelmini, ministro della pubblica (per ora) istruzione, che parla di meritocrazia, esibendo tutta la sua arroganza, ed ha un curriculum di studi molto inferiore a quello di uno studente decente.
Non sono credibili i ministri legaioli che vorrebbero appartenere ad un'altra nazione.
Non è credibile il presidente del consiglio che spara, tra altre, la balla della nipote di Mubarak per obbligare la polizia a rilasciare una sua amica minorenne.
Ci sono purtroppo moltissimi altri esempi di come gli Italiani (la maggioranza di essi) sembrino vogliosi di vivere in un paese incredibile per tutti gli altri.
Incredibile nel senso di cui stavo dicendo: del tutto e colpevolmente mancante di credibilità.
martedì 21 dicembre 2010
Buon Natale (e felice anno nuovo)
Sono stato accusato, l'anno scorso, di auguri troppo frettolosi.
Faccio ammenda dedicando, a tutti coloro che passano di qui, insieme ai miei auguri, la poesia di Natale.
Che si intitola, appunto: Natale
Se questo Natale
non fosse così freddo
e perduto
agli angoli delle strade
Se questo Natale
non avesse buchi
nel cappotto
e la pancia vuota
Se questo Natale
caduto nella neve
potesse far sorridere
non di scherno
se questo Natale
insomma
non avesse un cognome e,
per giunta,
di cognome non facesse -Esposito-
nessuno gli direbbe:
"Vattene via, puzzone!"
lunedì 20 dicembre 2010
E il divertimento?
Gasparri, La Russa e compagnia sono diventati statisti veri.
Non si può più negare: hanno compiuto il salto di qualità.
Lo dimostra il fatto che siano perfino disposti a rinunciare al loro divertimento in nome della Ragion di Stato.
E quindi, a malincuore, sembrano orientati, insieme ad altri degni compari, a rigettare l'appello di Emilio Fede: "Manganellate agli studenti" a fronte di una soluzione molto più pacifica, ancorché noiosa: "Arrestiamoli prima delle manifestazioni."
Con buona pace di un'altra libertà costituzionale, che sancisce il diritto che hanno i cittadini di manifestare pubblicamente il loro pensiero, perfino il loro dissenso.
Con buona pace della Storia e dell'attualità che hanno già visto e vedono provvedimenti analoghi attuati in regime di guerra e di dittatura.
Però loro appartengono allo schieramento che si autodefinisce moderato; di più: il partito dell'amore, ricordate?
E certo che è una fortuna non averli militanti nel partito dell'odio!
Ma forse sono io che faccio confusione.
Forse tutta questa gente è solo "diversamente democratica" e adesso ha finalmente dato prova della sua grande umanità proponendo di rinunciare alla gioia di rompere un po' di teste di operai, pensionati, ricercatori, studenti (come dire: la feccia di oggi e quella di domani), disposta a privarsi di un'indubbia soddisfazione in nome della pace sociale.
A margine una considerazione banale: le nostre leggi democratiche, quelle precedenti, permettono già di punire i responsabili di reati.
Hanno purtroppo il difetto di non dare al potere l'opportunità di eliminare o diminuire il dissenso attraverso la repressione, a meno di non procedere a falsificazioni e depistaggi che non sempre riescono bene.
lunedì 13 dicembre 2010
Fusse che fusse...
Come diceva il grande Nino Manfredi.
Forse questa è davvero la volta buona; se il mercato delle vacche non sortisce gli effetti sperati; se, al di là dello strapotere finanziario e affaristico, esiste un residuo di dignità nei "politici" oggetto e soggetto di interessi vergognosi; se avessero davvero a cuore le sorti e la cultura del Paese....
Mentre scrivo mi sembrano tutte ipotesi non facili al riscontro, eppure ci sono ancora, in Italia, esempi di onestà e rigore inimmaginabili che inducono all'ottimismo; guarda caso, invisi alle lobbies imperanti.
A questo proposito suggerisco a tutti la lettura di "NE VALEVA LA PENA" il libro scritto dal piemme Armando Spataro.
Quest'uomo, che oggi fa parte di quella categoria di magistrati così spesso insultati e vilipesi dal nano e dai suoi sodali, probabilmente risulta loro insopportabile anche per la sua statura.
Da quel che ho letto finora, capisco che al cospetto dei microbi al comando, la figura di Spataro risulti quella di un insopportabile gigante.
Nel libro si parla del processo a Curcio, in cui l'allora giovane pm ha probabilmente messo in gioco, per la prima volta, la sua vita, onorando la sua funzione di servitore dello Stato (allora l'accusa era di essere una "toga nera"); si parla degli attentati, dei terroristi e delle loro vittime; del sequestro di Abu Omar che è storia attuale.
Di tutto questo si racconta con serenità e senza retorica, attraversando fasi cruente e cruciali della nostra Storia in maniera analitica e semplice, tanto priva di enfasi da risultare commovente.
Leggendo, ho visto un'altra Italia, un'Italia neanche tanto lontana che, colpita, ha saputo reagire facendo leva su alcuni uomini di grande caratura, anche ignoti, e su valori che oggi vengono traditi e irrisi.
Credo che quest'Italia ci sia ancora, da qualche parte, magari sotto traccia, anzi, ne sono sicuro, ed è proprio quando riconosco le prove dell'esistenza di uno dei suoi grandi rappresentanti, costantemente messo in discussione da chi non ha mai avuto un atomo della sua forza morale e del suo coraggio, che mi consolo: c'è ancora speranza, e sto dalla parte giusta.
Forse ce la facciamo a cambiare...
domenica 14 novembre 2010
nuovo romanzo
Esce il mio nuovo romanzo.
Il titolo è cambiato; non più RENZO PARODI HA LA FACCIA DI BRONZO ma ILLEGITTIMO SOSPETTO.
La presentazione sarà mercoledì 1 Dicembre alle 18 presso Liberodiscrivere, e Silvio Ferrari mi farà l'onore di battezzarne l'uscita.
Mi faccio gli auguri.
Data questa notizia, per me importante, passo ad alcune considerazioni che non riesco a esimermi dal fare.
Masi. Il direttore sabotatore della RAI.
Ricordate quando era circolata la voce che il programma di Fazio e Saviano, Vieni Via Con Me, sarebbe uscito regolarmente, che quella dei tentativi di boicottaggio era la solita bufala messa in giro dai comunisti piagnoni?
Bene. La prima puntata ha stracciato tutte le più rosee previsioni in termini di ascolto, e Masi che fa?
Tenta di evitare la presenza di Bersani e Fini, alla seconda puntata; poi chiede, in alternativa, che ci siano anche i leader della lega e del PDL, invocando la "par condicio"; una strana par condicio che si otterrebbe con tre esponenti della destra e uno della sinistra; infine, non sapendo più come fare, propone di mettere in concorrenza con la trasmissione la fortunatissima serie di Montalbano, così da ridurre gli ascolti di ambedue i programmi.
Ma, del resto, quelle di Fazio e Saviano erano sciocche lamentele, originate da equivoci, no?
E il direttore della RAI di chi dovrebbe fare gli interessi, se non della RAI medesima?
Altra cosa sono le critiche di Travaglio su Vieni Via Con Me.
Alcune mi paiono campate in aria; quando, per esempio, lascia intendere che Saviano abbia parlato del passato, Falcone e Borsellino, per scarso coraggio rispetto al presente.
Accusare Saviano di scarso coraggio mi pare, francamente, una stupidaggine da invidiosetto.
Uno può parlare di quel che gli pare, basta che non dica fesserie.
Invece credo che valga la pena di ragionare sui possibili sbagli di Falcone, rimarcati da Travaglio, che, nell'identificarli (è ovvio, soggettivamente), dice una cosa semplicissima: che tutti possono sbagliare, perfino eroi di preclara onestà.
Giusto. Quindi può sbagliare Saviano ad accostare critici onesti di Falcone a vergognosi addetti alla "macchina del fango" di cui tanto si parla, così come può sbagliare Travaglio, a non rendersi conto di aggiungere, nel caso specifico, anche involontariamente, un po' di melma alla sovrapproduzione attuale.
Per quanto mi riguarda, sbaglierò, ma a Saviano e a Travaglio mi sento dare la fiducia della buona fede.
Per altri non posso dire altrettanto.
martedì 14 settembre 2010
i pistola più veloci del west.
Ci hanno sparato addosso.
Per ammazzarci.
Ma dato che, come diceva Flaiano, la situazione è grave ma non seria, ci hanno sparato con la pistola, anzi la corvetta, che gli abbiamo gentilmente donato.
Ma ve lo immaginate Silviex Willer che dice al colonnello O' Gheddaf: " Ok, vecchio satanasso, eccoti la mia pistola, fanne buon uso." E quello, di rimando "Stai tranquillo, Aquila Della Notte In Alcova." La punta e gli spara.
Altro che western spaghetti!
In realtà, pur tralasciando la tristezza dei vincoli di amicizia che siamo costretti a subire perché apparentano in affari il nostro presidentedelconsiglio a due dittatori, uno dei quali (ex?) terrorista, l'altro già KGB e ora promosso a Dono di Dio sul campo (parola del Bisunto dal Signore, dunque c'è da credergli), in realtà, dicevo, non possiamo fare a meno di notare alcuni fatti.
Fatto 1: Le sei corvette a Gheddafi gliele ha date il governo italiano, a quanto pare, corredate di tecnici e "osservatori" della GDF.
Fatto 2 Gheddafi, poco tempo fa, forse nell'ambito di questo decantato patto di collaborazione di cui si è vantato il nostro governo stesso, ha dichiarato che se l'Europa non lo paga, lui lascia via libera ai clandestini e l'Europa medesima diventerà una colonia africana (mi scappa da ridere perché, con buona pace della politica dei respingimenti, a me la minaccia fa sicuramente molto meno effetto che a Bossi e Maroni e ai duri e puri legaioli, paladini della linea intransigente)
Fatto 3 La corvetta ha sparato ad altezza uomo, contro Italiani, in acque internazionali, e gli italiani "osservatori" a bordo hanno, doverosamente, osservato.
Fatto 4 Senza alcuna giustificazione ufficiale da parte della Libia, è stato il nostro ministro dell'internato che si è premurato di fornire una scusa all'amico colonnello (amico? Ma non è un terùn? E Putin, non è un comunista?) Maroni dixit: "Probabilmente hanno pensato di sparare a un'imbarcazione con a bordo clandestini."
Ah, bé, allora va tutto bene.... è come dichiarare candidamente che abbiamo fornito al killer le armi per uccidere chi ci dà fastidio e, per un deprecabile equivoco, il killer le ha provate su di noi.
Il governo italiano, per sua stessa ammissione, sembra aver escogitato una soluzione ineccepibile per non essere accusato di mancato rispetto dei diritti umani: trasformarsi in mandante autocertificato di (tentati?) omicidi plurimi.
Ed è stato tanto accorto nella sua spasmodica ricerca della sicurezza per i cittadini, da prezzolare un "professionista" efficientissimo, anche se un po' scarso nella mira (per fortuna). Una specie di Totò Le Mokò meno divertente.
Il governo italiano, per sua stessa ammissione, sembra aver escogitato una soluzione ineccepibile per non essere accusato di mancato rispetto dei diritti umani: trasformarsi in mandante autocertificato di (tentati?) omicidi plurimi.
Ed è stato tanto accorto nella sua spasmodica ricerca della sicurezza per i cittadini, da prezzolare un "professionista" efficientissimo, anche se un po' scarso nella mira (per fortuna). Una specie di Totò Le Mokò meno divertente.
La morale è la solita domanda:
Che cosa deve ancora succedere prima che riusciamo a liberarci di questa mandria di ottusi malfattori?
Consideriamo che il prossimo passo potrebbe essere una triplice alleanza, che la Storia potrebbe chiamare "Il Patto D'Acciaio & Altri Metalli Preziosi & Business Assortito", capeggiata da Be, Pu & Ghe, un'alleanza che dichiara guerra a tutti i comunisti non allineati del mondo, definiti, per comodità, "Gli Altri".
O non starà già capitando?
giovedì 29 luglio 2010
a proposito
A proposito di quanto ho scritto ieri sulle regole del sistema che dovrebbero essere governate dalla politica; se è vero ciò che è stato riportato oggi come una dichiarazione del ministro del lavoro Sacconi, sembra che egli intenda i contratti nazionali come "una cornice leggera entro la quale le parti gestiscono reciproche flessibilità."
Sarei curioso di vederla la flessibilità reciproca; secondo voi quale ha più probabilità di essere attuata, quella chiesta da Marchionne o quella domandata da Cipputi?
Come dicevo ieri, per una società più equa, il Capitale dovrebbe essere governato dalla Politica, che dovrebbe bilanciare lo svantaggio delle classi sociali più deboli.
Una vertenza presidiata da un ministro del lavoro così è come una partita dell'Inter che gioca contro l' Unione Sportiva Postini Ammogliati over 50, arbitrata da un tizio che, nei primi cinque minuti, fischia ai nerazzurri tre rigori e un'espulsione a favore per falli inesistenti.
mercoledì 28 luglio 2010
Profitto, profittatori e profittati
Marchionne ha ottenuto accordi peggiorativi per i lavoratori di Pomigliano.
Come era prevedibile, l'escalation (o de-escalation, a seconda dell'angolo visuale) non si ferma.
Il capofiat trasferisce importanti produzioni in Serbia, senza dire ne a ne ba preventivi a nessuno.
E, certamente, la "libertà d'impresa" significa anche questo: libertà di perseguire il massimo profitto possibile.
Dice Sergiocachemire che, se si vuole stare sul mercato, bisogna operare scelte dolorose.
Dolorose per chi?
Salta agli occhi di tutti che l'uomo dal maglione d'oro non avrà mai problemi di sopravvivenza, qualunque cosa accada. La stessa cosa non si può dire per i suoi operai.
Facciamo a capirci: da molto tempo ci siamo assuefatti al concetto che questa sia l'unica società possibile; una società dove è il profitto e non la politica a decidere le sorti della maggioranza degli individui.
Se il dio del capitale resta legittimamente il profitto ad ogni costo, è del tutto evidente che si allargherà sempre di più la forbice tra coloro che il profitto lo ottengono e coloro che, nel nome del profitto, vengono sacrificati.
Mi spiego meglio: il problema non è un Marchionne qualunque; il problema sono i Marchionne mondiali che, per tanti che siano, sono infinitamente meno dei Cipputi e di coloro che almeno Cipputi vorrebbero essere.
Se il Capitale, ispirato dalla ricerca del Profitto, dice che non si può far altro che limitare i diritti di una certa classe, che non c'è soluzione differente, ricordiamoci che lo schiavo è, per esso, la soluzione ideale; la meta a cui tendere.
Insomma, il Capitale, quando affama migliaia di lavoratori, non lo fa perché lui deve mangiare; ci dice che non c'è altra soluzione perché lui deve fare profitto.
C'è una bella differenza.
Un'altra cosa: se la tendenza rimane quella per cui ogni imprenditore è assolutamente libero di andare dietro al profitto dovunque, si produrrà, tra non molto, un' èlite di imprenditori che guadagneranno sempre di più in paesi magari diversi dai loro, impoverendo di più e in maggior numero le categorie più deboli nei paesi di origine.
Per fare un esempio pratico, se ogni imprenditore seguisse l'esempio di Marchionne, l'Italia sarebbe un paese di disoccupati, oppure di lavoratori al ribasso, con imprenditori sempre più ricchi.
Un cinico direbbe che così va il mondo, che bisogna adeguarsi.
I0 (e, per fortuna, anche qualcun altro, più in gamba di me) dico che dovrebbe essere la politica a bilanciare situazioni così evidentemente inique, a governare il sistema producendo regole che tengano sempre conto della necessità di difendere i più deboli.
domenica 25 luglio 2010
ciao Germana
Germana se n'è andata.
Non è facile parlare di lei. Non è per niente facile perché, per quanto si possa dire di buono, si dimenticherà di sicuro qualcuna delle sue qualità.
E nessuna parola renderà l'idea di chi fosse.
So che quanti l'hanno conosciuta mi capiscono e so che hanno tutti parole migliori delle mie dentro il loro cuore.
Mi è capitato, anche di recente, di presentarle persone; ognuno, quando le si accostava, rimaneva immediatamente conquistato dalla sua gentilezza e dolcezza, e ammirato per la sua semplicità e il suo talento.
Non c'è mai stata una persona, neanche nell'ambiente a volte ingeneroso del teatro, che mi abbia parlato male di lei.
Germana era curiosa intellettualmente, di tutto. Stava in mezzo ai giovani e ci stava bene, leggeva, studiava, imparava copioni a memoria, si dedicava alle prove dell'ultimo spettacolo che abbiamo fatto insieme, due anni fa, con l'energia e l'entusiasmo di una ragazza.
Germana mi mandava sms e e-mail, navigava su internet; non c'era niente che non capisse o che non volesse capire.
Germana non mi ha mai detto -sono stanca- tranne quando, negli ultimi giorni della sua malattia, mi parlava faticosamente dal letto dell'ospedale.
Ho imparato da lei, sul palcoscenico, e credo mi abbia insegnato qualcosa anche del modo di affrontare la vita.
Mi ha dato consigli, scherzando sulla certezza che non li avrei seguiti.
Non è vero. Di solito non ascolto consigli, ma nel suo e in pochi altri casi ho fatto qualche eccezione, senza pentirmene.
Lei lo sapeva benissimo, e credo ne fosse contenta.
Come attrice era formidabile; ho scritto più di uno spettacolo, pensando a lei per parti importanti, e non ho sbagliato a giudicare dagli applausi a scena aperta che accompagnavano spesso il suo lavoro.
Sul palco sapevi sempre di poter contare su di lei, non solo per la sua memoria e il suo rigore professionale, ma perché la sua intelligenza e la sua forza, uniti a un uso sapiente dell'esperienza, la mettevano in grado di affrontare qualsiasi imprevisto.
Fuori scena era allegra e disponibile a ridere di ogni battuta, a patto che non fosse di cattivo gusto.
Da oggi mi mancherà una donna semplice e colta, un'amica, una collega, una mente attenta e acuta e un cuore aperto e generoso.
Io non ho il dono di una grande fede, ma, in momenti come questo, spero davvero che ci sia un posto dove ci si possa un giorno ritrovare.
Ciao Germana.
mercoledì 14 luglio 2010
polveroni
Polveroni. Non è il fratello maggiore della governatora del Lazio, ma il giudizio del presidentedelconsiglio su quanto sta accadendo rispetto all'ultima banda di delinquenti che tessevano (tessono?) trame eversive (posto che, in questo Stato, siano chiari i ruoli di eversori e eversi).
Comunque sia, se lo dice lui, c'è da crederci. Di P2 e simili è senz'altro competente.
Intanto l'ONU ammonisce l'Italia sulla legge-bavaglio.
Anni fa era stata Amnesty International, se non sbaglio, a intervenire sul G8.
Il mondo deve essere davvero in mano ai comunisti.
Ricordo che, non molto tempo fa, guardavo con stupore e indignazione a quei paesi che ricevevano rimbrotti e sanzioni per motivi analoghi da organizzazioni internazionali.
Mi sembravano (ci sembravano) arretrati e incivili e compativo (compativamo) quei popoli che non avevano ancora raggiunto il nostro grado di democrazia.
Ora che ci siamo dentro, i nostri governanti che hanno (come ripete il disco rotto di Gasparri a ogni nuova indecenza) il mandato degli elettori, fanno spallucce.
L'ONU si faccia gli affari suoi.
Ma allora perché l'Europa è stata presa così sul serio quando ci ha detto che le pensioni tra uomini e donne non andavano discriminate?
Tanto sul serio da adeguare l'anzianità delle dipendenti pubbliche a quella dei maschi e non viceversa.
Tant'è... ci sono campanelli d'allarme che suonano su frequenze diverse.
Anche i cani percepiscono suoni che gli uomini non riescono ad avvertire, però loro non mi paiono sordi al rumore delle cannonate.
sabato 10 luglio 2010
PI quante?
P2; p3; p4, e via discorrendo.
Rispunta la figura inquietante di quel Carboni, faccendiere per eccellenza, già coinvolto e sgusciato via da alcuni dei più torbidi avvenimenti della nostra tormentata storia recente.
Rispunta fuori in Sardegna, accostato al nuovo governatore che ha spodestato Soru.
Neanche il tempo di guardarsi attorno, et voilà, abbiamo lo scandalo eolico.
Rispunta fuori come componente di un "comitato segreto" che cercava di "convincere" i giudici della consulta a non ostacolare il lodo Alfano.
Se è vero, la prima domanda da porci (in tutti i sensi) è: ma che gliene frega a Carboni del lodo Alfano?
E, aggiungo, se Carboni è favorevole al lodo Alfano, ci sono buone possibilità, qualora qualcuno ancora ne dubitasse, che detto lodo sia una pessima cosa, gradita ai delinquenti come, per esempio, la legge sulle intercettazioni, gradita anche essa, guarda caso, a Silvio Primooeultimo.
Allora: Carboni era mischiato con la P2, il nostro presidente pure; il piano Rinascita di don Licio sembra, a rileggerlo oggi, il consuntivo delle operazioni dell'attuale governo.
Due indizi fanno una prova, si diceva. E tre, quattro, cinque, diecimila indizi, suffragati da prove e testimonianze ed evidenze, e mani nel sacco, che cosa fanno?
Ohimé, l'Italia, temo.
mercoledì 7 luglio 2010
Consenso di chi?
Adesso ha contro anche le regioni, comprese alcune di quelle governate dalla destra.
Ma per chi governa questo governo?
Se siamo arrivati all'assurdo di pezzi dello Stato in lotta contro lo Stato, conviene cominciare a chiedersi di chi stia facendo gli interessi il potere centrale, apparentemente sempre più scollato dal resto del Paese.
Vediamo: sicuramente ha il consenso di tutti coloro ai quali danno fastidio le intercettazioni telefoniche; di certo ha il consenso di quelli che mal sopportano regole amministrative o edilizie; di sicuro ha fatto qualcosa per gli evasori che hanno portato i soldi all'estero e per quelli che, come dire, "addomesticano" i bilanci; poi si è speso a favore della FIAT e della sua proposta di fare della fabbrica di Pomigliano una zona franca costituzionale; poi piace a coloro che intendono limitare la libertà di stampa e a quanti ritengono che l'istruzione e la ricerca non siano beni primari per una Nazione, e a quanti amano vivere in un paese dove esista una casta di intoccabili, più o meno come in Francia, prima della rivoluzione epocale che ha tolto i privilegi ai nobili in maniera piuttosto cruenta.
Se rientrate in una di queste categorie, continuate a identificarvi in questo governo, sarà bellissimo vivere un nuovo medioevo.
mercoledì 16 giugno 2010
Pomigliano provincia di Tokio
La cgil è cattiva, secondo il minestro Sacconi.
Certo, è cattiva perché non è disposta a mangiare quella minestra, né a saltare dalla finestra.
Non lei. I Lavoratori.
Si prospetta, a Pomigliano, un accordo con regole giapponesi, per la prima volta in Italia.
Si prospettano limitazioni al diritto di sciopero.
Si prospettano limitazioni alle malattie (sani, guariti o licenziati? Sani, guariti o senza stipendio?)
Si prospettano lesioni ai diritti di una parte di Lavoratori di questo Paese che si vogliono, dichiaratamente, estendere a tutti. E' un inizio
C'è la crisi.
Siccome c'è la crisi, i Lavoratori afferrano quello che possono, piuttosto che niente.
Forse questo principio, quello di adattarsi al ribasso, è uno dei motivi che hanno portato alla crisi.
Forse chi accetta un accordo del genere non si è ancora reso conto del fatto che bisogna tracciare dei confini, dei limiti, non solo in Italia, ma nel mondo, a questo sistema; il sistema che sta implodendo perché è basato su un'economia velleitaria e artefatta e che arricchisce, da anni, i pochi, sulle disgrazie dei molti.
Dovremmo fare tutti un passo indietro.
Ciascuno per quanto può; chi è già arrivato all'angolo altri passi indietro non se li può permettere, per sé e per i suoi figli.
Tra questi politici così disposti ad evocare la crisi per il pane sottratto agli operai, ci sono anche gli stessi che, alla proposta di limitare le loro laute prebende in tempo di crisi, rispondono: "Ma io ho il mutuo da pagare."
Dice bene Bersani: "Io so quanto costa la crisi a un bidello, ma nessuno mi ha ancora spiegato quanto costa a Berlusconi."
Aggiungo che, in un Paese appena normale, se un bidello paga 1 alla crisi, chi ha un patrimonio di un milione di volte superiore non dovrebbe pagare meno di un milione.
Intanto, meniamocelo con le intercettazioni.
martedì 4 maggio 2010
povero Antonio!
«Se dovessi acclarare che la mia abitazione fosse stata pagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l'interesse, i miei legali eserciterebbero le azioni necessarie per l'annullamento del contratto».
Capito? Può darsi che lui, di quei novecentomila euro elargiti non ne sapesse nulla, poverino!
Del resto, sono cose che accadono tutti i giorni.
Io, l'altra sera, mi sono trovato un milione e mezzo di euro in tasca e non so ancora come ci sia finito.
Chiederò a mia moglie.
Forse era il resto del giornalaio.
Povero Cornacchione! Ma anche povero Crozza, povero Guzzanti (Corrado), povero Marcoré, e povero Vauro, e poveri tutti quelli che campano e prosperano con la satira. Chi di loro potrà mai fare la caricatura di una realtà del genere?
Giusto per tentare qualcosa di più credibile, sul piano difensivo, suggerirei all'ex ministro Scajola una frase del tipo: "Io ero ministro dello sviluppo economico. Ho cominciato dal mio, che c'è di male?" Cazzata per cazzata, questa mi sembra più logica.
Finito di sghignazzare, però, viene da piangere.
Al pensiero che una balla del genere è considerata, evidentemente, una via di uscita e che, quindi, di vie d'uscita migliori non ne esistono.
Al pensiero che Scajola è lo stesso già dimissionato quanto diede del "coglione" a Marco Biagi, che ebbe "il torto" di farsi uccidere dalle BR, evidentemente con l'unico scopo di mettere in difficoltà il governo.
Al pensiero che all'arroganza di Scajola, l'uomo forte del G8 di Genova, è stata affidata la pessima riproposizione dello sviluppo nucleare in Italia; chissà a chi avrebbe assegnato la costruzione delle centrali e quanta sicurezza sarebbe stata sacrificata nel vortice delle tangenti.
Al pensiero che, oltre a lui, di questa politica fa parte un Gasparri che propone un'interrogazione parlamentare per la partita di calcio Inter-Lazio e un La Russa che gli risponde.
Al pensiero che il presidentedelconsiglio, che tira fuori il peggio dal paese per poi sdoganarlo e nobilitarlo, sostenga ancora adesso di godere del consenso più alto mai tributato ad un uomo politico.
Al pensiero che la maggioranza degli italiani sembra ancora formata di ammalati che adorano la loro malattia.
Attendo notizie sulla moralità delle sorelle Papa, volete che non salti fuori che, con quel cognome, come minimo, fanno parte di un complotto catto-comunista?
venerdì 23 aprile 2010
slogan
Non serve.
Lo so che non serve.
Pure non riesco ad arrendermi all'evidenza della totale indifferenza di fronte a fatti e parole che, venti anni fa, avrebbero provocato almeno indignazione collettiva.
E' per questo che, anche con la sensazione di agitarmi nel vuoto, insisto a rilevare le enormità ormai accettate.
In fin dei conti, può darsi che qualcuno passi di qui, prima o poi.
Può darsi che qualcuno legga, rifletta e condivida.
Ricordate -Yes, we can-? Una grande frase per un grande candidato.
Qualcuno, da noi, si è montato la testa.
Ho sentito uno slogan pronunciato da Della Vedova (credo sia uno dei fedeli Finiani), che mi è parso farina del sacco condiviso da quelli che adesso sembrano i rivoluzionari del PDL.
Si devono essere sforzati.
Un concetto forte, espresso con la massima sintesi, una roba che deve rimanere impressa.
Lo slogan è: più welfare e meno pensioni.
E' un peccato che, a prima vista, sembri una minchiata.
Ma se uno ci riflette, una proposta del genere che cosa significa in una plausibile applicazione pratica?
Che i pensionati subiranno ulteriori decurtazioni, però saranno potenziate le mense dei poveri?
Che, con i soldi sottratti alle pensioni, i comuni potranno pagare l'ovvio incremento dei funerali agli incrementati defunti meno abbienti?
E' certo che meno pensioni provocherebbero giocoforza un maggiore ricorso al welfare; dobbiamo quindi pensare che i nostri rivoluzionari neri preferiscano l'umiliante assistenzialismo a una dignitosa autosufficienza?
Del resto, Tremonti e la sua social card sono un esempio ante litteram di questa nuova e brillante tendenza.
Più welfare e meno pensioni.
Se questa è la progettualità politica della destra più liberale, siamo messi bene, ma bene per davvero; un bambino saprebbe fare meglio, vuoi che non ci riesca l'opposizione?
Scusate.
A volte l'entusiasmo per le loro minchiate mi fa perdere di vista il livello del consenso con cui vengono accolte in questo paese .
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